DECRETO ONG: SI SALVI CHI PUÒ

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24.02.2023

Il Parlamento italiano ha approvato il decreto ONG.

L’ok definitivo è arrivato dall’aula del Senato giovedì 23 febbraio, nel pomeriggio, con 84 voti favorevoli, 61 contrari e nessun astenuto.

Il decreto-legge 2 gennaio 2023, n. 1 si è proposto di “adottare misure di gestione delle operazioni di soccorso in mare”. Secondo la relazione illustrativa del provvedimento l’intervento operato con il presente decreto “si propone […] di definire le condizioni in presenza delle quali le attività svolte da navi che effettuano interventi di recupero di persone in mare possono essere ritenute conformi alle convenzioni internazionali”. 

Una motivazione piuttosto singolare, in quanto le condizioni di conformità delle attività di soccorso in mare sono già definite nelle convenzioni stesse. 

Nel dettaglio, il decreto vieta il trasbordo di migranti soccorsi tra imbarcazioni diverse, nonché i soccorsi multipli. Vorrebbe, inoltre, imporre compiti eccessivi e ingiustificati al comandante della nave, che dovrebbe raccogliere i dati dei richiedenti asilo: un processo che è invece a carico degli Stati e, come evidenziato dall’UNHCR, deve essere svolto solo dopo lo sbarco in un luogo sicuro e una volta soddisfatte le necessità immediate. 

Gli obiettivi tutti politici del provvedimento sembrano quelli di:

  • Diminuire drasticamente le attività delle ONG nel soccorso in mare, assegnando – a questo proposito – porti di sbarco molto lontani dal punto di presenza della nave; 
  • Impedire che l’Italia diventi Stato competente dell’esame delle domande di protezione internazionale presentate dalle persone soccorse;
  • Far passare nell’opinione pubblica l’idea che le ONG siano colluse con gli scafisti o che le loro attività siano di fatto funzionali agli interessi dei trafficanti di persone.

Il decreto sembra voler ignorare che la Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974 impone agli Stati rivieraschi l’obbligo di predisporre un servizio di ricerca e soccorso “adeguato ed effettivo” delle persone in pericolo in mare lungo le loro coste; in assenza di una attività esaustiva di search&rescue da parte delle autorità preposte, impedire alle ONG di operare soccorsi si tradurrebbe in un tragico aumento dei naufragi e dei morti in mare.

Le linee guida dell’Organizzazione Internazionale Marittima dispongono che qualsiasi attività al di fuori della ricerca e salvataggio debba essere gestita sulla terra ferma dalle autorità competenti e non dallo staff delle navi umanitarie. 

L’uscita del decreto-legge è coincisa – nei primi giorni di gennaio – con un aumento notevole degli sbarchi nel Mediterraneo, a dimostrazione che sono le condizioni climatiche favorevoli a moltiplicare le partenze e non certo la presenza delle ONG, la cui attività per altro riguarda una piccola parte degli sbarchi avvenuti lo scorso anno.

Il decreto-legge n. 1/2023 contiene disposizioni che non potranno far cessare né i gravi motivi che inducono le persone a fuggire in mare dallo Stato di origine o di transito, né la necessità di operazioni di soccorso umanitario imposto dal diritto internazionale. 

L’intervento legislativo in questione evidenzia la mancanza di consapevolezza della fallimentare strategia italiana ed europea in materia di gestione dei flussi migratori che continua a negare la possibilità alle persone straniere di entrare in modo legale e sicuro sul territorio italiano o in un altro Stato dell’Unione europea, con visti di ingresso per lavoro o per ricerca lavoro o per asilo o per altra motivazione prevista dalla complessa disciplina dell’immigrazione.

Il dispositivo, infine, non si fa carico neppure di promuovere con l’Unione europea una necessaria ed urgente operazione di evacuazione dalla Libia delle migliaia di persone straniere imprigionate in luoghi di detenzione in condizioni disumane e degradanti; né di cessare la collaborazione con le varie milizie armate libiche notoriamente coinvolte anche in operazioni di traffico di persone.

In assenza di uno sforzo di pattugliamento e soccorso statale italiano ed europeo nel Mar Mediterraneo, l’allontanamento forzato delle navi di soccorso delle Ong aumenta il rischio di perdita di vite umane in mare.

Dipartimento Immigrazione UIL

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