Meno studenti, meno cattedre. Perché il Governo sta sprecando un’occasione storica
23.06.2025
L’inverno demografico è una realtà con cui l’Italia deve fare i conti. I numeri parlano chiaro: nel 2025/26 ci saranno 134mila studenti in meno nelle nostre scuole. Un dato allarmante, che conferma una tendenza ormai strutturale. Ma ciò che dovrebbe essere un campanello d’allarme per ripensare il sistema scolastico si sta trasformando, ancora una volta, in un’occasione sprecata.
Di fronte a una riduzione della popolazione scolastica, il Governo sceglie la strada più semplice e più miope: tagliare le cattedre. Sono 5.667 i posti in meno previsti per il prossimo anno, secondo quanto indicato dal decreto interministeriale Mim-Mef.
Questo è un taglio che ignora completamente la possibilità – e la necessità – di investire in una scuola più inclusiva, più moderna, più efficace.
La denatalità, al contrario, potrebbe rappresentare un’opportunità per cambiare passo: classi meno numerose, maggiore personalizzazione dell’insegnamento, miglioramento del clima educativo, maggiore attenzione agli alunni fragili, potenziamento del tempo a scuola. Tutti obiettivi possibili, solo se si decidesse di ridurre il numero degli alunni per classe. Un’occasione anche per valorizzare ancora di più il lavoro dell’insegnante.
È questa la posizione che la Uil Scuola Rua porta avanti da anni: meno alunni non significa meno bisogno di insegnanti, ma più possibilità di fare buona scuola. Invece, si continua a tagliare, a comprimere, a intervenire solo sulla base della spesa, non dei bisogni educativi.
Il Governo dichiara di voler ridurre le cosiddette “classi pollaio”, ma i dati smentiscono tutto ciò: nella secondaria di secondo grado restano oltre 5.900 classi con più di 28 alunni. Una contraddizione, aggravata dal fatto che non si stabilizzano i docenti precari, soprattutto sul sostegno, dove l’unica soluzione seria è la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto.
La denatalità non deve diventare un alibi per impoverire ulteriormente la scuola statale. Deve essere, al contrario, l’occasione per ripensarla con coraggio e lungimiranza, per ridarle centralità, per trasformarla in uno spazio in cui ogni studente, a prescindere dal numero, possa crescere, apprendere e costruire il proprio futuro.
Tagliare adesso significa condannare il Paese a una spirale di disinvestimento educativo, proprio quando servirebbe l’esatto opposto. La scuola non ha bisogno di calcoli ragionieristici, ma di visione, coraggio e scelte politiche all’altezza della sfida demografica.
Ufficio Comunicazione UILSCUOLA
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