Il caro mense e quel pasto sempre più disuguale

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02.02.2026

La mensa scolastica è parte integrante del diritto allo studio. Non riguarda solo l’alimentazione, ma l’organizzazione del tempo scuola, l’uguaglianza delle opportunità, il sostegno alle famiglie. Eppure, in Italia, resta un servizio fragile, diseguale e sempre più costoso.

Secondo i dati presentati al Senato durante l’evento “Radici per il futuro – Nuove idee per la scuola del 2026”, promosso dalla Fondazione Articolo 49, il 53% delle scuole dell’infanzia e primarie non dispone di una mensa attiva. Al Sud e nelle Isole la situazione è ancora più critica: la quota di scuole con mensa scende rispettivamente al 29% e al 28%. In alcune province, come Catania e Napoli, nove istituti su dieci non garantiscono il servizio.

Anche sul piano strutturale il quadro è debole: solo poco più di un terzo degli edifici scolastici italiani è dotato di un locale mensa. Significa che, in molti casi, la refezione è affidata a soluzioni provvisorie, con ricadute sulla qualità del servizio e sulla sua continuità.

Pnrr: investimenti importanti, ma non risolutivi

Il Pnrr ha finanziato 961 interventi legati alle mense scolastiche. Il 54% riguarda la costruzione di nuove strutture, con una quota rilevante destinata al Sud e alle Isole. A questi si aggiungono ulteriori progetti autorizzati dal Ministero dell’Istruzione, che prevedono una concentrazione delle risorse nelle aree più carenti.

Si tratta di un passaggio significativo, ma resta un limite strutturale: il Pnrr è uno strumento straordinario e temporaneo. Senza una programmazione nazionale strutturale, il rischio è che gli squilibri territoriali si ripresentino una volta esauriti i fondi europei.

Qualità del servizio: miglioramenti non omogenei

Alcuni dati mostrano segnali positivi. Quasi il 50% delle mense utilizza oltre 22 prodotti biologici a settimana. I legumi compaiono nel 94% dei menu almeno una volta. Cresce l’uso di cereali integrali e diminuisce quello della carne rossa.

Tuttavia, il sistema resta disomogeneo. Circa il 40% dei Comuni utilizza pochi o nessun prodotto locale. Solo una mensa su tre controlla in modo sistematico gli scarti alimentari. Lo spreco resta elevato, in un Paese che, secondo Waste Watcher, butta oltre 550 grammi di cibo a persona ogni settimana.

Il costo dei pasti: il vero fattore di esclusione

Il nodo centrale è economico. L’ottava indagine di Cittadinanzattiva segnala aumenti consistente delle tariffe nel 2025: +8% nelle scuole primarie in Sicilia, +13% nelle scuole dell’infanzia.

La spesa media nazionale è di circa 85 euro al mese per alunno, con punte superiori ai 100 euro in alcune regioni. Il costo a pasto varia dai 2 euro di Barletta ai 6,60 euro di Torino per l’infanzia.

Sono cifre che pesano in modo sproporzionato sulle famiglie più fragili, in un contesto in cui, secondo Istat, il 23% delle famiglie è a rischio povertà, percentuale che sale al 42% per quelle con tre o più figli minori. Per molte di esse la mensa non è più una scelta, ma un problema.

Mensa e scuola: una funzione educativa incompleta

La mensa è anche uno spazio educativo. Favorisce corretti stili alimentari, riduce le disuguaglianze, sostiene la prevenzione sanitaria. In un Paese che registra alti tassi di obesità infantile e un aumento dei disturbi del comportamento alimentare, il ruolo della scuola resta centrale.

Ma senza accesso universale al servizio, questa funzione educativa resta incompleta. L’educazione alimentare non può esistere se la mensa è riservata solo a chi può permettersela.

Le proposte della UIL Scuola

Per la UIL Scuola la refezione scolastica deve essere considerata a tutti gli effetti un servizio pubblico essenziale, un diritto che va garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Questo significa riconoscere la mensa come parte integrante del sistema educativo e non come un servizio accessorio, assicurando l’accesso gratuito agli studenti appartenenti a famiglie in condizioni di difficoltà economica, così da non trasformare il costo del pasto in una barriera all’uguaglianza. Allo stesso tempo è necessario avviare un piano pluriennale, successivo al Pnrr, per la costruzione e l’attivazione delle mense, con particolare attenzione al Mezzogiorno e alle aree interne, dove le carenze sono più marcate e il servizio risulta spesso assente.

La mensa non è una semplice voce di bilancio. È un indicatore concreto di equità sociale. Dove manca o diventa troppo cara, il diritto allo studio si indebolisce.

Ufficio Comunicazione UilScuola

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