Lavoro forzato: la proposta della Commissione europea

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23.09.2022

La Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento che intende vietare nel mercato Ue i prodotti ottenuti con il lavoro forzato. La proposta riguarda tutti i prodotti: beni fabbricati in Europa e destinati al consumo interno, beni destinati alle esportazioni e beni importati.

Un divieto che risulta fondamentale in un momento in cui cresce sempre di più il numero di vittime causato da condizioni lavorative assimilabili alla schiavitù. Persone che lavorano sotto “padrone”, senza alcun tipo di diritti o tutele.

Questa proposta nasce dalla ricerca presentata dall’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) dove si legge che ci sono 28 milioni di persone ai lavori forzati in tutto il mondo.

Di queste, 3,3 milioni sono bambini.

Il settore predominante dei lavori forzati è quello manifatturiero. Il motivo risiede nel fatto che si tratta di un sistema sia di opera che di materiali a basso costo, dove è semplice sfruttare popolazione povere di paesi in via di sviluppo.

Rispetto a cinque anni fa c’è stato un aumento del lavoro forzato che è arrivato a 2,7 milioni di persone.

La causa è che i cosiddetti “padroni” hanno approfittato della pandemia per sfruttare la vulnerabilità dei lavoratori.

La CES, che è un interlocutore delle istituzioni dell’Unione Europea in materia di rappresentanza dei lavoratori a livello dell’Unione, fu la prima a richiedere agli stati membri di creare un’autorità incaricata di individuare le merci sospette provenienti da tale produzione trovando successivamente appoggio nella Commissione Europea. Questa intesa tra i due organi ha dato ai sindacati un ruolo privilegiato per avvertire le autorità in merito all’individuazione di beni prodotti da lavoro forzato.

Il Vicesegretario generale della CES Claes-Mikael Stahl ha sempre sostenuto l’inaccettabilità che il lavoro forzato sia aumentato e che un divieto ben applicato dovrebbe paralizzare la vendita in Europa bloccando così i profitti dei criminali che ne traggono guadagno.

In conclusione, una collaborazione efficace tra sindacati, Parlamento europeo e Commissione Europea può far sì che si provi a porre fine a questo atto criminale cercando di bloccare questo sfruttamento che ai giorni d’oggi non è più accettabile.

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