Centri per migranti in Albania: un costo di 670 milioni pagati con tagli a scuola, sanità e lavoro
05.11.2025
Oltre 670 milioni di euro: è questa la cifra destinata fino al 2028 ai centri per migranti costruiti in Albania, frutto del protocollo siglato dal governo italiano con Tirana il 6 novembre 2023.
L’accordo con l’Albania
L’accordo prevedeva la creazione di due strutture – a Shëngjin e Gjadër – per gestire l’identificazione, l’asilo e i rimpatri dei migranti soccorsi in mare. Ma a oggi, quei centri risultano quasi vuoti e oggetto di numerosi rilievi da parte della magistratura italiana e della Corte di Giustizia europea.
Sin dall’inizio, l’operazione ha sollevato dubbi di legittimità e sostenibilità. Le procedure previste – trattenimento in Albania, giudice competente a Roma, decisioni accelerate in 28 giorni – si sono presto scontrate con le norme europee sul diritto d’asilo.
Questioni giudiziarie
Nel 2024 e nel 2025 diverse sentenze del Tribunale di Roma, della Cassazione e della Corte di Giustizia UE hanno annullato i trattenimenti, riconoscendo ai migranti il diritto di essere trasferiti in Italia.
Ad oggi, secondo i dati aggiornati a ottobre 2025, solo una sessantina di persone sono state effettivamente trasferite nei centri albanesi, mentre almeno 66 sono già rientrate in Italia per ordine dei tribunali.
Un risultato ben lontano dall’obiettivo dichiarato di 3.000 migranti al mese.
Il costo del protocollo ammonta complessivamente a 671,6 milioni di euro. Solo per il 2024 sono stati impegnati 169,6 milioni, di cui 73,5 milioni per la costruzione e 96,1 milioni per le spese operative.
Ma da dove arrivano i soldi?
Ma la parte più controversa riguarda la provenienza di queste risorse.
Non si tratta, infatti, di fondi “extra”, ma di spostamenti di bilancio che hanno sottratto risorse a settori già in difficoltà.
In sostanza, ogni milione speso in Albania è un milione tolto alla scuola, alla sanità, al lavoro e ai servizi pubblici italiani. A fronte di risultati minimi e incerti sul piano dell’accoglienza e della gestione dei flussi migratori, il costo dell’operazione resta altissimo.
Dal 2025 al 2028 sono previsti 125 milioni di euro all’anno per mantenere le strutture, nonostante la loro inefficienza operativa e i rilievi di legittimità ancora pendenti davanti alla Corte di Giustizia dell’UE.
La posizione della UIL
Come UIL, denunciamo l’uso distorto delle risorse pubbliche: mentre il Paese affronta tagli alla sanità, carenze di personale nella scuola e precarietà diffusa nel mondo del lavoro, milioni di euro vengono dirottati su progetti dall’esito incerto e di dubbia utilità.
La gestione dei flussi migratori non può essere ridotta a scelte simboliche e propagandistiche, ma deve basarsi su politiche di accoglienza, integrazione e sicurezza del lavoro, che generino valore per l’intera società. In un’Italia che invecchia e perde forza lavoro, i migranti non sono un costo: sono una risorsa da valorizzare, non da “confinare oltre confine”.
UIL Servizio Stato Sociale, Politiche Economiche e Fiscali, Immigrazione
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