“Decreto Liste d’attesa”: un fallimento annunciato
02.07.2025
A un anno dall’entrata in vigore del Decreto-legge 73/2024, noto come “Decreto Liste d’attesa”, la UIL FPL esprime profonda preoccupazione per l’assenza di risultati tangibili nel contrasto al problema dei lunghi tempi di attesa per visite ed esami all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.
Presentato dal Governo come una svolta per il Servizio Sanitario Nazionale, il provvedimento non ha prodotto alcun miglioramento concreto per i cittadini, ancora costretti ad affrontare tempi biblici per accedere a prestazioni sanitarie essenziali. Una denuncia confermata anche dall’ultimo report della Fondazione Gimbe, che evidenzia un divario sempre più marcato tra le aspettative e la realtà vissuta ogni giorno dagli utenti, sempre più intrappolati tra burocrazia e tensioni tra Stato e Regioni.
Le proposte della UIL FPL
La UIL FPL, da subito, aveva segnalato come per abbattere le liste d’attesa fosse necessario e imprescindibile un reale potenziamento delle unità di personale sanitario, da anni in sofferenza numerica e logistica. Non bastano, quindi, le delibere, ma servono assunzioni stabili, risorse adeguate, riconoscimento professionale e investimenti strutturali poiché senza una reale valorizzazione dei professionisti della sanità, qualsiasi riforma è destinata a fallire.
Lo stesso ministro della Salute, Schillaci, si è reso conto dell’urgenza di migliorare le loro condizioni di lavoro sia a livello economico che professionale e di rendere la professione più attrattiva.
Peccato che questa presa di coscienza sia avvenuta solo dopo la sottoscrizione del rinnovo del CCNL della sanità pubblica 2022-2024 che la UIL FPL non ha firmato. Un contratto al ribasso, senza respiro e senza reali prospettive di crescita economica e professionale per il personale sanitario e sociosanitario. Basti pensare alle indennità accessorie, fondamentali per riconoscere il disagio e l’impegno quotidiano, ferme da oltre vent’anni.
Perché non abbiamo firmato il CCNL
In questo contratto non c’è alcuna previsione concreta per lo sviluppo di carriera, nessun automatismo nei percorsi professionali, nessuna valorizzazione reale per chi da anni lavora con esperienza e competenza nella Sanità pubblica. Sono previste solo modifiche marginali che non danno risposte strutturali né migliorano la condizione complessiva dei lavoratori. Servono fatti.
Non è pensabile che, per superare il problema delle liste di attesa, si carichi ulteriormente di lavoro il personale del SSN, in condizione cronica di sottorganico e stremato da turni massacranti. Così come non è accettabile che ci si rivolga ai privati, rendendo così il SSN primo cliente del mercato privato, i cui datori di lavoro non stanno rinnovando i CCNL scaduti da oltre un decennio.
Ufficio Comunicazione UILFPL
Articoli Correlati
L'Appunto
di Pierpaolo Bombardieri
25.05.2026
Categorie
I Più Letti
La quattordicesima mensilità (o tecnicamente “somma aggiuntiva”) è una prestazione che l’INPS eroga d’ufficio ogni anno, solitamente nel mese...
L’Estratto Conto Certificativo (ECOCERT/ECOMAR) è un documento che attesta i contributi che un lavoratore ha versato durante la sua...
Osservatorio
25.11.2025












