Donne, lavoro e maternità: a che punto siamo? Il dibattito sulle parole di Elisabetta Franchi

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Durante gli ultimi due giorni si è acceso un forte dibattito sulle parole dell’imprenditrice Elisabetta Franchi. La famosa stilista ha comunicato di avere una posizione ben precisa in merito alle assunzioni e alla gestione delle proprie risorse in azienda. Parole che hanno colpito molto l’opinione pubblica, soprattutto perché riferite a un argomento sempre complesso da affrontare: la compatibilità tra lavoro e maternità.

ELISABETTA FRANCHI: “ASSUMO DONNE CHE HANNO GIÀ FATTO TUTTI I GIRI DI BOA”

La stilista, durante un incontro organizzato da Il Foglio, dal titolo “Donne e moda: il barometro 2022”, ha espresso la propria opinione sulle assunzioni. Ha specificato che preferisce reclutare: “Donne ‘anta’, comunque ragazze ma cresciute. Se dovevano fare figli o sposarsi lo hanno già fatto e quindi io le prendo che hanno fatto tutti i giri di boa. Sono al mio fianco e lavorano h24, questo è importante”. In sostanza, Franchi ha palesato un modus operandi a cui diversi imprenditori nel nostro Paese e non solo sono avvezzi.

L’attuale mercato del lavoro, per diverse ragioni, costringe ancora a lunghe riflessioni sulla compatibilità tra l’avere aspirazioni professionali e costruire una famiglia. Partiamo dal presupposto che, nonostante le battaglie portate avanti sul tema e solo in minima parte vinte, socialmente si ritiene ancora che sia solo ed esclusivamente la madre a doversi assumere determinati oneri nei confronti dei figli. In tal senso, si declina il congedo di paternità di soli dieci giorni. E si spiega anche il motivo per cui larga parte delle persone che ricoprono ruoli dirigenziali in Italia sono uomini: l’82%, così come specifica l’ultimo rapporto di Manageritalia.

Di fondo, vi sono delle dinamiche che non possono essere solo relegate al contesto sociale, ma anche alla pragmaticità del lavoro. Il discorso di Elisabetta Franchi verte sull’impossibilità di attribuire ruoli rilevanti in azienda a donne che dovranno assentarsi per diverso tempo per poter gestire le prime fasi della maternità. Ed è qui che il dibattito assume tinte fosche. La questione, posta in questi termini, non lascia vie di scampo. Una donna deve scegliere tra la maternità e il lavoro. E così non può e non deve essere.

MATERNITÀ E LAVORO: COSA SI STA FACENDO A RIGUARDO?

Subentrano a questo punto due fattori: da una parte le tutele previste dallo Stato e dall’altra, contestualmente, la gestione imprenditoriale delle risorse. Le due cose sono in realtà legate e imprescindibili. Tuttavia, non è giustificabile applicare una tale discriminazione a chi sceglie di avere entrambe le cose: maternità e lavoro.

Save the Children nel Rapporto “Le Equilibriste. La maternità in Italia 2022” fa il punto in merito alla situazione lavorativa delle donne nel nostro Paese. Si rileva innanzitutto che i tassi di natalità sono ai minimi storici, che si sceglie di diventare madri sempre più tardi e che in molte, soprattutto dopo i due anni di pandemia, preferiscono dimettersi perché impossibilitate a trovare un equilibrio tra la vita professionale e la cura dei figli.

Chiariamo che ci sarebbero anche altri fattori da includere e approfondire come la disparità nel salario percepito rispetto ai colleghi uomini e quella relativa all’occupazione in quanto tale.

Ma in un contesto simile, interessa comprendere come una situazione così critica per le donne possa migliorare. In generale, lo Stato prevede congedi, diritti in merito a rientro al lavoro e al divieto di licenziamento e così via. C’è un però: non sono solo le prime fasi della maternità a dettare l’inconciliabilità di cui sopra, ma anche il processo di crescita dei figli. Il ragionamento dovrebbe estendersi in tal senso. Si dovrebbero prevedere soluzioni agevolanti per dipendenti e datori di lavoro, senza forzare le lavoratrici a una scelta dolorosa e in molti casi permanente.

Il percorso è ancora lungo e per certi versi inesplorato. Quello che però è certo è che sono le persone a nobilitare il lavoro e che devono essere rispettati dignità e diritti delle lavoratrici, nel caso specifico. Come UIL riteniamo che combattere per la parità e la tutela dei diritti sia fondamentale; il nostro impegno sul tema è attento e costante.

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