L’intensità della povertà in Italia. Ovvero, quanto sono poveri i poveri nel nostro Paese
25.11.2025
Più volte abbiamo parlato di povertà, in un Paese come l’Italia dove i divari crescono. Sempre più persone chiedono aiuto alla Caritas: più tre per cento in un anno; un dato che dovrebbe far riflettere sulla condizione del nostro Paese.
Nel 2024, l’Istat stima che siano ancora oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta – l’8,4% delle famiglie residenti – per un totale di 5,7 milioni di individui, il 9,8% dei residenti. (entrambe le quote risultano stabili rispetto al 2023, quando erano pari rispettivamente a 8,4% e 9,7%).
L’incidenza di povertà relativa, invece, tra le famiglie è pari al 10,9%.
Quelli di “povertà assoluta” e “povertà relativa” sono due indicatori importanti per capire un fenomeno, che ancora non riusciamo ad eradicare. Sicuramente, quello della “povertà assoluta” rappresenta una condizione più oggettiva perché vi rientra chi non è in grado di acquistare un insieme minimo di beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita accettabile.
Ma ce n’è un terzo di indicatore, quello dell’intensità della povertà, che l’Istat stesso ci descrive come segue: “Ovvero quanto sono poveri i poveri. Ed è un valore che ci dice, in termini percentuali, quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà. Questo indicatore si può calcolare sia per la povertà relativa sia per quella assoluta. Guardando l’indicatore riusciamo a capire la gravità della povertà, poiché più si è distanti dalla soglia, minore è la spesa a nostra disposizione per l’acquisto di beni e servizi essenziali.”
Ma quanto sono poveri i poveri in Italia?
Sempre secondo l’Istat, guardando alla povertà assoluta, a livello nazionale la spesa delle famiglie povere lo scorso anno – il 2024 – è stata mediamente del 18,4% al di sotto della linea di povertà, senza grandi cambiamenti rispetto all’anno precedente, quando la percentuale era del 18,2%. Ma a livello territoriale le cose cambiano: mentre Nord-ovest, Nord-est e Centro mantengono nel 2024 valori simili all’anno precedente, il valore del Mezzogiorno passa dal 17,8% del 2023 al 18,5% del 2024. Quindi l’intensità della povertà registra un incremento sostanziale. A questo dato occorre aggiungere, dai dati di composizione, che circa 4 famiglie su 10 in povertà assoluta risiedono nel Mezzogiorno. L’intensità si può calcolare anche per tipologie specifiche di famiglie: ad esempio nelle famiglie in povertà assoluta dove sono presenti minori l’intensità è pari al 21%; per le famiglie dove sono presenti stranieri è pari a 21,4%; nelle famiglie di soli stranieri è pari a 21,7%, mentre in quelle di soli italiani è pari al 16,9%.
È evidente come la povertà presenti caratteristiche multidimensionali sia per quanto riguarda le cause che gli effetti. Sono quindi necessarie politiche di intervento altrettanto multidimensionali per poter contrastare, ridurre ed eliminare questa una piaga sociale inaccettabile, in grado di colpire duramente non solo i cosiddetti “Paesi poveri”, ma anche nei “Paesi ricchi”, come il nostro.
La povertà rappresenta una barriera spesso invincibile per l’accesso e la fruizione vera dei diritti civili, politici, economico-sociali.
Se è fondamentale intervenire attraverso lo stato sociale, rimane altrettanto importante ripartire dal lavoro come elemento imprescindibile di progresso e coesione sociale. Il lavoro come dimensione irrinunciabile della vita sociale, architrave della nostra Repubblica che su di esso si fonda.
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