Addio alla Gigafactory di Termoli. Perché le politiche green possono essere ideologiche
18.02.2026
Il 9 febbraio è arrivata la conferma definitiva di ciò che temevamo: la gigafactory di Termoli non si farà. La direzione di ACC, joint venture tra Stellantis, Mercedes e TotalEnergies, ha comunicato alle sigle sindacali che il progetto è accantonato, sia Italia sia in Germania.
La vicenda di Termoli è l’ennesima dimostrazione di quanto fallimentari siano le politiche europee sulla transizione all’elettrico nel settore automotive: concepite male e realizzate in modo ancora peggiore, mettendo in ginocchio l’industria dell’auto senza purtroppo nemmeno alcun beneficio tangibile per l’ambiente. Anziché procedere per gradi, attraverso un percorso coerente e riformista di trasformazione dell’industria, allestimento delle infrastrutture e incentivi all’acquisto, si è scelto di procedere con multe e divieti secondo quella filosofia ordoliberista che tanti disastri ha prodotto in Europa.
Le politiche contradditorie del Governo
Inoltre, la vicenda di Termoli attesta anche quanto contraddittoria e controproducente sia stata l’azione del Governo sul settore, proprio nelle fasi decisive in cui si doveva finalizzare il progetto della fabbrica di batterie a Termoli. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha reagito alle problematiche che via via si presentavano con scelte che non solo non hanno aiutato il comparto, ma hanno addirittura aggravato la situazione. Il comportamento del MIMIT è stato paradossale: al tavolo tecnico a cui hanno partecipato ministero, imprese e sindacato si era giunti a conclusioni quasi del tutto condivise, vale a dire la necessità di ridurre il costo dell’energia, l’utilizzo del fondo Automotive per investimenti innovativi, il rafforzamento degli ammortizzatori sociali e la creazione di strumenti utili a mantenere al lavoro, in modo dignitoso e produttivo, sui lavoratori con ridotte capacità lavorative, che con l’allungamento dell’età pensionabile rappresentano una questione sempre più rilevante nella manifattura di massa.
Ebbene, a dispetto di tutte le analisi e di tutte le conclusioni, il governo ha ritirato e dirottato altrove i fondi destinati all’automotive e ha addirittura minacciato di spingere ulteriormente Stellantis fuori dall’Italia, prefigurando come imminente l’arrivo di nuovi player cinesi che, però, non si sono mai palesati.
Si a immediate produzioni meccaniche
A questo punto, l’unico modo concreto per salvaguardare lo stabilimento di Termoli diventa l’arrivo immediato di produzioni meccaniche. Stellantis, dopo la notizia della fine della gigafactory, ha garantito il suo impegno per una prospettiva industriale per Termoli, con l’arrivo del cambio per vetture ibride denominato EDCT e l’ammodernamento del motore GSE ad Euro 7, ma non ha ancora fornito i necessari dettagli operativi.
Per queste ragioni abbiamo fissato per il giorno 6 marzo un incontro con la Direzione di Stellantis, nel quale ci aspettiamo un piano operativo.
Dopo la mancata realizzazione della fabbrica di batterie devono esserci scelte industriali chiare e coerenti: Termoli deve ricevere nuovi prodotti, in grado di garantire continuità produttiva, occupazione e prospettive di lungo periodo. Inoltre, si deve garantire l’occupazione dei trentaquattro lavoratori italiani, di cui ventuno ex Stellantis, già assunti da ACC e attualmente in Francia, chiedendo a Stellantis di riassumerli.
Necessaria una politica dell’automitive meno autolesionista
Termoli per 54 anni è stata leader nella produzione di motori e di cambi, accumulando competenze e professionalità irrinunciabili. Il futuro prossimo dello stabilimento deve essere legato alle meccaniche, ai motori e ai cambi per vetture ibride, settori nei quali Termoli ha dimostrato, nel tempo, di essere un’eccellenza.
Tutto ciò nella speranza che l’Italia e l’UE si risolvano ad adottare una politica sull’auto quanto meno non autolesionista. Oggi sarebbe difatti ragionevole puntare sull’ibrido, con immediati vantaggi per l’industria, per i lavoratori, per i consumatori e finanche per il benessere dell’ambiente.
Ufficio stampa UILM
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