I rischi reali della crisi energetica

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10.01.2022

Siamo in crisi energetica? Per tutti, le ultime bollette sono state uno shock.

Non ci siamo ancora veramente ripresi dalla crisi economica dell’emergenza sanitaria mondiale, che ecco spuntare un’altra minaccia. La crisi energetica, appunto. Anche questa di dimensioni non chiare a tutti.

Cerchiamo di fare un po’ di ordine.

In sostanza, semplificando dei processi molto delicati e complessi, la crisi energetica attuale è generata da una scarsità fisica del metano, che in Italia oltre a riscaldare le case e fornire combustibile per i più disparati usi industriali, garantisce per oltre il 40% la produzione elettrica. Ciò ha generato un rimbalzo dei prezzi della materia prima e un effetto domino sui prezzi per l’elettricità. B

asti pensare che i prezzi del metano sono aumentati in modo esponenziale.

Dopo il calo produttivo dovuto alla pandemia, le aziende si sono rimesse in moto richiedendo fonti come carbone, petrolio e gas in modo più incisivo. Questo ha creato un circolo vizioso e un’effettiva scarsità delle risorse energetiche. I Paesi produttori di petrolio e gas naturale non sono riusciti a rispondere all’innalzamento della domanda.

Le conseguenze sono ovvie. Salgono i prezzi delle materie prime e, di conseguenza, quelli delle bollette per le famiglie e i costi di produzione per le aziende. Se fino a qualche mese fa la crisi energetica era uno spettro, ora è una realtà che sta mettendo e metterà ancora a dura prova le famiglie e le attività produttive.

Si pone sempre più il problema della transizione energetica e il tema è tornato di prepotenza sui tavoli del Governi dell’Ue. L’Unione Europea, infatti, è interamente in affanno: le riserve scarseggiano ovunque e l’inverno contribuisce a rendere la domanda sempre più alta per via dell’uso del riscaldamento.

Inoltre, crescono le diseguaglianze a livello europeo: non tutti i Paesi rispondono allo stesso modo alla crisi anche in virtù delle differenti politiche energetiche dei vari governi. La Francia, ad esempio, sfrutta molto il nucleare. La Germania ha messo in campo politiche energetiche volte al green e alle rinnovabili e può contare sulle miniere di carbone (estremamente inquinante) che ha rimesso in moto in modo più consistente.

L’Italia è, invece, tra i Paesi che più sta soffrendo la crisi, poiché importa circa il 90% del gas necessario alle abitazioni, ai trasporti e alle imprese e di questo la metà proviene dalla Russia. L’impennata dei costi del gas ha reso maggiormente economico bruciare il carbone, rallentando l’abbandono di questa inquinatissima materia prima, prevista in Italia nel 2025 (in netto anticipo rispetto agli altri paesi europei) e più volte slittato.

Ecco intervenire, con un effetto domino impressionante, tutta una serie di difficoltà geopolitiche che coinvolgono tutti i Paesi. Il timore fondato è che la crisi energetica si ponga come un detonatore per nuovi equilibri e rapporti di forza tra i vari Paesi del mondo.

La crisi, del resto, ha coinvolto anche grandi potenze mondiali e produttive come la Cina colpita recentemente da gravi blackout.

Va da sé che la complessità del problema va a toccare corde delicatissime, che attivano processi e conseguenze a cascata di difficile previsione. I mercati finanziari sono in grande fibrillazione e l’attenzione – e la tensione – è altissima.

Tutti i fattori economici, geopolitici e finanziari (esiste anche una grande speculazione puramente finanziaria sul gas) stanno interagendo in modo impressionante. Il timore è quello di un cortocircuito di sistema, il cui aumento generale dei prezzi è solo la punta dell’iceberg. Il rischio che la ripresa venga inficiata da questa ulteriore crisi è altissimo. L’Unione Europea è costantemente al lavoro, ma molti dei “summit” sull’argomento sono finiti in un nulla di fatto.

Secondo un’analisi di Confcommercio l’aumento del costo di gas ed elettricità e la corsa dell’inflazione peseranno nel 2022 per più di 11 miliardi sulle famiglie, mentre la crisi energetica impatterà per oltre il 40% sulle imprese. Numeri non indifferenti.

Il Governo Draghi ha messo in campo alcune misure per dare fiato a famiglie e attività produttive. Ai 3,7 miliardi di euro stanziati in legge di Bilancio (più un altro miliardo per la rateizzazione dei pagamenti) si starebbe pensando a un ulteriore pacchetto di aiuti rivolto alle famiglie e alle imprese in difficoltà con i pagamenti. L’idea che si vocifera è quella di dare priorità alle situazioni di disagio e di sostenere le famiglie con un Isee inferiore a 20mila euro.

Il punto è che la crisi energetica sta toccando tanti punti nevralgici dell’economia del Paese. La tensione sociale, già alta, rischia di essere sempre meno sotto controllo. Agroalimentare, trasporti, distribuzione, manifattura. Il rischio è quello di vanificare gli sforzi degli ultimi mesi generando ancora più diseguaglianza e allargando le maglie delle ingiustizie sociali.

La questione energetica non è solo un problema economico ma ha e avrà sempre più un impatto sociale non indifferente. È bene affrontare il problema con lucidità, impostando serie politiche industriali ed energetiche che tengano conto anche dei rischi sociali che, sul filo di lana, stiamo correndo. Rischi che faranno presto a diventare realtà:  inflazione e costi energetici stanno già impattando duramente sulle retribuzioni reali.

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