Welfare: quale modello per il futuro?

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11.05.2022

Quale modello di welfare per il futuro? Le difficoltà degli ultimi due anni, segnati dalla pandemia, hanno avuto il merito di aprire riflessioni in vari ambiti. Sono emersi chiaramente i problemi strutturali nel contesto economico – sociale del Paese.

In particolare, vogliamo affrontare il tema del welfare italiano. Non si tratta di un argomento nuovo. Le difficoltà emerse nel corso del biennio Covid-19 hanno solo acceso la luce su una serie di criticità già presenti. Ora, però, si chiedono risposte nuove, capaci di rimodellare il volto del sistema sociale italiano.

Il contesto pubblico ha assunto una rilevanza che sembrava essersi persa.

La richiesta di aiuti e sostegni allo Stato è aumentata.

Così come l’interesse, o meglio, l’esigenza da parte delle persone di essere ascoltati. E di vedere tradotti in misure e scelte politiche i bisogni espressi. La domanda di welfare, insomma, è aumentata non solo nella quantità, quanto nel bisogno interiore di avere una “cosa pubblica” che dialoga sinceramente con i problemi reali dei cittadini. E risponde.

Di contro, l’altro asse del welfare, il cosiddetto “secondo welfare” non è stato messo da parte. Aziende, fondazioni, organizzazioni sociali, enti hanno messo in campo idee, progetti e impegno per rispondere alle esigenze delle persone. In particolare, lo sforzo di aziende e sindacati per migliorare le relazioni industriali e dare vita a un welfare aziendale innovativo ed efficace è stato rilevante.

A fare il punto sulla situazione del sistema di welfare è Quinto Rapporto sul secondo welfare. Suggestivo il titolo “Il ritorno dello Stato sociale? Mercato, Terzo Settore e comunità oltre la pandemia” per un’analisi che approfondisce il bisogno di un’azione sinergica tra tutti i protagonisti, pubblici e privati, della complessa macchina del benessere sociale.

Il Rapporto segnala la necessità reale di una collaborazione tra il “welfare state” e il “secondo welfare” (aziendale, filantropico, territoriale). L’ipotesi è che una rete solida di misure di welfare a più livelli possa rispondere realmente alla tutela del benessere sociale e lavorativo.

Negli ultimi anni sono state introdotte novità importanti in materia di welfare pubblico.

Basti pensare a reddito di cittadinanza, al Rem (reddito di emergenza), all’assegno unico universale per i figli a carico, alla riforma del Terzo Settore (che però necessita ancora di decreti attuativi per decollare). Passi sicuramente importanti, ma che non esauriscono il bisogno sociale di tutela, soprattutto per le fasce più deboli della società. Poveri, emarginati, donne, giovani, minori, disabili, anziani non autosufficienti, famiglie numerose, lavoratori poveri.  Persone che soffrono un disagio forte o che sono più esposte a rischi sociali e che necessitano di politiche di welfare più strutturate. In questo le citate misure introdotte negli ultimi anni hanno avuto un impatto positivo, anche se ancora non sufficiente a colmare le grandi e gravi diseguaglianze del Paese.

Non solo pubblico.

Anche il welfare di secondo livello, se possiamo chiamarlo così mutuando i livelli della contrattazione sindacale, ha la sua importanza nel sostenere le persone e il lavoro. Basti pensare alla forte espansione che il welfare contrattuale sta vivendo negli ultimi anni soprattutto in ambiti come

  • la formazione
  • il sostegno allo studio
  • la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
  • la previdenza complementare
  • la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (genitorialità condivisa)
  • lo smartworking.

Il combinato disposto del welfare pubblico, pilastro indispensabile, e di quello secondario e contrattuale può generare una spirale positiva in grado di contenere le disuguaglianze sociali e promuovere una migliore qualità della vita delle persone.

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