Decarbonizzazione: come costruire un futuro a emissioni zero
11.06.2025
Il recente Rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), presentato nel corso del convegno “Decarbonizzazione: costruire un futuro a emissioni zero”, offre un quadro articolato della dinamica emissiva nazionale. Un’analisi che restituisce un’Italia in chiaroscuro: da un lato, segnali incoraggianti derivanti dalla decarbonizzazione del comparto elettrico; dall’altro, criticità persistenti – e in alcuni casi aggravate – soprattutto nel settore dei trasporti, che continua a rappresentare una delle principali fonti emissive.
Progressi
Nel 2024, si registra una riduzione del 3% delle emissioni complessive di gas serra rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto all’evoluzione del mix di produzione elettrica, con un progressivo abbandono delle fonti fossili a favore di tecnologie a minore impatto climatico. Il settore elettrico, infatti, ha ridotto le proprie emissioni del 64% rispetto al 1990, dimostrando come l’innovazione tecnologica e le politiche industriali mirate possano incidere positivamente sugli obiettivi ambientali.
Criticità
A fronte di questi progressi, tuttavia, il settore dei trasporti continua a rappresentare una criticità strutturale: oggi è responsabile del 28% delle emissioni totali, con un incremento del 6,7% rispetto al 1990. Il dato è reso ancor più allarmante dal fatto che oltre il 90% di tali emissioni è attribuibile al trasporto stradale privato. A pesare è soprattutto la vetustà e l’elevata motorizzazione del parco circolante, ancora fortemente dipendente da alimentazioni tradizionali (benzina e gasolio). È evidente come le determinanti socioeconomiche – redditi stagnanti, carenze infrastrutturali, insufficienti alternative di mobilità collettiva – stiano frenando il necessario riequilibrio modale verso un sistema di trasporto pubblico sostenibile, accessibile e interconnesso. Un ritardo che si traduce in maggiori emissioni, diseguaglianze territoriali e penalizzazione di lavoratrici e lavoratori, in particolare nelle aree interne e nelle periferie urbane.
Il Rapporto ISPRA fotografa anche l’andamento delle emissioni italiane dal 1990 al 2023: un calo complessivo del 26,4%, con una riduzione da 518 a 385 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. I settori maggiormente emissivi, oltre ai trasporti, restano il residenziale (18%), l’industria manifatturiera (13%), l’agricoltura (8%), i processi industriali (6%) e la gestione dei rifiuti (5%).
Italia in linea con gli obiettivi del Green Deal
L’Italia risulta sostanzialmente in linea con due dei tre principali obiettivi del Green Deal europeo: la riduzione del 62% delle emissioni nei settori ETS (impianti energivori, aviazione, trasporto marittimo) e il target LULUCF ((Land Use, Land-use Change and Forestry) per l’assorbimento di CO₂ da parte di suoli e foreste. Tuttavia, le proiezioni sull’Effort Sharing – che riguarda proprio i settori non ETS, tra cui trasporti, residenziale e rifiuti – evidenziano un preoccupante scostamento rispetto agli obiettivi assegnati.
ISPRA segnala come l’Italia abbia già superato i tetti emissivi annuali stabiliti per gli anni 2021, 2022 e 2023, in controtendenza rispetto al decennio precedente. La causa principale risiede nella crescita delle emissioni legate al trasporto su strada e nella scarsa incisività delle misure di efficienza nel comparto residenziale. Il rischio di compromettere la traiettoria di neutralità climatica al 2050 impone una riflessione approfondita sulle scelte di politica industriale, energetica e infrastrutturale. Occorre un deciso cambio di passo da parte delle istituzioni, attraverso misure strutturali e coerenti con il principio di giusta transizione: investimenti pubblici mirati, riconversione ecologica dell’industria, rafforzamento del trasporto pubblico locale, promozione della mobilità sostenibile e sostegno alle famiglie e ai lavoratori nella transizione.
La posizione della UIL
Per la UIL, la transizione ecologica non può esaurirsi in una mera contabilizzazione delle tonnellate di CO₂ evitate. Va costruita attorno al lavoro: dignitoso, sicuro, stabile e qualificato. È necessario integrare le politiche climatiche con quelle occupazionali, affinché i processi di decarbonizzazione non generino esclusione sociale o nuove forme di precarietà. Serve una governance partecipata della transizione, che coinvolga le parti sociali e valorizzi il ruolo strategico delle lavoratrici e dei lavoratori nella riconversione del sistema produttivo.
La sfida è ormai ineludibile: la questione ambientale e climatica esige risposte immediate, che tuttavia non possono prescindere da un saldo ancoraggio ai principi di giustizia sociale, poiché solo una transizione fondata sul lavoro e guidata dalla partecipazione e dalla democrazia potrà dirsi realmente giusta.
UIL Servizio Contrattazione Privata, Rappresentanza, Politiche Settoriali, Ambiente
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