Nord e Sud: crescita vera o occasione da non sprecare

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17.03.2026

Negli ultimi mesi i dati economici mostrano un elemento che merita attenzione: il PIL del Mezzogiorno cresce più di quello del Nord. È un segnale che potrebbe indicare un’inversione di tendenza rispetto a un divario territoriale che da decenni rappresenta uno dei principali limiti allo sviluppo del Paese. Ma sarebbe un errore fermarsi all’entusiasmo dei numeri congiunturali. Come UIL riteniamo necessario interrogarsi sulla qualità, sulla solidità e sulla durata di questa crescita.

L’importanza degli investimenti

Una parte rilevante dell’espansione economica nel Sud è oggi sostenuta dalla spinta degli investimenti pubblici. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha concentrato risorse importanti nel Mezzogiorno, aprendo cantieri, finanziando infrastrutture e avviando interventi di rigenerazione urbana. In regioni come Campania e Sicilia il settore delle costruzioni sta registrando una crescita significativa, segno che quando le risorse arrivano e vengono utilizzate, l’economia reagisce.

Questo è un fatto positivo. Significa lavoro, significa modernizzazione delle infrastrutture, significa dare finalmente al Mezzogiorno strumenti che per troppo tempo sono mancati. Ma la storia economica del Sud insegna anche un’altra cosa: quando la crescita dipende quasi esclusivamente dalla spesa pubblica, il rischio di una fiammata temporanea è concreto. Se gli investimenti si fermano senza che nel frattempo si sia rafforzato un tessuto produttivo autonomo e competitivo, il rallentamento arriva rapidamente.

Non basta aprire cantieri: bisogna cambiare la qualità della vita delle persone

Per questo è fondamentale che ogni investimento pubblico produca effetti che restino nel tempo. Non basta aprire cantieri: bisogna cambiare concretamente la qualità della vita delle persone. La riqualificazione delle abitazioni, delle strade, dei quartieri e degli spazi urbani è un esempio di investimento che continua a generare valore anche quando i lavori si concludono. Migliorare l’efficienza energetica delle case, rendere le città più sicure e accessibili, recuperare periferie e aree degradate significa creare occupazione oggi, ma soprattutto costruire benessere, dignità e coesione sociale per il futuro. Sono interventi che rendono i territori più vivibili per i cittadini e più attrattivi per le imprese.

Il ruolo della Zona Economica Speciale Unica (ZES)

In questo scenario un ruolo decisivo può essere giocato dalla Zona Economica Speciale Unica per il Mezzogiorno. La ZES Unica può diventare uno strumento concreto per attrarre investimenti nazionali e internazionali, semplificare le procedure e rafforzare la capacità produttiva del Sud. Ma deve essere utilizzata con una visione chiara: non come un’area di eccezione dove comprimere diritti e salari, bensì come un luogo in cui costruire sviluppo di qualità.

No all’abbassamento del costo del lavoro

Per la UIL l’attrattività di un territorio non si costruisce abbassando il costo del lavoro. Si costruisce con infrastrutture efficienti, con certezza normativa, con servizi pubblici adeguati e con un sistema produttivo che valorizzi competenze e professionalità. Le imprese che scelgono di investire nel Mezzogiorno devono trovare condizioni favorevoli, ma anche un contesto fondato su lavoro regolare, sicurezza, contrattazione collettiva e diritti.

La ZES Unica, insieme alle risorse del PNRR e agli investimenti pubblici, può rappresentare una svolta storica solo se inserita in una strategia industriale di lungo periodo. Non basta la stagione straordinaria dei cantieri: servono politiche industriali capaci di costruire filiere produttive, sostenere innovazione, rafforzare le imprese e creare occupazione stabile e qualificata.

Dunque occorre già adesso adoperarsi per mettere in campo una strategia di sviluppo, anche quando gli effetti del Pnrr saranno finiti per via dei termini temporali del Piano.

Il divario Nord-Sud non si supera con interventi episodici o con cicli temporanei di spesa. Si supera mettendo al centro il lavoro, la qualità dello sviluppo e la coesione sociale. La crescita del Mezzogiorno non riguarda soltanto il Sud: riguarda il futuro dell’intero Paese.

Per questo continueremo a chiedere con forza che ogni euro di investimento pubblico produca sviluppo vero, lavoro di qualità e diritti. Perché la ripresa del Mezzogiorno non può essere un episodio statistico: deve diventare una scelta politica chiara e coerente.

Il lavoro al centro

Servono responsabilità, continuità e una strategia che metta al centro il lavoro e la dignità delle persone. Il Sud non ha bisogno di promesse o di interventi straordinari destinati a esaurirsi nel tempo: ha bisogno di politiche strutturali e di investimenti che costruiscano futuro.

Se il Mezzogiorno cresce davvero, cresce l’Italia. Ma perché questo accada serve una volontà politica altrettanto forte: quella di non accettare più che il divario territoriale sia considerato un destino inevitabile.

UIL – Servizio Stato Sociale, Politiche Economiche e Fiscali, Mezzogiorno, Immigrazione

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