Il Rapporto INPS 2025 conferma l’allarme UIL: apparentemente più occupati, ma più poveri
18.07.2025
Il Rapporto INPS 2025 fotografa una realtà che la UIL denuncia da tempo: l’Italia sta vivendo una ripresa occupazionale solo apparente, dietro la quale si nasconde un mercato del lavoro sempre più precario, frammentato e incapace di garantire diritti sociali ed economici duraturi.
A fronte di un dato storico oltre 24 milioni di occupati emergono distorsioni strutturali: il lavoro è sempre più povero, intermittente e privo di tutele. I giovani, in media, lavorano meno di 37 settimane all’anno, spesso con contratti a termine o part-time involontario. Il risultato è una “bolla contributiva” che mina alle radici il diritto a una pensione dignitosa.
Da anni la UIL propone una risposta concreta: l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia. Si tratta di uno strumento redistributivo basato su tre pilastri:
- valorizzazione dei periodi lavorativi discontinui;
- riconoscimento del lavoro di cura e della formazione;
- integrazione al minimo per chi non raggiunge soglie contributive adeguate.
Non è assistenzialismo: è giustizia previdenziale. Non possiamo più accettare che chi ha carriere lavorative fragili sia condannato all’insicurezza per tutta la vita.
Il rapporto mette in luce, inoltre, le profonde fratture nel mercato del lavoro:
- Donne: una su cinque lascia il lavoro dopo il primo figlio. L’occupazione femminile è ferma al 53,7%, lontana dalla media UE. La maternità, anziché valore sociale, diventa penalizzazione professionale.
- Giovani: un 35enne oggi ha un’anzianità contributiva media di 7,8 anni (era 9,6 nel 2002), con meno di 31 settimane lavorate su 52.
- Mezzogiorno: solo 54 su 100 lavoratori in età attiva sono assicurati INPS, contro l’80% del Nord-Est. La previdenza complementare resta scarsamente diffusa.
La UIL chiede una strategia nazionale per il Sud: investimenti, contrattazione territoriale, infrastrutture e incentivi alla buona occupazione. E, per le donne, un sistema universale di welfare familiare, a partire da asili nido accessibili e congedi realmente condivisi.
Il ruolo dell’INPS, sottolinea il Rapporto, è cruciale: oltre 460 miliardi di euro gestiti, con 417 miliardi destinati a prestazioni sociali. La UIL rilancia la necessità di:
- un piano straordinario di assunzioni per colmare i vuoti di organico e rafforzare la missione pubblica dell’Istituto;
- una governance partecipata rafforzando la partnership con la rete dei patronati, in una logica tuttavia selettiva degli stessi, per un welfare generativo, orientato non solo a riparare ma a prevenire, non solo a distribuire ma a promuovere benessere, autonomia e partecipazione.
- una valorizzazione del sistema dei CIV a tutti i livelli per rendere più vicina ai cittadini l’azione dell’INPS.
Non basta più “erogare prestazioni”: serve un welfare pubblico che anticipi i bisogni, accompagni le fragilità e promuova autonomia, benessere e partecipazione. L’INPS deve diventare il cuore pulsante di questo nuovo modello: Un welfare: equo, partecipato, generativo.
Per la UIL, il nodo è politico: senza giustizia sociale non c’è progresso, e senza coesione territoriale non c’è crescita duratura. Il tempo delle analisi è finito: servono decisioni coraggiose.
Noi siamo pronti. A difendere il diritto alla pensione, a promuovere equità di genere e territoriale, a costruire uno Stato sociale moderno, pubblico e universale: giustizia sociale e coesione devono essere priorità nazionali.
UIL Servizio Stato Sociale, Politiche Economiche e Fiscali, Immigrazione
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