Terziario fragile, tra bassi salari e contratti pirata

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15.01.2026

La povertà non è solo una questione di disoccupazione. Nel terziario italiano la povertà ha il volto di chi lavora, spesso a tempo parziale, a chiamata, nei weekend e nei festivi. E cresce dentro un sistema che moltiplica i contratti, in un proliferare di accordi pirata in cui si riducono paghe e tutele.

È questa la fotografia scattata da Paolo Andreani, segretario generale della Uiltucs, che descrive come è diventato questo settore centrale per l’economia del Paese: sempre più fragile dal punto di vista dei redditi e della qualità del lavoro.

Turismo, commercio e servizi concentrano oggi una quota rilevante dell’occupazione, ma anche una percentuale altissima di lavoro discontinuo.

Troppo part-time involontario

Secondo i dati elaborati dalla Uiltucs, nel terziario il part-time involontario riguarda una fetta consistente degli addetti, in larga parte donne, con orari ridotti che non consentono di raggiungere una retribuzione sufficiente né di costruire una prospettiva previdenziale adeguata. Il risultato è il paradosso: chi lavora resta povero.

A pesare è la forte stagionalità, soprattutto nel turismo, dove l’alternanza tra periodi di piena attività e lunghi stop occupazionali si traduce in redditi intermittenti. Ma incide anche il modello organizzativo fondato su appalti, subappalti e terziarizzazioni, che comprime il costo del lavoro e scarica il rischio d’impresa sui lavoratori. Un meccanismo che, come sottolinea Andreani, amplifica il fenomeno del lavoro povero e rende strutturale l’impoverimento salariale.

La proliferazione di contratti pirata

In questo contesto si inserisce la proliferazione dei contratti collettivi cosiddetti “pirata”.

Nel settore terziario i contratti depositati sono oltre mille, ma solo una piccolissima parte è realmente rappresentativa. Gli altri, sono sottoscritti da associazioni prive di un reale peso negoziale, abbassano salari e diritti, producendo dumping contrattuale.

Andreani lo spiega con un esempio pratico: “Si arriva ad avere due supermercati vicini, con lo stesso lavoro e lo stesso orario, ma differenze di retribuzione anche di migliaia di euro all’anno”. Fino “a 7mila euro l’anno”, osserva Andreani.

Necessario rafforzare la contrattazione collettiva nazionale

La risposta della Uiltucs va in direzione opposta: rafforzare la contrattazione collettiva nazionale, chiudere i rinnovi senza ritardi e contrastare la frammentazione contrattuale. Tra le priorità indicate ci sono aumenti salariali strutturali, maggiorazioni più elevate per il lavoro domenicale e festivo e l’introduzione di un monte ore minimo garantito, indispensabile per evitare che il lavoro si trasformi in una trappola di povertà anche sul piano previdenziale.

L’analisi restituisce l’immagine di un terziario che continua a crescere in termini occupazionali, ma senza redistribuire valore.

Una crescita che, se non accompagnata da regole chiare e da contratti solidi, rischia di poggiare su basi sempre più fragili, con un costo sociale destinato ad aumentare. A farne le spese sempre loro: le lavoratrici e i lavoratori, nuovi poveri con un futuro fragile in una società sempre più inospitale e invivibile.

Ufficio Comunicazione UilTucs

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