Desertificazione industriale. A rischio la nostra produzione di automobili

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18.09.2025

Era il 1955. Dieci anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, mentre a Roma si inaugurava la prima metropolitana, a Torino veniva lanciata la Fiat 600, che sancì l’inizio della motorizzazione di massa.

Oggi, la produzione di auto nel nostro Paese torna al livello di settanta anni fa, con effetti occupazionali, sociali ed economici devastanti lungo tutto la filiera produttiva.

Alcuni dati allarmanti sulla produzione auto in Italia

Nei primi sei mesi del 2025, in Italia sono stati prodotti circa 222mila veicoli, con un calo produttivo del 26,9%, pari a una perdita di oltre 81mila unità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Rispetto al totale, poco meno di 124mila sono rappresentati dalle auto, in calo del 33,6%, con una previsione annuale di appena 250 mila unità. Un calo che ha radici profonde e annose, a causa della mancanza di politiche industriali concrete, nuovi modelli insufficienti per un vero rilancio e un mercato stagnante.

Cosa succede negli altri Paesi

Mentre l’Italia arriva al record negativo produttivo, ci sono altri Stati, soprattutto dell’Est Europa e Nord Africa, che hanno beneficiato delle delocalizzazioni degli ultimi anni, grazie a incentivi messi a disposizioni degli Stati, alle politiche autolesioniste dell’Europa sullo stop al 2035 delle auto endotermiche e sull’incertezza sull’elettrico, emblema lo stop al progetto della gigafactory di Termoli.

In Repubblica Ceca vengono prodotte annualmente 1,4 milioni di vetture, in Slovacchia poco meno di 1 milione, in Romania 560mila e in Ungheria 437mila. Se si volge lo sguardo al Nord Africa vediamo il boom del Marocco che ha raggiunto il milione di veicoli prodotti, con una quota importante di Stellantis, e si parla di ulteriori investimenti e aumento della capacità produttiva.

Ormai la produzione italiana è ai minimi termini con il 70% dei dipendenti Stellantis in cassa integrazione o solidarietà, con una forte incertezza anche per il 2026, indicato dai vertici della multinazionale franco-italiana come di svolta.

Una volta l’auto era il fiore all’occhiello dell’Italia nel mondo, il simbolo del “Made in Italy”. Oggi purtroppo non è più così, per questo è urgente e non più rinviabile un incontro con il Ministro Urso e l’AD Filosa sul Piano Italia, prima che si arrivi a una situazione irreversibile.

Il ruolo del Governo e dell’Unione europea

Ora è fondamentale una risposta definitiva dall’Unione europea e dal Governo italiano sul futuro dell’auto perché si rischia un deserto industriale e 120 mila posti di lavoro in tutta la filiera. Servono nuovi modelli in tempi brevi, non solo elettrici ma puntando sull’ibrido, in tutti gli stabilimenti, e strumenti per rilanciare tutto il settore, a partire dalla componentistica.

Ufficio Comunicazione UILM

 

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