IL DETTATO

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08.01.2026

di Demetrio Cosola, 1891, cm.185×95, Galleria Civica d’Arte Moderna, Torino.

Il dipinto, di un’inusuale forma rettangolare “allungata” in verticale, raffigura una giovane maestra in piedi, accanto alla carta geografica d’Italia, mentre legge da un libro e detta simultaneamente un testo che le sue giovanissime alunne scrivono con cura e attenzione.

L’inquadratura focalizza una bancata di bambine che, con atteggiamenti diversi, scrivono con le loro penne, con la massima precauzione dovuta alla difficile tecnica del pennino intinto nell’inchiostro liquido: accanto, hanno la carta assorbente che le aiuta a evitare le macchie.

Il punto di vista dell’artista, che osserva con tenerezza quanto avviene, è decisamente sopraelevato e ne rivela la finalità principale : rappresentare con la massima oggettività la scena rispecchiandone il carattere quasi “sacrale”. Si tratta dell’educazione delle nuove generazioni, momento fondamentale e determinante, in cui la neonata nazione italiana si presta a gettare le sue fondamenta linguistiche e culturali: un popolo fino ad allora “disperso e diviso” troverà la sua unità e solidarietà, finite le guerre di indipendenza, proprio nella scuola di base, imponendo l’obbligo scolastico per i primi tre anni, per tutti, maschi e femmine.

La scuola è il motore dell’ unificazione e la rigenerazione educativa di tutta la giovane Nazione si deve basare su di lei.

Si può apprezzare a pieno la novità se pensiamo che, fino ad allora,  nei vari staterelli in cui l’Italia era divisa, l’istruzione era normalmente affidata al clero, non vigeva l’obbligo e molto raramente le bambine venivano educate a leggere e scrivere.

Ed è, a questo proposito, veramente notevole il fatto che irrompe sulla scena il genere femminile: si tratta di una classe di bambine e l’insegnante è anch’essa una donna.

Demetrio Cosola è un giovane pittore piemontese, che operò negli anni immediatamente successivi all’ unità d’Italia :  di formazione realista, come tutti quelli della sua generazione, e anche di ispirazione socialista (come lo scrittore Edmondo de Amicis, un suo “correlativo” letterario), si era formato presso l’Accademia Albertina di Torino divenendo ben presto una delle giovani promesse dell’arte piemontese del tempo. Tra i suoi maestri nell’Accademia vi era stato il grande Antonio Fontanesi, esponente di spicco del tardo-romanticismo: il giovane Demetrio Cosola aveva così raffinato il suo talento aderendo alla Poetica del Rispecchiamento della corrente Verista. La sua pittura che si caratterizza per armonie compositive, eleganza del disegno, sottigliezze cromatiche e luministiche, viene accostata soprattutto alla coeva corrente dei Macchiaioli toscani.

Si tratta di una scena di vita quotidiana, colta dal vero, direttamente: la stessa scelta prospettica che coglie le bambine disposte su piani diversi a scalare, dal primo piano alla maestra, evidenzia l’intento di rendere quanto più possibile realistica e credibile l’immagine e denota la frequentazione di scene come questa da parte del pittore, che, infatti, dedicò al tema diversi quadri.

L’adesione del giovane pittore ai canoni del Realismo implica anche l’accettazione di una inedita funzione dell’Arte: si tratta di una funzione pedagogica rivolta alle grandi masse di analfabeti (circa il 75% della popolazione) e volta ad una trasformazione sociale che promuoveva anche una laicizza zione della cultura e una sua estensione, quanto più ampia possibile.

Questo era l’intento, non solo del giovane stato unitario, ma anche delle correnti socialiste che avevano fatto propri i canoni del Realismo/Verismo nell’ arte e della letteratura e che, non a caso, aveva fatto del libro aperto, simbolo della laicizzazione e diffusione dell’ istruzione, uno dei propri simboli fondanti.

Demetrio pone la sua arte al servizio dei grandi ideali sociali come l’istruzione e le vaccinazioni di massa, realizzando in questo campo le sue opere più significative. I suoi quadri offrono uno “spaccato” realista della vita quotidiana, che, a differenza di molti suoi colleghi, il suo non è un realismo “di accusa e stigmatizzazione” delle deplorevoli condizioni di vita del popolo, come risulta prevalente negli altri dipinti del genere. Il pittore evita i toni drammatici o “di denuncia” delle miserabili condizioni di vita proletarie.  Sul patetismo prevalgono atmosfere positive, come il De Amicis fu di ispirazione socialista-positivista, fiducioso nel progresso e nell’evoluzione dell’umanità verso sempre maggiori traguardi e conquiste sociali. Diversi suoi dipinti sono dedicati all’istruzione o alle vaccinazioni dell’infanzia: la sua breve vita (morì appena 40enne di polmonite) non gli permise, però, una carriera lunga e fruttuosa.

“Il dettato” è un quadro molto interessante non solo per il soggetto ma anche per la tecnica: pastello su tela. Questa tecnica accentua l’intento dell’ artista di descrivere la scena nella “presa diretta di una realtà vissuta personalmente e con affettuosa adesione.

Le bambine sono rappresentate su più piani, a scalare, fino a terminare nella figura della maestra dal viso giovane, in ombra, che legge sillabando con attenzione. Giovani donne sostituiscono nella scuola pubblica la figura del precettore o del prete: dietro di lei la carta dell’Italia, la giovane Nazione che tutela l’istruzione dei suoi figli.

E’ chiaro e forte l’intento pedagogico dettato dall’esigenza di cementare l’unione sociale delle varie classi e di smussarne le differenze;  l’ intento politico di trovare l’unità tra nord e sud, soprattutto quando le classi dirigenti si rendono conto che “fatta l’Italia bisognerà fare gli italiani”. Forgiare gli italiani significa trasmettere un sistema di valori: l’istruzione per uomini e donne ne è l’aspetto più significativo insieme al suffragio universale, al reclutamento dell’esercito e all’intervento pubblico per la tutela della salute.

Licia Lisei, Storica dell’arte

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