ASSEGNO UNICO UNIVERSALE PER I FIGLI MINORI. UN’OPPORTUNITA’ PER LE FAMIGLIE?

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07.07.2021

L’assegno unico e universale per i figli minori è tra le novità in assoluto più attese dalle famiglie italiane. Entrerà realmente in vigore il prossimo anno, nel 2022.

Intanto, però, dal primo luglio è stata introdotta quella che è stata definita “misura ponte”, una soluzione transitoria che consentirà a chi non ha mai ricevuto sostegni per i figli minori di avere un contributo e l’incremento automatico degli assegni familiari in busta paga per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, con una maggiorazione di 37,5 euro per ciascun figlio, per i nuclei familiari fino a due figli, e di 55 euro per ciascun figlio, per i nuclei familiari di almeno tre figli.

 

In attesa dell’adozione dei decreti attuativi della misura strutturale, dunque, già da adesso e sino al 31 dicembre 2021 è possibile presentare la domanda all’Inps per l’attribuzione dell’Assegno temporaneo per chi è attualmente escluso dall’ANF (assegno per il nucleo familiare) che sarà parametrato in base alla situazione economica familiare definita dall’ISEE. I beneficiari sono i disoccupati, lavoratori autonomi, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, titolari di pensione da lavoro autonomo.

 

L’Assegno Temporaneo è compatibile con il Reddito di cittadinanza ma va ad erodere la quota minori che compone la misura.

Da tempo, in Italia, si discute di come sostenere la genitorialità, aprire nuovi orizzonti sul fronte della natalità, in calo costante ormai da anni, e di favorire l’occupazione, in particolare quella femminile.

 

In questo senso, tuttavia, se da un lato la misura dell’assegno unico e universale per i minori dà spazio a un nuovo modo di intendere il sostegno alle famiglie, superando la logica del bonus con una strutturalità di intervento più definita, dall’altro ci sono dei coni d’ombra che tuttora, nonostante il varo della misura ponte, non sono ben chiari.

Quali sono le risorse che andranno a sostenere nel lungo periodo l’assegno? Al momento, il finanziamento del sostegno alle famiglie, anche allargato alle categorie che non hanno avuto accesso ai tradizionali assegni familiari, grava su un contributo a carico delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti, per circa 2 miliardi. Non sarebbe più equo, invece, prevedere un’incidenza sulla fiscalità generale?

Quali saranno gli importi e le soglie di accesso a regime? Chi riceve già sostegni per i figli o presenta particolari situazioni di fragilità sarà penalizzato o troverà giovamento, conti alla mano?

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