Camillo Prampolini
02.09.2025
Avvocato, cooperatore, giornalista, amministratore, deputato: Prampolini (1859-1930) è stato uno dei fondatori del PSI e dei protagonisti del riformismo italiano. Nato a Reggio Emilia, di famiglia agiata, studiò giurisprudenza a Roma e Bologna, e si laureò con una tesi sul diritto del lavoro. Tornato a Reggio, si avvicinò al positivismo e al socialismo, il cui avvento riteneva frutto graduale e pacifico, ma inevitabile, dell’evoluzione della società. Prampolini si sentiva in sintonia con l’impostazione riformista di Filippo Turati ed era, come anche Giuseppe Massarenti, un convinto sostenitore del cooperativismo come mezzo per la trasformazione della società. Sul piano politico e culturale, inoltre, Prampolini intratteneva rapporti con Roberto Ardigò, Andrea Costa, Napoleone Colajanni, Antonio Labriola.
Nel 1886, Prampolini fondò il settimanale La Giustizia, strumento di divulgazione delle idee e proposte socialiste, scritto con un linguaggio semplice ed accessibile. Dopo la fondazione del partito, Turati lo chiamò come direttore del giornale Lotta di classe (1892).
Il suo messaggio
A proposito dei contenuti del suo messaggio, si è parlato di socialismo evangelico, visto come erede del messaggio originario di Cristo, contrapposto all’esteriorità delle pratiche del culto cattolico. I comizi di Prampolini assomigliavano a prediche – celebre fu quella del Natale del 1897. La sua oratoria, molto efficace, era apprezzata dai contadini e dai ceti popolari, verso i quali Prampolini svolse un’azione di acculturazione e educazione.
Eletto prima consigliere comunale e provinciale, poi deputato, Prampolini si impegnò nelle istituzioni locali e nazionali. Nel corso dell’attività parlamentare si occupò in particolare di legislazione sociale e di provvedimenti in favore della cooperazione.
Prampolini visse intensamente la fase di distacco dei socialisti dagli anarchici, tanto che due militanti anarchici organizzarono un attentato contro di lui, fortunatamente sventato. La separazione dagli anarchici culminò con la fondazione del Partito dei lavoratori (poi Partito Socialista), nel 1892, cui Prampolini partecipò.
Detenzioni e condanne
Prima della svolta giolittiana, Prampolini conobbe detenzioni e condanne. La svolta giolittiana fu colta anche come occasione per consolidare il nascente municipalismo socialista. Infatti, la definitiva conquista socialista del Comune e della Provincia resero Reggio Emilia un laboratorio riformista di valenza nazionale, specialmente nel campo della municipalizzazione dei servizi.
Il socialista riformista
Lo spostamento del PSI su posizioni rivoluzionarie, sancito al congresso di Reggio Emilia del 1912, segnò per Prampolini una pesante sconfitta. Dopo la rivoluzione bolscevica, criticò la dittatura del proletariato e confermò una prospettiva gradualista e non violenta. Tale orientamento gli valse aspre critiche da parte di Gramsci e di Lenin.
Negli anni della radicalizzazione dello scontro con i fascisti, fu oggetto di aggressioni squadriste. A ottobre 1922, insieme con Filippo Turati, Giacomo Matteotti, Claudio Treves, Giuseppe Emanuele Modigliani, Bruno Buozzi, Arturo Chiari, lasciò il PSI e fondò il Partito socialista unitario (PSU). Il quotidiano La Giustizia, trasferito a Milano, ne divenne l’organo ufficiale. Alle elezioni dell’aprile 1924 venne eletto per l’ultima volta deputato al Parlamento per il PSU, per poi essere annoverato tra i deputati che il 27 giugno decisero di dare vita alla secessione dell’Aventino. Gravemente provato dall’avanzare di un tumore, morì a Milano il 30 luglio 1930.
Roberto Campo
Presidente dell’Istituto di Studi Sindacali “Italo Viglianesi”
*Il testo è stato tratto dal libro “Raccontare il Sindacato”, Arcadia edizioni, 2022.
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