Il fardello economico del Gender Pay Gap

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19.01.2022

Il tema del gender pay gap è uno di quelli di cui si parla tanto. Da anni e anni. Senza, però, arrivare a mai soluzioni e conclusioni che siano realmente definitive e migliorative di una condizione che resta un bagaglio pesantissimo per la società e l’economia.

Le donne scontano numerosi retaggi culturali e altrettante difficoltà quotidiane, nella vita e nel lavoro.

La Commissione Europea ha proposto una Direttiva per la trasparenza retributiva di genere. Una Direttiva che, però, sebbene rappresenti un passo in avanti, non piace del tutto al sindacato europeo. Non solo perché non è risolutiva nei tempi ( l’Etuc ha stimato che di questo passo le differenze salariali tra donne e uomini   si colmeranno solo nel prossimo secolo) ma anche perché alcune misure non vanno nella giusta direzione.

I buoni principi contenuti nel documento, infatti, non offrono nel contempo gli strumenti necessari perché siano attuati e messi in pratica nei vari Stati dell’Ue.

Tra le indicazioni della Direttiva segnaliamo, il superamento della segretezza sulle retribuzioni, in particolare nelle grandi aziende, oltre 250 dipendenti.

Questo significa, cioè, che le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto a ottenere informazioni sulle retribuzioni e sulle eventuali forbici salariali tra donne e uomini, ma solo nelle realtà produttive più grandi. Qualora questa forbice superi il 5% senza giustificazioni neutre e oggettive si può avviare una rivalutazione generale degli equilibri salariali.  Il punto critico – e probabilmente l’inghippo – sta nel metodo della trattativa: senza gli strumenti giusti per negoziare il cambiamento, ha sottolineato Esther Lynch,  vice Segretaria generale del sindacato europeo Etuc, i tempi potrebbero allungarsi ancora di più. Rendendo vana tutta la procedura. Troppo macchinosa, insomma, e senza un chiaro riferimento alle organizzazioni sindacali.

In più, resterebbero fuori di fatto tutte le piccole e medie imprese, che in Italia rappresentano la percentuale più alta di aziende. Di fatto, ha sottolineato anche il Segretario della Uil, Bombardieri, i 2/3 dei lavoratori europei sarebbero esclusi dal monitoraggio. In una realtà come quella italiana, solo il 21%  delle lavoratrici e dei lavoratori potrebbero giovare dell’applicazione della direttiva in tema di   trasparenza salariale.

La Direttiva Europea per la trasparenza retributiva di genere, insomma, non funziona. È importante un forte impegno da parte dei nostri europarlamentari perché venga modificata.

Del resto, il gender pay gap non è una questione “femminile” ma una questione economica oltre che di equità e giustizia. E non è più tollerabile una forbice così ampia tra le retribuzioni uomo / donna. Non ha basi economiche, non ha vantaggi di nessun genere. Acuisce solo quelle disuguaglianze che stanno minando la coesione sociale e frenando la reale crescita economica.

In questo articolo, abbiamo già parlato di quanto le donne abbiano pagato il prezzo della crisi occupazionale dovuta al Covid. In un contesto generale in cui mancano infrastrutture sociali, un welfare efficace per sostenere realmente il carico familiare, i tempi di conciliazione vita – lavoro, il gender pay gap è solo un altro motivo per tenere fuori le donne, anche culturalmente, dal mercato del lavoro. Dall’economia in generale. Perdendo e disperdendo un valore enorme.

 

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