Estate da incubo. È ora di dire basta alle aggressioni verso il personale sanitario!

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05.09.2025

Un’estate da incubo per il personale sanitario. Come ricordato da Rita Longobardi, Segretaria Generale della UIL FPL, “purtroppo, anche in questa estate, gli operatori sanitari e sociosanitari continuino a subire aggressioni in tutta Italia, in un contesto già segnato da carenze di organico, ferie, rinforzi insufficienti e condizioni di lavoro al limite del burn out”.

Solo per citare alcuni episodi recenti: a giugno, in Piemonte, presso l’Ospedale S. Giovanni Bosco un infermiere è stato spintonato con violenza al triage, riportando 10 giorni di prognosi; a luglio in Lombardia, all’Ospedale Carlo Poma, due operatori sono stati aggrediti fisicamente; in Veneto, al Pronto soccorso del S. Bortolo, medici e infermieri sono stati offesi e spintonati; in Emilia-Romagna, al Policlinico di Modena, operatori e forze dell’ordine sono stati colpiti con calci e pugni; a Trento, al PS S. Chiara, un operatore del 118 è stato preso a pugni da un paziente; a Trieste, al CSM Maddalena, operatori sono stati assaliti con sedie, ferendo un’infermiera; in Liguria, a Villa Scassi, un infermiere è stato vittima di violenza da parte di una persona in evidente stato di alterazione alcolica; in Toscana, a fine agosto, un’infermiera è stata aggredita fisicamente nell’Usl Toscana nord-ovest; in Umbria, al PS di Foligno, si sono registrate minacce e violenze contro medico e infermiere; a Roma, al S. Andrea, un’infermiera è stata colpita con una stampella; nelle Marche, a Macerata, un operatore è stato colpito con pugni e calci; a Torre del Greco, in Campania, medici, infermieri e vigilantes sono stati aggrediti e il pronto soccorso danneggiato; in Puglia, a Bari, un operatore del 118 ha riportato 10 giorni di prognosi dopo essere stato aggredito in ambulanza; in Sicilia, a Siracusa, al PS Umberto I, un infermiere è stato aggredito al triage.

Un vero e proprio bollettino di guerra

Un vero e proprio bollettino di guerra che non rallenta e che coinvolge ormai tutte le regioni italiane. Nel 2024 sono stati circa 22mila gli operatori sanitari e sociosanitari vittime di aggressioni, ma sappiamo che il numero reale è molto più alto: tante violenze non vengono denunciate, per paura di ritorsioni o perché ormai, purtroppo, insulti e minacce vengono interiorizzati come parte del lavoro. Sul fronte normativo, negli ultimi anni non sono mancate nuove leggi: dalla 113/2020 alla 56/2023, fino alla 171/2024, che ha introdotto ulteriori misure contro le violenze agli operatori. Ma tutto ciò non basta – sottolinea la Segretaria – servono presidi fissi di polizia negli ospedali, strumenti concreti di prevenzione, più formazione e soprattutto rispetto verso chi esercita una professione. Non si può più tollerare che medici, infermieri e operatori sociosanitari diventino valvole di sfogo delle frustrazioni dei cittadini di fronte a una sanità che spesso non dà risposte adeguate, come dimostrano le lunghe liste d’attesa. È necessario tornare a investire con decisione nel Servizio sanitario nazionale pubblico, evitando logiche che rischiano di indebolirlo a favore del privato. E serve inoltre un supporto psicologico costante per gli operatori che subiscono aggressioni, perché le conseguenze non sono solo fisiche ma spesso si traducono in traumi emotivi e ricadute psicologiche profonde.

È ora di dire basta!

Non ci rassegneremo né alle morti sul lavoro né alle aggressioni, che siano negli ospedali, nei cantieri o in qualunque altro luogo di lavoro. Ogni vita spezzata e ogni violenza subita da chi lavora sono una sconfitta per l’intero Paese. Per questo continueremo a batterci.

Ufficio Stampa UIL FPL

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