Recensione del film “ARIAFERMA”

3' di lettura

21.01.2022

Regia: Lorenzo di Costanzo
Interpreti: Toni Servillo, Silvio Orlando, Fabrizio Ferracane

A causa di un ritardo burocratico 12 detenuti vengono trattenuti, in attesa di trasferimento, nel loro vecchio carcere ormai in dismissione. Tutte le attività sono sospese. Uso della cucina e visite familiari comprese. Un disagio di pochi giorni, si sentono ripetere, condiviso dai pochi agenti di custodia rimasti a compiere il loro dovere in un contesto fuori dalla norma.

Leonardo Di Costanzo immerge i personaggi in uno spazio enorme e strettissimo allo stesso tempo, lasciando che siano i loro gesti, le espressioni, la posizione dei loro corpi a raccontare al pubblico relazioni e conflitti. In primo piano viene posto il rapporto del capo degli agenti, Gaetano Gargiulo, con il leader di fatto dei detenuti, Carmine Lagioia. Entrambi si trovano al centro di una spirale crescente di tensione alimentata tanto dal malcontento dei detenuti quanto dal nervosismo degli agenti. Sullo sfondo la sintesi della condizione carceraria, fatta di ambienti fatiscenti e complessità gestionali. Ma anche, e su questo Di Costanzo punta tutto, la difficoltà di entrambe le parti ad esprimersi secondo il proprio senso di umanità, dovendo continuamente preservare il rispetto delle regole e dei ruoli reciproci.

In questo inconsueto scenario, l’attenzione dello spettatore viene indirizzata verso l’unico elemento che sembra in grado di distinguere le vite di Gargiulo (Servillo) e Lagioia (Orlando): i detenuti si trovano in carcere a causa dei loro errori, certo, quindi loro malgrado sono lì per viverci; gli agenti di custodia, invece, sono lì per svolgere il loro lavoro. O quantomeno così dovrebbe essere, così dovrebbe sembrare. Ogni interprete da vita ad un personaggio, grande o piccolo, che prende il suo posto in un disegno corale, dove il valore della riabilitazione detentiva si dissipa nel suo stesso ossimoro. Servillo e Orlando, poi, sono magnetici, impegnati in una interpretazione fuori dai loro canoni, anche per attori tanto pregiati ed esperti.

È dunque una storia di vite che si intrecciano rimanendo ferme, confinate da una parte e dall’atra delle sbarre. E anche se ogni riferimento geografico viene tralasciato, sotto l’egida di un lontanissimo ministero, è possibile indugiare sulla vita di una categoria lavorativa del nostro paese, gli agenti di custodia, rappresentati nel modo migliore possibile: uomini e professionisti che sanno bene quanto svolgere il proprio compito non si limita al posto di lavoro che si occupa, ma ha a che fare soprattutto con la conoscenza del mestiere.

 

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