L’Italia: bella e impossibile.

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17.02.2024

L’Italia è quel Paese che ha delle potenzialità innate, ma che da sempre è bistrattato, in cui spesso sono state compiute scelte sbagliate a livello politico, in campo economico e sociale. Scelte di cui paghiamo e continueremo a pagare pegno.

Disparità in termini di reddito e di ricchezza. L’Italia è ferma da più di 30 anni e da anni la politica ha abdicato al ruolo di ascolto, di legislatore che è chiamato a dare risposte ai cittadini, a fornire soluzioni. La politica ha in mano dati e numeri che sono sempre più preoccupanti, ma come mai in questo Paese non si fanno più riforme strutturali reali che sarebbero, invece, linfa vitale?

Il mondo del lavoro per i giovani

Le situazioni di povertà in Italia sono sempre più evidenti complici i salari bassi e precari, ma  anche l’aumento del costo della vita soprattutto negli ultimi due anni. Purtroppo non possiamo più tacere di fronte ad una situazione lavorativa sempre più opaca in cui, soprattutto, per i giovani le certezze sono ormai ridotte al lumicino. Questa situazione di forte precarietà è ancora più evidente al Sud che diventa sempre più povero e che perde annualmente parte della sua popolazione che decide di lasciare questi territori perché non ci sono più possibilità, perché non c’è lavoro.

Banca d’Italia, nell’ottobre 2023, ha pubblicato un lavoro nel quale è stata studiata e analizzata l’evoluzione della disuguaglianza e soprattutto la “volatilità delle retribuzioni in Italia tra il 1990 e il 2021”.

Banca d’Italia ha evidenziato come l’Italia mostri una tendenza con segno negativo in cui è aumentata la disuguaglianza nei redditi da lavoro e quindi-di conseguenza- la povertà tra i lavoratori e come accade- quasi d’abitudine- l’Italia resta il fanalino di coda nell’Unione Europea a differenza di Germania e Francia che, invece, mostrano una più equa distribuzione del reddito tra i cittadini.

Tutto da perdere

La Caritas, nel 2023, ha pubblicato il rapporto annuale dal titolo “Tutto da perdere” che ha evidenziato come in Italia il numero di poveri assoluti abbia raggiunto i 5,6 milioni vale a dire il 9,7% della popolazione totale.

Infatti, uno dei problemi maggiori è sicuramente l’assenza di lavoro o quel poco che c’è è precario e sottopagato e questo non fa che aumentare queste disuguaglianze.

Più del 20% del mercato del lavoro è debole.

La ricchezza è nelle mani dello 0,1% dei cittadini ed è di 3 volte superiore a quella della metà più povera della popolazione italiana. Quando si parla di ricchezza si intende ciò di cui una persona dispone sia a livello finanziario che non.

Il Paese delle disuguaglianze

Anche secondo l’Oxfam, l’Italia è il paese della disuguaglianza e, in particolare, l’1% più ricco della popolazione deteneva, stando ai dati del 2022, una ricchezza “84 volte superiore a quella del 20% più povero della popolazione”. Quindi sì, abbiamo un grave problema che ormai ha irrimediabilmente danneggiato le basi della società portando ad un vero sfaldamento del tessuto sociale, acuendo le disuguaglianze tra Nord e Sud, tra chi ha troppo e chi ha nulla.

L’OCSE ha rilevato come la disuguaglianza di reddito è cresciuta a partire dagli anni Novanta arrivando ad acuirsi nel periodo della pandemia.

Il nostro Paese ha attraversato negli ultimi trent’anni almeno quattro recessioni tra cui quelle legate alla crisi finanziaria, alla crisi del debito sovrano (ha portato ad un aumento notevole del numero delle famiglie povere) e alla pandemia ( c’è stato un aumento della percentuale di famiglie e individui poveri soprattutto al nord che è stato colpito per prima dalla pandemia, mentre nel 2021-sempre anno della pandemia- si è avuto un aumento notevole del numero di cittadini poveri arrivando al 12%) e i dati negativi rilevati dall’OCSE collocano l’Italia ai primi posti in termini di disuguaglianza tra redditi e in Europa le disuguaglianze economiche non sono in calo. In UE l’1% più ricco detiene l’11,4% del reddito nazionale.

Il tema della disuguaglianza sociale è una piaga cui la politica non guarda con attenzione e per un’ampia fetta di popolazione significa esclusione sociale, carenza di cure mediche per assenza di un sistema di welfare che nel corso di questi anni è stato smantellato, ma è frutto anche della giungla contrattuale nella quale si trova il mondo del lavoro in Italia.

La miriade di contratti e contrattini a termine, sottopagati e senza tutele per i lavoratori sono il simbolo della resa della politica italiana sono anche il simbolo della grave vulnerabilità lavorativa in cui si muovono i cittadini e in particolare i giovani che sono ‘risucchiati’ in questo vortice di incertezza e non ci sono comizi o discorsi dei politici e del governo che possano ‘addolcire’ una amara verità.

Giulia Cavallari, Giovane Avanti!

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