Salute mentale: l’anello debole dei sistemi sanitari

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10.10.2025

In occasione della 12ª edizione della Giornata Mondiale per la Salute Mentale, ci troviamo a riflettere in un contesto globale infiammato da guerre, crisi, disuguaglianze marcate con un’umanità smarrita e disorientata, dove interessi economici e logiche di potere sembrano aver preso il posto dei valori umani fondamentali.

La questione è così complessa poiché, la salute mentale di un individuo oltre alle specifiche patologie, è minacciata sempre più spesso dallo stress e dalla paura, creando un terreno favorevole a disturbi di stress post-traumatico, ansia e depressione. In un clima così carico di tensioni, che generano e aggravano ansie e paure per il futuro, la nostra salute mentale è sempre più fragile e compromessa, al punto che parlare oggi di sensibilizzazione appare insufficiente e quasi retorico.

Crisi globali e fragilità sociale

Le crisi economiche e ambientali, le fragilità sociali e le emergenze sanitarie, come dimostrato dalla pandemia da Covid-19, hanno inciso profondamente sul benessere psicologico, colpendo in particolare bambini, giovani adulti e anziani. In Italia, oltre 16 milioni di persone lamentano disturbi psicologici di varia entità, e circa un quinto della popolazione sperimenterà un disturbo mentale nel corso della vita. Nonostante ciò, la risposta pubblica resta debole, con una spesa stagnante (appena il 3% della spesa sanitaria totale), una forte carenza di personale, e disparità regionali marcate.

Eppure, prevenzione e cura non sono solo un’opzione, sono l’unica direzione possibile. Lo ribadiscono anche i rapporti internazionali più recenti, come il World Mental Health Report e il Mental Health Atlas 2024 dell’OMS, che lanciano un appello chiaro: investire ora, e farlo in modo sistemico e strutturato.

Un miliardo di persone al mondo convive con disturbi mentali

Un quadro globale allarmante, un miliardo di persone convive con disturbi mentali, eppure la salute mentale continua a rappresentare l’anello debole dei sistemi sanitari come accade nel nostro Paese. Di recente è stato presentato il nuovo Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025–2030, il cui impianto generale si basa sui percorsi di promozione, di prevenzione e cura e, benché i principi di base che muovono le indicazioni siano condivisibili, vi sono alcuni aspetti critici del modello presentato che suscitano perplessità.

Un approccio troppo incentrato sugli stili di vita individuali e poco attento ai determinanti sociali, economici e relazionali che incidono profondamente sul benessere mentale. Il Piano mescola interventi su malattie, disagi e dipendenze senza chiarire i ruoli tra cure primarie e servizi specialistici, una rete territoriale troppo fragile e la mancanza totale di un finanziamento adeguato.

Bisogna fare di più e meglio

In questa giornata la nostra postura è quella di ribadire e sollecitare il governo a fare di più e meglio, perché la salute mentale non è bene accessorio, è un diritto e come tale deve diventare una priorità politica e sociale.

Per questo, occorre distinguere e intervenire: i determinanti economici, sociali e culturali sono fondamentali per mettere a sistema le azioni, attraverso investimenti seri, servizi territoriali capillari, integrati con quelli sociali e sanitari; un piano nazionale fondato sull’inclusione, sulla prevenzione collettiva e sulla tutela della dignità umana riaffermando i principi fondamentali della legge Basaglia.

Serve anche una riforma profonda, i servizi vanno ripensati per essere più accessibili, più vicini alle comunità e capaci di rispondere al bisogno crescente soprattutto delle nuove generazioni, come UIL, oggi riaffermiamo con chiarezza che la tutela della salute, e della salute mentale in particolare, è un atto democratico, è sviluppo, è futuro.

UIL Servizio Stato Sociale, Politiche Economiche e Fiscali, Immigrazione

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