SCIOPERO GENERALE – IL DISCORSO DI PIERPAOLO BOMBARDIERI. IL VALORE DELLE PAROLE.

11' di lettura

16.12.2021

Calmo ma determinato. Con gli occhi di chi sente, forte, la responsabilità del momento.

E il momento è delicato, storico. È lo sciopero di Uil e Cgil per chiedere cambiamenti sostanziali alla manovra del Governo Draghi più equa, più inclusiva. In cui la giustizia sociale emerga con la dirompenza e il coraggio di un cambiamento vero. In un contesto di forte contestazione da parte del mondo politico, economico, giornalistico per una scelta che sembra anacronistica, ma che, invece, parla di “chi dice no”.

Così il Segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, ha parlato dal palco di Piazza del Popolo a Roma a tutte le Piazze della manifestazione di sostegno allo sciopero generale.

Le parole chiave del suo discorso sono semplici, eppure pungenti.

Parole che danno valore alla Storia e alle storie di tutti. E che si danno troppo per scontate.

Giovani, donne, precari, anziani, fragili, ultimi, lavoratrici, lavoratori.

E poi ancora: ascolto, dialogo, volti, persone, sicurezza, vita.

Costituzione, squadrismo, intimidazione, lotta, battaglie, sindacato, rappresentanza.

Esserci.

Le parole sono importanti. Sono lo strumento che può cambiare il corso delle cose. Ed è per questo che pensiamo non si debbano perdere.

Lasciamo qui una traccia storiografica.

 ***

“C’hanno detto che non valeva la pena.

C’hanno detto che non era giusto.

C’hanno detto di tutto.

Magari chi siede nel proprio salotto buono, dove si guadagnano 200mila euro l’anno, utile a spiegarci che i precari devono restare precari. Che i lavoratori devono essere licenziati. E ce lo dicono con arroganza.

Non ci avete intimidito, non ci siete riusciti.

Siamo in queste piazze a raccontarvi un Paese diverso, un Paese che soffre.

Mandiamo qualche messaggio al Presidente di Confindustria Bonomi che ieri era triste per lo sciopero.

Presidente lei è triste un giorno solo. Qui ci sono lavoratori che sono tristi ogni giorno perché hanno perso il posto di lavoro. Ci sono giovani che non trovano occupazione. Pensi a loro. Pensi alle aziende che hanno licenziato.

E mentre spulciate i numeri, mentre proverete a dirci che, forse, non dovevamo stare qui in piazza abbiate rispetto di chi oggi è in piazza nel rispetto di un diritto garantito dalla Costituzione. Non avreste nemmeno dovuto pensarlo di minacciare un diritto costituzionale. Chi sta qui in piazza paga di tasca propria.

E per questo vogliamo ringraziare anche a chi è al nostro fianco pur non scioperando, per garantire i servizi essenziali  e ha garantito a questo Paese la lotta contro il Covid: il personale della sanità, dei servizi, dell’assistenza che garantisce la vita pur condividendo la battaglia.

Guardatele bene le piazze, studiate le facce dei tanti giovani.

Calenda! Dove sono i ragazzi che dovevi portare in piazza? Vieni a trovarli qui i ragazzi, vedi quanti ce ne sono. Sono disoccupati, sono precari, sono figli di quelle crisi che non hai risolto da ministro.

Spesso parlano di chi non conoscono, di giovani sottopagati dopo anni di studio che vivono di collaborazione, di finte partite Iva o di stage infiniti.

Mi ha scritto il padre di una ragazza. Da Torino. Mi ha raccontato che la figlia, ingegnere, lavora per 300 euro al mese, con uno stage. E ci accusate di essere fuori tempo, fuori posto. Ma che ne sapete?

Quando mai avete incontrato uno di questi giovani, uno che è stato costretto a firmare decine di contratti a tempo determinato. Li avete mai incontrati? Avete parlato mai con qualcuno di questi ragazzi?

Con chi ha perso il posto di lavoro a 50 anni. AirItaly, Whirlpool tutte le vertenze che non avete risolto. Avete mai parlato con i giovani che mandano 50 al giorno cv e non hanno mai una risposta?

Noi li abbiamo incontrati, con loro ci abbiamo parlato e ci hanno chiesto di cambiare. Di superare la precarizzazione del posto di lavoro, di rivendicare meno flessibilità, il diritto di avere un contratto dignitoso, di investire sulla scuola e sulla loro formazione. E ricordiamo che i precari ancora aspettano di essere stabilizzati anche all’interno della scuola.

Hanno definito questo sciopero in mille modi con aggettivi e interventi, al limite dello squadrismo. E non vi offendete se diciamo così, non ci chiedete di chiedere scusa. Perché lo squadrismo non è solo chi assalta le sedi di un sindacato. Lo squadrismo è di chi nega un diritto costituzionale.

Non abbiamo paura. Non ci avete intimidito anzi, ci avete dato una forza in più e abbiamo ricevuto una forza incredibile da chi oggi è in Piazza, da chi ci ha chiesto di far arrivare la propria voce in questa situazione di disagio. E molti sono qui con noi.

AirItaly 1322 lavoratori messi fuori a 50 anni.

Caterpillar, Embraco, Whirlpool, i precari della scuola, degli enti di ricerca, della sanità, della Pa, i navigator.

Avete detto a questi ragazzi che non erano stati bravi ad affrontare il mare.

Al Ministro Giorgetti, che ha fatto questa battuta, vorrei ricordare che non gli hanno dato nemmeno una zattera per affrontare il mercato del lavoro, li hanno abbandonati.  Ci hanno raccontato una favola natalizia. Va tutto bene, il Pil sale al 6%. Ma noi siamo in Piazza. A si è sorpreso vorrei dire che noi è un mese che siamo in tutte le Piazze del Paese. Pensate che siamo lì per fare scampagnate? Abbiamo incontrato lavoratori, lavoratrici che hanno difficoltà a pagare il mutuo perché finiscono gli ammortizzatori sociali. Ci hanno detto che non riescono a pagare le tasse per i figli all’università. Ci hanno chiesto di far sentire la loro voce. Noi non ci siamo accontentati di un generico “va tutto bene”.

E siamo scesi in piazza, perché spesso, lo abbiamo sempre detto, ci possiamo perdonare se facciamo una battaglia e la perdiamo ma non se non facciamo tutto il possibile per raggiungere il risultato.

Noi non diciamo di sì prima di sederci e questa battaglia la porteremo fino in fondo.

Ci hanno detto che è uno sciopero politico, come se fare delle proposte e chiedere interventi concreti per i lavoratori, giovani e pensionati non significasse fare politica. Loro lo dicono per cercare di mettere all’angolo i sindacati e la rappresentanza sociale. E allora facciamo l’elenco delle cose tecniche sulle quali abbiamo chiesto un confronto e presentato proposte unitarie.

RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI. È ver, ci sono stati dei risultati. Erano previsti 3mld, ne abbiamo 4,5. Ma con il Ministro ne avevamo stimati 8 come necessari. E il risultato è che per chiudere quella riforma aziende e lavoratori dovranno pagare di più.

POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO. Continuiamo a vedere precari. E allora dobbiamo trovare un nuovo modo per parlare di un contratto che dia la possibilità ai giovani di costruire un futuro. Di firmare un mutuo, di avere certezze per il domani.

Abbiamo chiesto di parlare di POLITICHE INDUSTRIALI. E siamo ancora preoccupati perché le scelte di politiche industriale spesso non ci sono e in rari casi sono collegati coi fondi del PNRR.

Se questo è fare politica stiamo facendo politica

 Chiediamo un paese diverso su alcuni temi.

La Riforma fiscale. Io ricordo che il Presidente Draghi, quando si insediò alle Camere, disse: “Questo paese ha bisogno di una riforma fiscale complessiva”.

E il primo atto che questo Governo ha messo in piedi è un condono fiscale, uno schiaffo alle persone perbene, a chi paga sempre le tasse, ai lavoratori dipendenti, ai pensionati.

E nel confronto che abbiamo fatto, abbiamo avanzato delle proposte ben precise.

Abbiamo chiesto di intervenire sul cuneo fiscale. Di ridurre il lordo e aumentare il netto sulle buste paga. Per i lavoratori, per le lavoratrici, per far riprendere il Paese.

E su questa proposta eravamo stranamente d’accordo con il Presidente di Confindustria.

Un altro club di bolscevichi, io lo definisco così, sostiene la necessità di intervenire sul cuneo fiscale. È l’ufficio studi di Bankitalia che ha spiegato una legge di macroeconomia: i consumi si riprendono dando più soldi in busta paga.

Ci hanno detto di no, che era preferibile un intervento sull’Irpef.

Oggi, stranamente, l’ufficio comunicazione del Mef ha fornito ai giornali (che oggi erano in silenzio sullo sciopero, hanno dimenticato voi, le persone che sono in Piazza) le tabelle per dimostrare quanto sono stati bravi a intervenire per chi ha più bisogno. Ma raccontiamo la verità.

Avete fatto una riforma dell’Irpef e in quella riforma chi guadagna 25mila euro ha uno sgravio fiscale di 200 euro. Ed è la stessa cifra che si applica a chi guadagna da 90 a 200mila euro. Non vi offendete, allora, se  in piazza ci sono i Robin Hood. Non è una cosa diversa. È la foresta di Sherwood al contrario. Fateci capire chi è Frà tac che beve e chi lo sceriffo di Nottingham.

E quando ci raccontate che avete fatto degli interventi per le fasce più basse attraverso le detrazioni, dovreste dirlo chiaramente che si tratta di un intervento una tantum per chi guadagna 25mila euro, mentre avete stabilizzato gli sgravi fiscali a chi guadagna 200mila euro. L’anno prossimo quei soldi, per chi guadagna meno, non ci saranno. Fateci dire che quando avete raccontato al paese che quella riforma dell’Irpef sarebbe andata alla fasce più deboli avete dimenticato di dire che gli interventi e le detrazioni non riguardano i lavoratori precari, i part time, le commesse, i riders, tutti coloro, cioè,  che hanno fatto camminare questo paese durante il lockdown e che avete completamente dimenticato.

 Ci continuate a raccontare che dovremmo essere contenti, che dovremmo far finta di niente e allora permetteteci di ricordarvi che quando parliamo di ciò di cui questo paese ha bisogno, quando diciamo che questa piazza chiede ascolto, parliamo della riforma del welfare.

Abbiamo raggiunto un grande risultato con questo sciopero.

Questa piazza, queste persone, hanno costretto il paese, la politica ad accorgersi che non ci sono fantasmi ma gente in carne e ossa che soffre. Vi siete dovuti svegliare.

Li avevate rimossi. E ci continuate a ripetere che sul welfare vogliamo fare una guerra tra giovani e anziani, ma non raccontate la verità.

Nelle proposte che noi abbiamo presentato c’è scritto che chiediamo una pensione per i giovani, di garanzia, perché i lavori oggi sono precari. Sarebbe stato sufficiente introdurre un elemento subito per accettare questa richiesta. Ci avete detto che non era possibile. Così come quando parlate di pensioni e di welfare ci raccontate, ogni volta, che bisogna prestare attenzione alle fasce deboli. Sui giovani, però, nessuna risposta. Sulle donne ci parlate di opzione donna, ma avete prolungato l’età pensionabile di due anni. Se non fosse stato per noi sarebbero state ancora più penalizzate. Noi parliamo di una pensione adeguata per le donne. Di riconoscere il lavoro di cura. Non facciamo e non vogliamo solo chiacchiere. Non parliamo di pari opportunità a vanvera per poi dimenticarcene quando è il momento di fare quelle scelte.

Così come chiediamo attenzione e rispetto per il dramma della sicurezza sul lavoro. È vero, abbiamo raggiunto risultati importanti con il Governo: abbiamo raggiunto due accordi, abbiamo evitato che le aziende che vìolano la sicurezza continuino a lavorare. Ma anche su questo, se c’è coerenza, bisogna fare attenzione e non bisogna dire che chi lavora su cantiere e impalcature può andare in pensione alla stessa età di chi sta negli uffici, non è tollerabile.

Quando parliamo di ape social, ricordiamoci che quegli interventi salvaguardano chi rischia di morire sul lavoro. Ieri un macchinista di 60 anni ha perso la vita in un incidente e allora se noi siamo per dare ascolto a queste persone e risolvere questi problemi dobbiamo mettere più risorse per permettere ai lavoratori dell’edilizia di andare in pensione con 30 anni di contributi. Non possiamo ancora vedere operai morire a 70 anni. Cadendo dalle impalcature, lavorando sui tetti delle case

 Svegliatevi, ascoltate queste piazze.

Ascoltate queste persone.

Ci hanno accusato di aver dilaniato il tessuto sociale. Queste persone non le vedeva nessuno. Il disagio sociale c’è e non possiamo non rappresentarlo. Ecco perché lanciamo un messaggio al Governo, alla politica, al paese. C’è un paese che soffre e ha bisogno di aiuto, risposte concrete. C’è un paese che ha bisogno di superare le diseguaglianze, le povertà.

I poveri in questo paese sono aumentati. Un milione di poveri in più. Due milioni di famiglie che non riescono a fare visite di prevenzione sanitarie.

Avete dato 170miliardi di euro alle aziende nell’ultimo anno, giustamente, perché era necessario per arginare la crisi Covid. Quei soldi, però, sono andati anche ad aziende che hanno delocalizzato, licenziato con sms, che stanno scappando da questo Paese. E tanti i lavoratori, oggi, in piazza hanno ricevuto un sms per il licenziamento. Queste cose ricordatele quando parlate di equità e di giustizia, quando raccontate di voler costruire un paese diverso.

Noi, siamo in piazza oggi perché un Paese diverso lo vogliamo costruire davvero. Attraverso proposte concrete, la nostra voglia di cambiare, di avere davvero una società più giusta. Non ci fermeremo, continueremo le nostre rivendicazioni, anche e ancora in Piazza, se sarà necessario. Insieme. Perché abbiamo il dovere di cambiare questo Paese.

 

Articoli Correlati