Le origini del Mutuo Soccorso in Italia. Da uno studio di Rinaldo Rigola
11.08.2025
Le società di mutuo soccorso sono comparse in Europa tra il XIX e il XX secolo, a seguito dei cambiamenti socio-economici tumultuosi portati dalla Rivoluzione industriale. Esse, infatti, rappresentarono uno strumento importate di solidarietà – fuori dalle vecchie logiche della carità – tra quei lavoratori che erano costretti a subire le conseguenze dei repentini cambiamenti che il mondo della produzione e del lavoro stava affrontando. Uno strumento di welfare, certo, ma anche di liberazione, basato sul principio della fratellanza tra tutti i soci, di democrazia (“una testa un voto”) e di autogestione, fuori da ogni controllo del potere pubblico. Per raccontare questa storia, abbiamo scelto alcuni stralci di un libro scritto dal socialista riformista Rinaldo Rigola (“Storia del movimento operaio italiano”, Arcadia edizioni, 2024), colui che fu uno dei principali artefici del primo sindacato confederale italiano, costituendo la CGdL nel 1906.
“Dal 1848 al 1860 le nuove Società di Mutuo Soccorso si sviluppano lentamente o, per meglio dire, si sviluppano soltanto in Piemonte. Nel 1850 si contano in tutto, in Italia, 64 associazioni mutualistiche, ma nel 1862 esse sono già salite a 113; e alla fine del 1871 raggiungono un totale di 1.545 e cinque anni più tardi sono diventate 5.000. Lo sviluppo segue la rivoluzione nazionale. […] Nei primordi — secondo il Cabrini — la mutualità italiana presenta i seguenti caratteri: d) essa è fortemente influenzala dalle vedute politiche dei partiti repubblicano e democratico; b) le mutue non rivestono carattere professionale che nei centri importanti; c) la grande maggioranza di queste società accolgono tutti i lavoratori e sono aperte ai rappresentanti delle più diverse classi sociali.
Le tendenze repubblicane di queste mutue le portano quasi tutte a nominare Garibaldi o Mazzini loro presidenti onorari; esse appoggiano il partito repubblicano, anche quando non sono ufficialmente aderenti ad esso e ne appoggiano tutte le iniziative politiche sociali.
Gli sforzi fatti dalle mutue per riunirsi in un fascio nazionale, sono direttamente ispirali dalle dottrine di Mazzini. […]. La «Fratellanza artigiana di Firenze» tenta di trasformarsi in «Fratellanza artigiana nazionale» (IX congresso operaio italiano, settembre 1861) ma essa non riesce dopo dieci anni di propaganda che a raggruppare 5000 membri ripartiti in 87 collegi. Il XII Congresso di Roma (1870) elabora il «Patto di Fratellanza», il quale, se non riuscì a riunire tutte le mutue in un fascio, contribuì però a coltivare in questi gruppi operai le aspirazioni democratiche e a gettare i primi semi di una legislazione sociale.
Nei centri industriali le Società di M. S. hanno carattere nettamente professionale. […]. Lo sviluppo delle mutue si fa più rapido col volgere degli anni. Se nel 1885 si contavano circa 5000 mutue, l’anno 1894 si chiude con un totale di 6722 società. A cominciare da questo momento la crescita delle mutue sembra arrestarsi. Alla fine del 1904, le statistiche accusano un totale di 6535 mutue ed il loro numero continua a decrescere. Il fenomeno è dovuto in parte allo spopolamento delle provincie meridionali per effetto dell’emigrazione ed in parte al fatto che nel settentrione gli operai dell’industria e dell’agricoltura ricorrono ad altra forma di associazione: cooperative e leghe di resistenza.
Il mutuo soccorso passa in questi nuovi organismi a fisonomia più nettamente operaia, talché se ne risentono specialmente le mutue generali che raccolgono indistintamente i padroni e gli operai. Tuttavia, in parecchi centri industriali, ad onta che la prolificazione delle società sia quasi cessata, le organizzazioni di mutuo soccorso perfezionano e consolidano i loro diversi servizi. Le rilevazioni statistiche eseguite dal Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio nel 1904 permisero di accertare resistenza di 6535 società, di cui 5.078 composte unicamente di uomini, 252 di donne, 1017 miste e 188 per le quali non si poterono avere notizie esatte circa la loro composizione. Ogni società contava in media 146 soci, cosicché l’effettivo totale poteva essere approssimativamente valutato ad un milione di soci. Il bilancio complessivo delle mutue era a quell’epoca rappresentato da queste cifre: entrate Lire 15.307.769; spese L. 12.535.091; capitale di riserva Lire 78.536.665. (Nel 1888, le 4856 mutue possedevano un patrimonio di lire 44.788.447).
I contributi dei soci rappresentano il 63,30% delle entrate sociali (cioè, circa 10,16 a testa), 7,23% rappresentano i versamenti dei membri associati, le donazioni, i legati, ecc., il 29,47% l’interesse dei capitali, i redditi delle imprese sociali, ecc.
Nel capitolo delle spese risulta che il 51,40% è devoluto in sussidi ai soci ed alle loro famiglie, il 29,20% alle spese di amministrazione e dei magazzini, il 18,50% alla riserva. I capitali sono nella maggior parte dei casi investiti in titoli di Stato, in depositi a risparmio e simili.
Scopo delle Mutue è di accordare ai loro soci dei soccorsi in caso di malattia, ma esse hanno tentato spesso di allargare il loro campo d’azione come dimostrano le cifre seguenti per l’anno 1904: 6.259 mutue (97,6%) malattie, 3.202 mutue (49,9%) invalidità, 2.967 mutue (47,7%) spese di sepoltura, 2.667 mutue (41,6%) vecchiaia, 2.271 mutue (35,4%) infortuni sul lavoro, 2.189 inutile (34,2%) soccorsi agli aventi diritto, 572 mutue (8,9%) indennità di parto, 417 mutue (6,5%) sussidi di disoccupazione. Il movimento mutualista, come tante altre manifestazioni sociali in Italia, non ebbe in tutto il Paese il medesimo successo; prosperò nel settentrione, fu appena soddisfacente nelle regioni centrali e stentato nel sud.
Nel 1904, su 6.535 mutue, ve n’erano 4.067 nelle provincie del nord, 1.492 nell’Italia Centrale, 588 nel sud e nelle isole. Ed è pure sulle cifre riguardanti il centro c il sud che si verifica la forte diminuzione constatala tra il 1894 ed il 1904. Da 946 le società delle provincie meridionali sono discese a 583 e da 417 nell’Italia centrale a 393…. Nel primo Congresso nazionale della Previdenza, tenuto a Milano nei giorni 29 e 30 giugno 1900, si gettavano le basi per la costituzione di una Federazione Nazionale delle Società di Mutuo Soccorso allo scopo di migliorare ed ampliare i loro scopi rendendoli più corrispondenti ai bisogni della classe lavoratrice ed alle moderne forme della mutualità e della pubblica assistenza. […].
Dal punto di vista politico, la Federazione fu in origine di tendenze laiche e democratiche, ma in forma così moderata che molle importanti società mutue di tendenze conservatrici non trovarono ragioni per non aderirvi. Però verso gli ultimi anni della sua esistenza, e specialmente dopo la guerra, la Federazione volse a sinistra verso la lotta di classe, strinse più saldi vincoli con la Confederazione Generale del Lavoro e si adoperò per far trionfare le nuove idee in seno alle società affiliate.
A fianco della mutualità laica e democratica doveva poi sorgere in Italia la mutualità cattolica. Anche le mutue bianche, che furono il nerbo del movimento economico confessionale, si raggrupparono in un organismo nazionale denominato «Confederazione della Mutualità e delle Assicurazioni sociali».
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