Inps: quando una parte crescente del sistema non si regge più sul lavoro

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29.04.2026

La relazione sulla gestione 2024 dell’INPS, approvata dalla Corte dei conti, restituisce un’immagine di stabilità solo in apparenza. Il risultato economico positivo (1,029 miliardi) si conferma, ma in netto ridimensionamento rispetto all’anno precedente e, soprattutto, sostenuto in modo determinante dalla fiscalità generale. La riduzione dell’avanzo rispetto al 2023 segnala un progressivo assottigliamento dei margini operativi, dovuto alla crescita più rapida della spesa rispetto alle entrate strutturali. Senza il contributo dello Stato, infatti, il sistema previdenziale registrerebbe un disavanzo significativo, evidenziando una dipendenza strutturale ormai consolidata.

Indicatori patrimoniali

Anche gli indicatori patrimoniali, come il patrimonio netto (35,3 miliardi) e l’avanzo di amministrazione (121,8 miliardi), non rappresentano una reale disponibilità di risorse. Si tratta in larga parte di valori contabili legati a crediti e accantonamenti, che non si traducono automaticamente in maggiori margini per rafforzare prestazioni e politiche redistributive. In particolare, l’avanzo riflette soprattutto equilibri di tesoreria e partite vincolate più che capacità effettiva di spesa.

Il traino delle agevolazioni contributive

Le entrate contributive crescono fino a 284 miliardi, trainate dall’andamento dell’occupazione. Tuttavia, il dato è fortemente condizionato dall’aumento delle agevolazioni contributive, che raggiungono il 15% del totale. Ciò comporta uno spostamento progressivo del finanziamento previdenziale verso la fiscalità generale, con il rischio di indebolire nel tempo il principio contributivo, soprattutto in assenza di lavoro stabile e adeguatamente retribuito. L’incremento delle entrate (+14,9 miliardi) è quindi quantitativamente rilevante ma qualitativamente fragile.

Questo significa, in concreto, che una parte crescente del sistema non si regge più solo sul lavoro.

Resta centrale il nodo dei crediti contributivi: oltre 119 miliardi risultano iscritti, ma in gran parte difficilmente recuperabili. Questo fenomeno incide sulla sostenibilità reale del sistema, altera la percezione delle risorse disponibili e scarica sui contribuenti regolari il peso dell’evasione e dell’irregolarità. La crescita del fondo svalutazione crediti e le cancellazioni contabili confermano la natura strutturale del problema.

Chi paga regolarmente finisce per sostenere anche chi evade

In altre parole, chi paga regolarmente finisce per sostenere anche chi evade.

In questo contesto, la riduzione del personale ispettivo (da 828 a 761 unità) rappresenta un elemento critico. Il venir meno di capacità di controllo nei settori più esposti – appalti, logistica, lavoro agricolo e partite IVA – rischia di alimentare dumping contrattuale e compressione salariale, indebolendo ulteriormente la qualità del lavoro. Il rafforzamento della vigilanza diventa quindi una leva essenziale non solo finanziaria ma anche di equità del mercato del lavoro.

Sul versante della spesa, il dato più rilevante è l’aumento delle prestazioni istituzionali, che raggiungono i 417,4 miliardi (+19 miliardi). La crescita è trainata in particolare dalla spesa pensionistica (320,5 miliardi), spinta da inflazione, dinamica demografica e ampliamento dei beneficiari. Si tratta di una tendenza strutturale che riduce progressivamente il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati.
La sostenibilità del sistema appare quindi sempre più legata alla dinamica occupazionale e alla qualità della base contributiva.

Permangono inoltre criticità amministrative, come dimostra l’aumento degli interessi passivi sulle prestazioni pregresse, segnale di ritardi e contenziosi ancora rilevanti. A ciò si aggiungono forti disuguaglianze territoriali nell’accesso e nei tempi di erogazione delle prestazioni, che mettono in discussione l’uniformità dei diritti sociali. Nonostante alcuni miglioramenti organizzativi, permane una significativa eterogeneità territoriale.

Il comparto immobiliare continua a registrare inefficienze, con rendimenti negativi al netto dei costi e un’elevata morosità. Le dismissioni producono entrate nel breve periodo, ma riducono una possibile fonte di rendita futura, aprendo interrogativi sulla gestione strategica del patrimonio. Il rendimento lordo resta modesto e insufficiente a compensare i costi di gestione.

Politiche sociali

Sul piano delle politiche sociali, il 2024 segna il passaggio dal Reddito di cittadinanza a un sistema articolato su due strumenti: Supporto per la formazione e il lavoro e Assegno di inclusione. Il primo punta sull’attivazione occupazionale, il secondo sulla tutela dei nuclei fragili. I dati evidenziano una forte concentrazione dei beneficiari nel Mezzogiorno, confermando il carattere strutturale dei divari territoriali. Il nuovo impianto rafforza il legame tra sostegno economico e politiche attive, ma aumenta la complessità amministrativa e il fabbisogno di coordinamento tra istituzioni.

Nel medio-lungo periodo, emerge con forza la crescita della componente assistenziale del sistema, mentre una quota significativa delle pensioni resta su livelli molto bassi: quasi la metà degli assegni non supera i 750 euro mensili, con evidenti disuguaglianze di genere. Si amplia quindi il peso dell’assistenza rispetto alla previdenza, segnalando un cambiamento strutturale del welfare.

Il quadro complessivo conferma che il sistema previdenziale italiano regge, ma su basi fragili e sempre più dipendenti dall’intervento pubblico. La sostenibilità futura non può essere affrontata solo con interventi contabili o restrizioni sui requisiti di accesso, ma richiede una strategia più ampia: lavoro stabile e di qualità, crescita dei salari, ampliamento della base contributiva e rafforzamento dei controlli contro l’evasione.

Per la UIL, la sfida è chiara: difendere la previdenza significa cambiare il modello di sviluppo. Senza lavoro stabile, salari dignitosi e legalità contributiva, non può esistere un sistema equo, sostenibile e davvero universale.

Servizio Stato Sociale, Politiche Economiche e Fiscali, Mezzogiorno, Immigrazione

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