Il settore metalmeccanico al centro della tempesta

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06.03.2026

Una tempesta perfetta. Questa è l’immagine che può rappresentare l’attuale situazione del settore metalmeccanico italiano, alle prese con una contemporaneità di crisi ed effetti come mai accaduto in passato. Da una transizione all’elettrico non governata e regole europee assurde, che rischiano di cancellare la filiera dell’auto, dalle decine di vertenze aperte al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e a livello regionali, fino al caro energia, all’assenza di politiche industriali per programmare il futuro e strumenti straordinari per gestire i cambiamenti epocali, a partire dall’intelligenza artificiale.

CRISI INDUSTRIALI

Al di là degli annunci propagandistici del Ministro Urso, al MIMIT i tavoli di crisi aperti sono aumentati sotto la sua gestione. A gennaio 2025 erano complessivamente 58, di cui 28 attivi e 30 di monitoraggio. In poco più di un anno sono aumentati di oltre il 22%, arrivando a quota 71, di cui 41 attivi e 30 di monitoraggio.

Complessivamente sono 42 i tavoli aperti al MIMIT che interessano aziende metalmeccaniche, pari a quasi il 60% del totale. I settori più colpiti sono l’automotive, la siderurgia e l’elettrodomestico per un totale di oltre 50mila lavoratori metalmeccanici interessati, escluso l’indotto.

Se includessimo anche i tavoli regionali, arriveremmo a 115mila lavoratori metalmeccanici in circa mille vertenze.

Una situazione preoccupante che però non rientra tra le priorità della politica nazionale ed europea ma che descrive in maniera inequivocabile il rischio di desertificazione industriale.

PROSPETTIVE PER IL 2026

Il 2026 si è aperto in salita, a causa sia di una crescita italiana vicina allo zero, il continuo rallentamento della Germania che rappresenta il nostro primo mercato dell’export, il boom del caro energia dovuto anche alle nuove e continue guerre che si aprono nel mondo, oltre al mancato intervento concreto del Governo per famiglie e imprese.

Siamo di fronte a un bivio esistenziale per la manifattura italiana ed è necessario un intervento straordinario, programmato, condiviso con tutte le parti interessate, per evitare un disastro occupazionale e produttivo senza precedenti.

Occorrono responsabilità, determinazione e visione nel gestire i cambiamenti.

Non possiamo continuare a utilizzare la cassa integrazione per gestire le transizioni ma occorrono strumenti nuovi e innovativi, a partire dalla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, che accolgano le nuove richieste dei lavoratori e diano nuovo impulso e linfa alla metalmeccanica.

Con il rinnovo del contratto nazionale abbiamo rimesso al centro i diritti, le tutele e la dignità delle persone. Ora servono le politiche industriali, gli investimenti pubblici e privati, un’idea e una visione industriale che tracci la strada per i prossimi anni della manifattura nazionale.

Solo così potremo uscire dalla tempesta.

Ufficio Comunicazione UILM

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