Netflix licenzia 150 dipendenti: in sofferenza il colosso dello streaming

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19.05.2022

Netflix annaspa. Alcune settimane fa il colosso dello streaming ha reso noto l’enorme calo di abbonati, 200mila nel mondo, registrato nel primo trimestre dell’anno. Sembra che il trend negativo sia destinato a perdurare e a portare a una ulteriore flessione verso il basso. Le previsioni della società statunitense, infatti, indicano che nel prossimo trimestre, ad abbandonare la piattaforma, saranno ben 2 milioni di abbonati.

La notizia di oggi, però, è un’altra anche se strettamente correlata alla nostra premessa: Netflix licenzierà 150 dipendenti. Chiariamo che in tutto il mondo, la piattaforma conta 11mila dipendenti e che molti di quelli che perderanno il lavoro risiedono negli Stati Uniti.

NETFLIX TAGLIA E LICENZIA 150 DIPENDENTI

È stata la stessa società a riferire che, a causa del rallentamento della crescita, alcune persone dovranno lasciare il proprio posto di lavoro. Nella nota diffusa alla stampa si legge: “Purtroppo, oggi lasciamo andare 150 dipendenti, per lo più statunitensi. Questi cambiamenti si verificano principalmente per esigenze aziendali piuttosto che da prestazioni individuali. Il che li rende particolarmente difficili perché nessuno di noi vuole dire addio a colleghi così capaci. Stiamo lavorando duramente per sostenerli in questa difficile transizione”.

Netflix specifica dunque che nessun dipendente perde il proprio posto perché non altezza del ruolo che ricopre in azienda. Accade solo ed esclusivamente per “esigenze aziendali”. Non è ancora chiaro come si traduca in termini pratici il “sostegno in questa difficile transizione”; sembra che la dirigenza farà in modo di recuperare terreno, ma non ha ancora mai fatto menzione di un possibile reinserimento delle risorse che verranno tagliate.

Inoltre, la rivista Variety ha reso noto che, a seguito della perdita registrata, il gigante dello streaming avrebbe licenziato, in tronco, altri 25 dipendenti del settore marketing.

COME PROTEGGERE LAVORATRICI E LAVORATORI DAI LICENZIAMENTI DELLE GRANDI MULTINAZIONALI?

Nel caso specifico i licenziamenti sono dettati da una crisi economica, riflesso anche dai cambiamenti assestati dalla guerra in Ucraina e, come molte aziende, anche Netflix ne sta risentendo. In tal senso, lavoratrici e lavoratori che non avranno più il proprio posto di lavoro dovranno sicuramente confrontarsi con gli ammortizzatori sociali regolamentati dal Paese di appartenenza, in questo caso gli Stati Uniti.

Considerata la possibilità di un riverbero europeo, dato che le multinazionali tra cui Netflix possiedono basi operative in ogni Paese, bisogna guardare alla conservazione dei posti di lavoro di lavoratrici e lavoratori delle grandi multinazionali. Da qui la necessità di costruire un’Europa sociale che, insieme alla libertà di impresa, vada a tutelare lavoratrici e lavoratori. Ciò in modo da garantire loro benessere e reti di protezioni contro i licenziamenti, appunto, di multinazionali non comunitarie. Inoltre, va contrastata la logica del profitto che porta a dumping, delocalizzazioni e sfruttamento. È ciò che sostiene fortemente Luca Visentini, Segretario Generale Confederazione europea dei sindacati.

I PROSSIMI PASSI

A questo punto, ci si chiede come si rimetterà in piedi Netflix? Ci sarà una totale inversione di rotta? Il CO-CEO della società, Rees Hatings, ha dichiarato che attualmente l’azienda sta pensando a un nuovo lancio che dovrebbe essere più economico e con il supporto della pubblicità. Inoltre, sembra che non esisteranno più i pacchetti e che gli utenti pagheranno cifre differenti a seconda di quanti profili si creeranno per uno stesso account. Attualmente il piano offerto è di certo uno dei più convenienti, ma sembra che non basti più.

Resta da capire se le modifiche del piano di abbonamento andranno a incrementare i ricavi o se, la troppa e variegata concorrenza, stia mettendo definitivamente Netflix spalle al muro. La riflessione diventa più ampia quando si guarda ai competitor. La domanda che sorge spontanea è: non potrebbe essere l’offerta a non convincere più gli utenti? Questo è un tema che di certo l’azienda avrà tenuto in considerazione. Per adesso, comunque, non ha mai messo in dubbio, almeno esplicitamente, il catalogo offerto, né le produzioni che, per circa dieci anni, le hanno permesso di essere uno tra i giganti dello streaming, se non IL gigante dello streaming.

Tutto ciò, purché a pagare non siano lavoratrici e lavoratori in primis e, a valle, anche gli utenti.

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