Giornata Mondiale della Terra. Il Pianeta contro la plastica

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22.04.2024

Il 22 aprile di ogni anno si celebra la Giornata mondiale della Terra, appuntamento istituito nel 1970 per ribadire il sostegno dell’umanità alla protezione dell’ecosistema globale.

Il tema di quest’anno è “Planet vs. plastic” (Il Pianeta contro la plastica) e richiede il coinvolgimento di tutti gli attori del settore e della società civile in un impegno incrollabile per chiedere una corretta gestione dell’utilizzo della plastica per il bene della salute umana e dell’ambiente. L’obiettivo è una riduzione del 60% della produzione di questo materiale entro il 2040 e quindi costruire un futuro più sostenibile per le generazioni a venire.

Nelle parole della Presidente di Earth Day, Kathleen Rogers, infatti, “nel caso della plastica, siamo diventati il prodotto stesso: essa scorre attraverso il nostro flusso sanguigno, aderisce ai nostri organi interni e trasporta con sé metalli pesanti noti per causare cancro e altre malattie (…). La campagna del 2024 è dunque una chiamata alle armi, una richiesta di agire ora per porre fine alla piaga della plastica e salvaguardare la salute di ogni essere vivente sul nostro pianeta”.

Per raggiungere il citato target, occorre promuovere una diffusa consapevolezza pubblica dei danni causati dalla plastica al benessere umano, animale e a tutta la biodiversità, e chiedere che vengano condotte ulteriori ricerche sulle sue implicazioni per la salute, compreso il rilascio di tutte le informazioni riguardanti i suoi effetti.

Basta fast fashion

Allo stesso modo, è necessario eliminare rapidamente tutta la plastica monouso entro il 2030 e rispettare l’impegno di abolizione graduale previsto dal trattato delle Nazioni Unite sull’inquinamento da plastica. Infine, bisogna esigere politiche che pongano fine alla piaga del fast fashion e alla grande quantità di plastiche e microplastiche che esso produce e utilizza, investendo in tecnologie e materiali innovativi per costruire un mondo il più possibile plastic free.

Si tratta di una problematica ambientale non limitata unicamente a questo momento storico, ma che costituisce una minaccia per la salute umana tanto grave e allarmante quanto il cambiamento climatico. Le microplastiche, peraltro, rilasciano sostanze chimiche tossiche nelle nostre fonti di cibo e di acqua, circolando persino attraverso l’aria che respiriamo. La produzione è cresciuta a livelli allarmanti, superando globalmente i 380 milioni di tonnellate all’anno. Nell’ultimo decennio, peraltro, è stata prodotta più plastica che in tutto il XX secolo, e l’industria prevede di crescere in modo esponenziale per un tempo ancora indefinito.

Il Rapporto EccoClimate

Stando all’ultimo rapporto (2022) di EccoClimate, in Europa, il 99% della plastica vergine viene fabbricata utilizzando come materie prime petrolio e gas naturale, e i combustibili fossili vengono impiegati anche per la generazione del calore necessario durante il processo di realizzazione. Ciò comporta l’immissione in atmosfera di circa 1,2 kg di CO2 per ogni kg di plastica, considerando la sola fase di produzione. Se si esaminano anche le emissioni di anidride carbonica relative all’estrazione e alla raffinazione dei combustibili fossili, per la produzione di 1 kg di plastica si ha un totale di circa 1,7 kg di emissioni dirette di CO2.

La situazione italiana

Nel nostro Paese, il 42% della plastica consumata viene utilizzato nel settore degli imballaggi e dell’usa e getta, il 12% nell’edilizia e il 7% nel settore automotive. Sul territorio nazionale, poco più del 30% dei rifiuti plastici viene destinato al riciclaggio e le bioplastiche rappresentano quasi il 6% del mercato. L’Italia è il secondo consumatore di plastica a livello europeo: nel 2020, ne sono stati usati quasi 6 milioni di tonnellate, pari a 98,6 kg per persona; inoltre, nella nostra Penisola, le aziende che realizzano polimeri sono poche, ma sono ben più numerose quelle che li lavorano e li trasformano per realizzare i cosiddetti prodotti finali.

Proprio in questo contesto, tuttavia, non possiamo non rammentare il ruolo di leadership detenuto dal nostro Paese nell’Ue, soprattutto per quanto concerne gli involucri impiegati nel settore agroalimentare. Quest’ultimo rischia di essere fortemente penalizzato dal Regolamento europeo sui rifiuti da imballaggio, che – pregiudicando la commercializzazione di tutta la produzione di ortofrutta definita “di quarta gamma” – inciderebbe negativamente sulle lavorazioni e avrebbe ricadute economiche e occupazionali disastrose.

L’inquinamento da plastica è di fatto uno dei problemi ambientali più urgenti da affrontare, tanto per la sua intrinseca gravità, quanto perché lo abbiamo ignorato per troppo tempo. In special modo nei decenni appena trascorsi, la produzione e il consumo di oggetti in plastica ha visto una crescita davvero preoccupante, determinando fenomeni di inquinamento sulla terraferma e in mare, soprattutto in molti paesi dell’Asia e dell’Africa, dove i sistemi di raccolta dei rifiuti sono spesso inefficienti o inesistenti.

Come UIL, riteniamo che, per affrontare il problema, occorra un serio lavoro da parte di tutti i Governi al fine di invertire questa tendenza, che veda anche il pieno coinvolgimento di tutti gli stakeholder: le istituzioni, il mondo accademico, i rappresentanti dell’industria, le Parti Sociali, ma anche e soprattutto i cittadini, nei quali va instillata una profonda consapevolezza nei confronti degli effetti dannosi provocati dalla dispersione di questi materiali nell’ecosistema comune.

Il “fine vita” dei prodotti

Accanto a ciò occorre prevedere una gestione ponderata del cosiddetto “fine vita” dei prodotti, agendo soprattutto nelle fasi cruciali dello smaltimento e del riciclo delle plastiche, che devono avvenire sotto l’egida della circolarità.

Tutti coloro che sono coinvolti nell’economia della plastica – dalla produzione alla gestione del citato fine vita – devono essere coesi nell’unico obiettivo di porre fine alla sua dispersione in natura in qualunque forma: perché investire nella Circolarità conviene all’occupazione, all’economia, alla salute delle persone e al benessere del nostro Pianeta.

Dipartimento Ambiente UIL

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