L’analisi del sindacato europeo sulla transizione ecologica

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Sabato 5 marzo la UIL ha compiuto 72 anni. In un momento storico difficilissimo in cui le Organizzazioni sociali, come il sindacato, restano forse l’ultimo fortino per chi resta indietro. La Uil ha voluto celebrare la sua fondazione affrontando un tema che non solo è di attualità, ma, soprattutto, è strategico per il futuro: la transizione ecologica.
Non un giorno di festa, dunque, come ha ben ricordato il Segretario, Bombardieri, ma un momento di riflessione a tutto tondo su un argomento che è e sarà sempre più il perno principale di una rivoluzione vera, che coinvolgerà e stravolgerà le abitudini di tutto il pianeta.

Non è un caso che l’evento celebrativo si sia concentrato su un dibattito ricco di riflessioni sulle politiche energetiche dell’Europa.
Nell’ambito dei lavori, è intervenuto Luca Visentini, Segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (CES) dall’ottobre del 2015. Il suo intervento ha evidenziato la posizione dell’Etuc (Sindacato europeo) rispetto alla transizione ecologica.
È infatti fondamentale mettere al centro del dibattito europeo (e con molta urgenza) le tematiche ambientali.
Visentini ha rimarcato che, per salvare l’ambiente e il pianeta, il movimento sindacale europeo si sta impegnando fortemente sul tema della transizione climatica e della transizione digitale, ma si trova a dover affrontare due difficoltà fondamentali:

– la prima riguarda le crisi che stiamo attraversando. Il Covid prima e la guerra, ora, hanno reso molto più difficile sostenere la transizione climatica. Questo perché hanno portato a una crisi economica che rende molto più appetibile tornare indietro all’utilizzo dei combustibili fossili, del gas, e del carbone, invece che avviare un processo di transizione reale che guardi al futuro in modo sostenibile;

– Ci sono mille miliardi di investimenti pubblici a disposizione attraverso il programma NEXT GENERATION EU. Di questi 200 miliardi vanno all’Italia e più di 1/3 devono essere destinati a investimenti per la sostenibilità ambientale. Tuttavia, non sono ancora stati introdotti strumenti e strategie utili all’Europa per vincere realmente la sfida della transizione ecologica. Il timore del sindacato europeo è che questi investimenti non portino ai risultati sperati e vengano dissipati.

Serve uno sforzo concreto da parte dell’Ue: una riforma della nostra governance economica. Ad oggi, non sappiamo come gli Stati spenderanno questi soldi e non vi è certezza che questa capacità di spesa possa essere confermata nei prossimi anni. Inoltre, alcuni Paesi sostengono che l’Ue non possa avere un bilancio comunitario futuro da destinare a queste finalità e che NEXT GENERATION EU non può diventare permanente. Il rischio è ritornare all’austerità. Un errore che potrebbe costare davvero molto caro.

Si avverte come un grosso peso anche la mancanza di una reale strategia industriale ed energetica europea che superi le divisioni tra i paesi. Non si può pensare al Green Deal coltivando la “nostalgia del carbone”. E il conflitto tra Russia e Ucraina sta avendo come prima diretta conseguenza per tutti i Paesi europei proprio la messa in discussione delle politiche energetiche. Il tutto in un difficile e complesso quadro generale di geopolitica economica e finanziaria.

La transizione ecologica non è però da analizzare esclusivamente in chiave economica: deve essere socialmente giusta.
Nei territori, nelle comunità e nei settori in cui il cambiamento climatico colpirà i posti di lavoro occorrerà generare degli investimenti, avere una politica industriale chiara in grado di creare nuove attività produttive e aiutare i lavoratori e le lavoratrici ad essere ricollocati per avere una reale prospettiva di riqualificazione professionale.
Il ruolo delle parti sociali è fondamentale e determinante. Ci sarà sempre più necessità di stabilire delle reali politiche attive del lavoro per mettere in campo una transizione climatica giusta per le persone.

370 miliardi per le imprese e 17 miliardi per il sociale. Queste sono le risorse previste per la transizione ecologica. I numeri parlano da soli.
Rifinanziare Sure potrebbe essere una soluzione concreta. E per questo il sindacato europeo sostiene questo cammino, proposto dal governo italiano e da quello spagnolo.
L’obiettivo è quello di uno sviluppo reale, a tutela dell’ambiente e dell’ecosistema nel suo insieme. Per migliorare il mondo in cui viviamo e partecipare alla creazione di un futuro migliore.

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