La libertà di stampa è uno dei fondamenti dello stato di diritto
03.05.2026
La libertà di stampa è uno dei fondamenti dello stato di diritto. I giornalisti, non a caso, vengono definiti il “quarto potere”.
Albert Camus affermava che “una stampa libera può essere buona o cattiva, ma senza libertà, la stampa non potrà mai essere altro che cattiva”. Questo è il motivo per cui la storia del giornalismo è anche la storia della conquista della libertà.
La nostra Costituzione recita all’art. 21 (primo e secondo comma): “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censura”.
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 3 maggio Giornata mondiale della libertà di stampa, sottolineando l’importanza di mantenere vigile l’attenzione su diritti, che non sono di per sé “per sempre”, ma vanno preservati.
Anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, all’articolo 19, solennemente afferma: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere […]. Questo diritto include la possibilità di sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo indipendentemente dal fatto che esso attraversi le frontiere”.
Il famoso discorso di Cavour sulla libertà di stampa
Il 5 febbraio del 1952, nel parlamento Subalpino dello Stato sabaudo, Camillo Benzo conte di Cavour pronunciò un discorso che passò alla storia, riguardante proprio la questione della libertà di stampa.
L’occasione fu il dibattito parlamentare del febbraio 1852 sulla legge di attuazione dell’articolo 25 dell’Editto sulla stampa del 1848, che regolava i reati di diffamazione contro i sovrani stranieri.
La destra reazionaria voleva ancor più irrigidire la legge, reintroducendo controlli e limitazioni. Cavour – allora ministro del governo D’Azeglio – propose soltanto minime modifiche, difendendo la libertà di stampa come “la più alta delle garanzie politiche”.
“In materia di stampa – affermò – non vi sono che due leggi possibili: o la censura, o la libertà. Dal momento che non si vuole la censura, la stampa dev’essere libera.”
La posizione di Cavour era fortemente innovativa per l’epoca. Ciò gli permise di attirare il sostegno di Rattazzi, capo del centrosinistra piemontese, contro l’ala più conservatrice del governo.
Il discorso di Cavour sulla libertà di stampa è quindi connesso con quello che passò alla storia come “Connubio Rattazzi-Cavour”, un accordo politico che tendeva ad escludere le ali estreme del parlamento e volto a rafforzare una politica liberale, difendendo le istituzioni costituzionali nate con le Statuto albertino.
L’Affare Dreyfus e l’importanza della libertà di stampa
Quello dell’Affare Dreyfus è uno degli esempi più emblematici del potere della stampa nella difesa della verità e dei diritti.
Tutto iniziò nel 1894, quando l’ufficiale ebreo Alfred Dreyfus fu accusato ingiustamente di spionaggio a favore della Germania. Il processo fu segnato da prove deboli, segretezza e forte antisemitismo, e Dreyfus venne condannato.
Il momento chiave arrivò nel 1898, quando lo scrittore Émile Zola pubblicò il famoso articolo “J’accuse…!” sul quotidiano L’Aurore. In questo testo, Zola accusava apertamente l’esercito e il governo di aver condannato un innocente e di aver coperto il vero colpevole.
Grazie anche alla pressione della stampa il caso fu riaperto; emersero nuove prove e nel 1906 Dreyfus fu definitivamente riabilitato.
Se storicamente i regimi autoritari temono la libertà di stampa un motivo c’è. E risiede proprio nel fatto che la libertà di stampa rompe il loro principale strumento di potere: il controllo dell’informazione. Per tutti i regimi dittatoriali e illiberali la censura e la propaganda rappresentano strumenti fondamentali per annientare il dissenso.
E’ questo il motivo per qui questa ricorrenza è così importante.
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