Deserti finanziari. Quando le banche si allontanano dalle persone e dai territori

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24.09.2025

Oltre 13 milioni di italiani rischiano di rimanere tagliati fuori dal sistema finanziario. È questo lo scenario che emerge dall’analisi del Centro Studi Uilca sulla progressiva chiusura delle filiali nel Paese, un fenomeno che sta creando veri e propri “deserti finanziari” soprattutto nelle aree più periferiche. I dati, elaborati sulla base della classificazione della Strategia Nazionale delle Aree Interne, fotografano una realtà in cui l’accesso ai servizi bancari essenziali diventa sempre più difficile, amplificando così le disuguaglianze tra piccoli comuni, già fragili, e centri urbani. Nelle cosiddette “Aree Interne” – territori distanti dai principali centri di servizi – vive il 22,6% della popolazione italiana, ma si concentra appena il 23,1% degli sportelli bancari attivi, pari a 4.549 filiali. Un dato che nasconde una tendenza preoccupante. Nell’ultimo anno, delle 614 filiali chiuse in tutta Italia, ben 135 si trovavano nelle Aree Interne, a fronte di sole 34 nuove aperture.

Il problema delle aree interne

Ma il dato più drammatico riguarda i comuni completamente privi di sportelli bancari: sono 3.380, dove vivono 4,6 milioni di persone. Di questi, 1.980 si trovano nelle Aree Interne, oltre 2 milioni di cittadini senza alcun accesso fisico ai servizi di credito. Le banche tendono a concentrare sempre più gli investimenti nei centri urbani, abbandonando territori già fragili dal punto di vista economico e sociale.

“La desertificazione bancaria è un fatto concreto, non un luogo comune”, denuncia con forza Fulvio Furlan, segretario generale Uilca. “Crediamo che le banche, invece di limitarsi ad adeguarsi a questo fenomeno, possano diventare il traino per invertire questa tendenza negativa”. E sottolinea come gli istituti di credito abbiano la possibilità di svolgere un ruolo sociale cruciale: “Le banche possono garantire servizi essenziali, come hanno dimostrato durante la pandemia, a persone che altrimenti restano isolate e penalizzate dal sistema”.

Assenza di filiali e ripercussioni sullo sviluppo economico

Roberto Telatin, responsabile del Centro Studi Uilca, ribadisce la necessità di “portare le filiali bancarie vicino alle persone, per sostenerle nelle scelte economiche”. Un’esigenza che si fa ancora più urgente in un momento storico caratterizzato da inflazione crescente e stagnazione salariale. L’assenza di filiali bancarie, infatti, non è solo una questione di servizio al cliente, ma ha ripercussioni concrete sullo sviluppo economico dei territori. La mancanza di accesso fisico al credito limita, infatti, le possibilità di famiglie e imprese di ottenere finanziamenti, ostacolando investimenti e crescita proprio nelle aree che ne avrebbero più bisogno.

Durante la pandemia, le banche sono state comprese tra i servizi più essenziali, a conferma del loro ruolo strategico nel tessuto sociale ed economico del Paese. Solo attraverso un approccio che coinvolga politica, sindacato, istituzioni, banche e territori, sarà possibile invertire questa tendenza offrendo l’accesso ai servizi finanziari a tutte le persone, indipendentemente dal luogo in cui vivono.

Ufficio Comunicazione Uilca

 

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