Innovazione e tecnologie: un futuro senza lavoro?

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Le nuove tecnologie stanno rapidamente trasformando la società. Le città diventano più “smart” ed evolute, con tutti i pro e i contro del caso. La pandemia del Covid-19 ha sicuramente fornito una spinta verso la digitalizzazione delle nostre vite. Il mondo del lavoro non è certo escluso da tutto questo: automazione e intelligenze artificiali la fanno sempre più da padrone. Che cosa significa per il mondo del lavoro? Le tecnologie ci ruberanno il lavoro?

Il rischio esiste: è reale.
Secondo il rapporto Il Futuro del Lavoro del Foro Economico Mondiale, entro il 2025 oltre 85 milioni di posti di lavoro andranno persi in tutto il mondo. A farne le spese maggiori saranno gli operai nelle fabbriche e i ruoli che si occupano di mansioni contabili e amministrative. Oggi la creazione di nuovi posti di lavoro è in calo rispetto gli anni precedenti e la perdita di posti di lavoro non accenna a diminuire.

Il report porta anche buone notizie, per fortuna. Nei prossimi anni si prevedono 97 milioni di nuovi posti di lavoro. Le nuove professionalità sono principalmente di due ordini: da un lato quelle connesse alla rivoluzione tecnologica, digitale e alla necessità di uno sviluppo sostenibile; dall’altro quelle proprie del nostro essere umani come capacità di comunicare, relazionarsi e creatività. Se quest’ultime ci appartengono dalla nascita e possiamo sempre migliorarle, le seconde richiedono un’adeguata formazione. L’Italia non eccelle in questo. Da noi mancano le competenze digitali e siamo tra i Paesi europei più arretrati sulla digitalizzazione.

Ma allora, le tecnologie ci ruberanno davvero i posti di lavoro? Sì e no. Come già evidenziato, alcuni lavori cederanno il passo ai nuovi.
 Il progresso tecnologico continuerà ad avere un forte impatto sul lavoro. Tuttavia, una pacifica convivenza tra l’uomo e le tecnologie è possibile. Probabilmente si renderà necessario agire su due dimensioni, una individuale e l’altra sociale.

Come individui la chiave per sopravvivere sarà, come è sempre stato, la capacità di adattarsi. Se si parla di occupazione questo significa che è necessario continuare a fare uso del proprio ingegno e a formarsi per aggiornare le proprie competenze. Per questo progetti che prevedono la partecipazione, il confronto, la formazione e la riqualificazione del capitale umano devono essere incentivati. Terzo Millennio nasce proprio per far fronte a questa esigenza.

In questa fase di transizione individui e comunità non devono essere lasciate sole, senza supporto. La minaccia di una recessione portata dal Covid-19 è viva. Il colpo sarà probabilmente più duro per quelle persone che sono già svantaggiate con il rischio di aumentare le già forti diseguaglianze sociali del Paese. Servono scelte coraggiose e innovative. Governo, politica e Parti sociali devono collaborare insieme per il benessere della società. L’obiettivo deve essere quello di permettere alle persone di correre insieme al progresso tecnologico, non contro. Nessuno deve essere lasciato indietro. Solo così possiamo tendere a un futuro più inclusivo e realmente sostenibile.

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