Electrolux, pericolo sventato ma la vertenza resta aperta

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25.06.2026

Lo scorso 15 giugno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy abbiamo sventato il peggio, inducendo Electrolux a non aprire le procedure di legge propedeutiche a chiusure e licenziamenti. Uno sventato pericolo, quindi, ma la trattativa e la vertenza restano drammaticamente aperte, con problemi strutturali di competitività che devono ricevere con urgenza risposte concrete da Roma e da Bruxelles, per evitare il crollo definitivo della filiera dell’elettrodomestico.

Questo è stato il frutto delle mobilitazioni dei lavoratori e dell’azione istituzionale che hanno evitato azioni unilaterali, licenziamenti e chiusure da parte della multinazionale svedese.

C’è un tavolo, c’è il dialogo, ma le lancette corrono e il piano di dismissioni non è stato ancora ritirato.

La time line

Il calendario di cinque incontri, che si snoda fra il 25 giugno e il 21 luglio, rappresenta l’inizio di un duro negoziato in cui il sindacato andrà avanti con pragmatismo e fermezza: si discuta di un nuovo piano industriale, senza ricatti occupazionali. La delegazione sindacale lo ha messo in chiaro al tavolo ministeriale: la disponibilità al confronto non è un assegno in bianco. Si vuole discutere sul futuro dei siti produttivi, ma a patto che l’azienda abbandoni la logica dei tagli preventivi e lineari. La responsabilità istituzionale richiede rispetto reciproco, non diktat aziendali.

Un risultato parziale

La sospensione del piano è un risultato parziale che dà ossigeno alle fabbriche, ma che non risolve il nodo reale della vertenza. La trattativa che si aprirà sarà difficile e la strada per un accordo solido è ancora lunga e piena di insidie.

La verità emersa dal Mimit squarcia il velo sulle colpe di sistema: la crisi del settore del “bianco” non possono pagarla i lavoratori che negli anni hanno già dato. È la stessa Electrolux ad aver ammesso i fattori macroeconomici che stanno soffocando la produzione europea: costi energetici fuori controllo, materie prime alle stelle, le storture burocratiche della legislazione UE e l’impatto devastante della concorrenza asiatica, che gioca con regole diverse e aggressive.

Il comparto

I problemi di competitività del settore degli elettrodomestici devono essere oggetto di interventi di sistema a livello nazionale ed europeo. Senza uno scudo politico ed economico da parte del Governo e della Commissione Europea, qualsiasi piano industriale rischia di essere un palliativo.

La sfida è lanciata.  Abbiamo conquistato del tempo per negoziare, ma per salvare la manifattura italiana serve molto più di un accordo aziendale: serve una politica industriale strutturale e immediata.

Ufficio Comunicazione UILM

 

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