Un secolo di trasformazioni: l’Istat fotografa i cambiamenti dell’agricoltura italiana
01.09.2026
L’agricoltura italiana ha vissuto negli ultimi cento anni una trasformazione profonda che ha modificato il numero delle aziende, l’uso del territorio, l’occupazione e le produzioni. Da attività predominante nell’economia nazionale, essa è diventata un settore altamente specializzato, caratterizzato da una forte innovazione tecnologica e da una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale.
Il numero delle aziende
Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda il numero delle aziende agricole. Nel 1930 in Italia erano presenti circa 4,2 milioni di aziende, mentre nel 2023 se ne contavano poco più di 1,1 milioni. La diminuzione è stata quindi superiore al 70%. Le superfici agricole si sono ridotte in misura minore, passando da 26,3 a 15,9 milioni di ettari. Questo fenomeno ha portato a una concentrazione delle terre in un numero inferiore di imprese e all’aumento della dimensione media aziendale, cresciuta da 6,3 a 14,1 ettari. Le aziende rimaste sono mediamente più grandi, più organizzate e maggiormente orientate al mercato.
L’occupazione
Parallelamente si è verificato un drastico calo dell’occupazione agricola. Se nel 1931 gli addetti al settore primario erano circa 9,4 milioni, nel 2024 sono scesi a circa 800 mila. La quota di lavoratori impiegati in agricoltura sul totale della popolazione attiva è passata dal 70% a poco più del 3%. Questo cambiamento è stato reso possibile soprattutto dalla meccanizzazione, dall’introduzione di nuove tecnologie e dall’aumento della produttività, che hanno ridotto il bisogno di manodopera.
Le trasformazioni hanno interessato anche il territorio. Tra il 1930 e il 2020 l’Italia ha perso oltre 10 milioni di ettari di superficie agricola. La contrazione ha colpito soprattutto le aree montane, dove l’abbandono delle attività agricole è stato favorito dall’isolamento geografico, dalla minore redditività e dall’invecchiamento della popolazione. Lo spopolamento delle montagne comporta rischi importanti, come il degrado idrogeologico, la perdita di biodiversità agricola e l’indebolimento delle tradizioni locali. Tuttavia, l’abbandono dei terreni ha anche favorito la crescita delle superfici boschive.
Il confronto europeo
Nel confronto europeo, l’Italia possiede una delle maggiori superfici agricole utilizzate, ma ha registrato una delle riduzioni più consistenti negli ultimi decenni. Inoltre, nonostante il processo di concentrazione fondiaria, la dimensione media delle aziende italiane resta molto inferiore rispetto a quella di paesi come Francia, Germania e Danimarca.
Anche la figura del capo azienda è cambiata. Tra il 2000 e il 2023 è aumentata la presenza femminile, passata dal 29,2% al 32,9%, mentre è diminuita quella dei giovani agricoltori, scesa dal 10,3% al 7,9%. Questo dato evidenzia il problema del ricambio generazionale, che rappresenta una delle principali sfide per il futuro del settore. Nello stesso periodo è cresciuto il ricorso alla manodopera esterna, segno di una maggiore specializzazione e organizzazione delle imprese agricole.
L’agricoltura biologica
Particolarmente significativa è la diffusione dell’agricoltura biologica. Spinta dalla crescente sensibilità verso l’ambiente e la sicurezza alimentare, la quota di aziende biologiche è aumentata dal 2,25% al 7,4% del totale tra il 2000 e il 2024. Ancora più rilevante è la crescita delle superfici coltivate con metodo biologico, passate dal 7,9% al 19,5% del totale. L’Italia occupa oggi una posizione di rilievo in Europa e si avvicina all’obiettivo comunitario di raggiungere il 25% di superfici biologiche entro il 2030.
Anche le produzioni agricole hanno seguito percorsi differenti. Dopo il secondo dopoguerra, l’incremento della produttività ha consentito una forte crescita delle rese. Tuttavia, negli ultimi decenni molte colture tradizionali, come frumento, patate e granturco, hanno registrato una diminuzione delle quantità prodotte. Al contrario, il riso e il pomodoro hanno mantenuto livelli produttivi elevati. Tra le colture arboree si osservano andamenti diversificati: sono diminuite le produzioni di pere, olive e pesche, mentre mele e arance hanno conservato una maggiore stabilità.
Settore zootecnico
Nel settore zootecnico, la produzione di carne è cresciuta rapidamente fino agli anni Ottanta, per poi rallentare o diminuire in diversi comparti. Le carni bovine e ovicaprine hanno registrato una forte riduzione, mentre la produzione avicola continua ad aumentare. Diversa la situazione del latte, la cui produzione è cresciuta costantemente fino a raggiungere circa 14 milioni di tonnellate nel 2024. Questo sviluppo ha favorito soprattutto la produzione casearia, uno dei punti di forza dell’agroalimentare italiano.
Dal punto di vista commerciale, l’Italia ha storicamente importato più prodotti agricoli di quanti ne esportasse. Tuttavia, grazie alla forza dell’industria alimentare e alla valorizzazione delle produzioni trasformate, negli ultimi anni il saldo dell’intero comparto agroalimentare è diventato positivo. Questo risultato dimostra come il successo del sistema agricolo italiano non dipenda soltanto dalla produzione primaria, ma anche dalla capacità di trasformare le materie prime in prodotti di qualità riconosciuti sui mercati internazionali.
L’evoluzione dell’agricoltura italiana racconta quindi il passaggio da un modello tradizionale e basato sul lavoro manuale a un sistema moderno, tecnologico e orientato alla sostenibilità. Nonostante le sfide legate ai cambiamenti climatici, all’invecchiamento degli agricoltori e alla concorrenza globale, il settore continua a rappresentare una componente fondamentale dell’economia e dell’identità del Paese.
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