Graffitismo metropolitano: arte o vandalismo?

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15.03.2023

Il graffitismo è nato sulle strade e nel tempo si è evoluto in forma e grandezza, passando dalle semplici tag sui muri ad enormi graffiti sui treni. Il graffitismo è stato definito un vero e proprio deturpamento ed imbrattamento di cose altrui (Art. 639 codice penale), e un atto di vandalismo punibile penalmente. In Italia, il graffitismo vandalico aggredisce sempre più spesso le nostre strade, i nostri quartieri, le nostre città e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Il danno estetico, oltre che economico e ambientale, contribuisce ad alimentare il degrado urbano e la percezione d’insicurezza dei cittadini; basti pensare che per rimuovere 200 mq da un vagone occorrono 15 kg di prodotti chimici e 200 l di acqua, che costano centinaia di migliaia di euro alle amministrazioni pubbliche locali.


I writers, o i graffitisti, si organizzano in gruppi chiamati crew ’ciurma’, all’interno dei quali condividono gli stessi interessi, valori e ideali, e il cui obiettivo è il raggiungimento della fama e della visibilità. Il nome di una crew è spesso un acronimo che indica un motto, un hobby comune o un’appartenenza territoriale e tra quelli di alcune crew storiche milanesi più note si ricordano: WCA (We can all) e MW (metro war). Secondo una ricerca condotta dal Nucleo antigraffiti della Polizia locale del Comune di Milano su un campione di 230 writer indagati, si è osservato che il 47% di loro ha un’età compresa tra i 18 e i 25 anni, il 5% ha un’età superiore ai 40 anni e il 70% sta frequentando o ha frequentato scuole di tipo artistico. Inoltre, il numero di giovani writer, di età compresa fra i 12 e i 14 anni, è aumentato esponenzialmente, mentre il ceto sociale delle famiglie di provenienza è molto eterogeneo.

La firma di ogni graffitista non è una scelta casuale: può corrispondere all’alterazione del proprio nome o cognome, può essere un nomignolo e può talvolta comunicare l’appartenenza territoriale. È, inoltre, interessante conoscere in che modo essi eseguono i graffiti: i writer non utilizzano solo bombolette spray e marker (pennarelli indelebili) ma ricorrono anche a tecniche più estreme, come la tecnica del rullo, dell’estintore, dello scratching, dell’etching e del catrame.

La tecnica del rullo arriva dal Sud America ed è utilizzato per l’esecuzione di tag di grandi dimensioni con l’uso di vernice, rulli e aste, mentre nel caso della tecnica dell’estintore, questo viene riempito di vernice liquida e utilizzato per eseguire firme con schizzo anche ad altezze elevate. La tecnica dello scratching consiste nel graffiare superfici di vetro o di plastica, utilizzando oggetti appuntiti come pietre, martelli, pezzi di vetro e le superfici maggiormente colpite sono i finestrini di mezzi pubblici e di esercizi commerciali. La tecnica dell’eching consiste nel servirsi dell’acido fluoridrico per corrodere vetri e metalli, pratica pericolosa sia per chi la esegue che per gli altri, per via dei rischi connessi al contatto con la pelle o l’inalazione. L’acido non è in commercio, ma esiste un mercato illegale di tale sostanza.

Infine, la tecnica del catrame, arrivata da poco in Italia, consiste in spray al catrame che permette di realizzare tag in 3d e molto lucide. Ma perché i writer prendono maggiormente di mira i mezzi di trasporto? Treni, metro e bus sono obiettivi in movimento e per questo maggiormente visibili e ciò contribuisce all’ accrescimento della fama del graffitista. Di solito essi entrano nelle metropolitane manomettendo i sistemi di sorveglianza o raggirando gli operatori della sicurezza e durante le azioni spengono i cellulari per evitare di venire rintracciati nei tabulati o meglio ancora utilizzano sim telefoniche intestate ad amici o fidanzate. 

Tuttavia, i graffiti da tempo sono arrivati nei musei e nelle gallerie. Anche l’avvento del web ha profondamente modificato il mondo del graffitismo determinando una crescita della visibilità attraverso una creazione di profili anonimi (Facebook, Instagram ecc) interamente dedicati all’esposizione di gallerie fotografiche.

Il fenomeno nelle città italiane

Come accennato in precedenza, in Italia questo fenomeno è in crescita e le città maggiormente prese di mira sono Napoli, Milano, Roma e Bologna, dove ad essere deturpati non sono solo i mezzi pubblici ma anche i centri storici, con monumenti, Chiese e Basiliche. La Procura di Milano insieme al nucleo antigraffiti della Polizia di Milano e all’Avvocatura, contrastano fortemente questo fenomeno da 4 anni, riscontrando risultati fortunatamente positivi. Difatti, le storiche e consolidate crew si sono sciolte lasciando liberi i territori che sono stati ripopolati da nuove crew, più caute nel lasciare tracce vandaliche anche sui social. Anche a Bologna è in corso la cancellazione delle scritte che sfregiano le attrazioni del centro storico, per volere dell’Amministrazione. La misura, che durerà qualche mese, fa parte del Piano sperimentale di contrasto al vandalismo grafico, di durata biennale, e sarà finanziato nell’ambito dell’accordo quadro, per un importo complessivo di 1,9 milioni di euro. Un altro esempio di vandalismo è accaduto e accade ripetutamente a Napoli al complesso di Santa Chiara: lo scalone laterale, pulito e ripulito più volte nel corso degli ultimi anni, oggi è di nuovo ricoperto di graffiti e di adesivi che sponsorizzano gruppi rock, soprattutto partenopei. Gruppi di ragazzi delle vicine scuole si incontrano ogni giorno per fumare e consumare alcolici, lasciando le “tracce” della loro presenza. A differenza di altre città, l’Amministrazione di Napoli non ha ancora preso provvedimenti e il vandalismo continua ad essere la grave piaga dell’Europa contro cui ancora nulla è stato fatto. Talvolta, il gruppo di volontari “Angeli del Bello” intervengono per interventi di pulizia professionale, ma la loro è una battaglia impari contro chi continua a non mostrare alcun rispetto per il territorio che ci circonda.


Cause e soluzioni 

Questi atti nascono come sfida alla legalità ed espressione del disagio metropolitano. Si tratta di un mezzo comunicativo efficace, e in quanto tale spesso viene utilizzato male: basti pensare agli insulti o alle frasi di augurio sui muri. Il contenimento di questo fenomeno risulta essere molto complesso, tuttavia, non manca l’intervento della giustizia. Infatti, il reato di imbrattamento è punito dal Codice Penale agli articoli 639 e 635, secondo cui sono previste, a seconda del posto imbrattato, multe o periodi di permanenza in carcere diversi. Se il reato è commesso da un minorenne, invece, egli non è imputabile si sensi dell’Articolo 97 c.p., ma è necessario denunciare l’atto al tribunale dei minorenni che provvederà all’applicazione di misure extra-penali o avvierà periodi di rieducazione per il minore. Inoltre, occorrerebbe pulire le proprietà pubbliche e private continuamente e tempestivamente in modo da evitare la comparsa di altri graffiti e il ripetersi di atti vandalici nel tempo. Molto più spesso, organizzazioni spontanee di persone, chiamate “cleaning day”, puliscono le scritte vandaliche sulle mura della propria città cercando di sensibilizzare le amministrazioni locali e contrastare un fenomeno non gradito. Tuttavia, a volte questo sembra non bastare.

Elena Iuliano, Officina Civile

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