Bruno Buozzi il padre del sindacato moderno

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04.06.2024

Il 4 giugno del 1944, mentre i soldati americani entravano trionfalmente a Roma, sulla Cassia, a La Storta, i nazisti in fuga consumavano l’ultimo atto criminale: quello della uccisione del socialista riformista e guida della Confederazione Generale del Lavoro, Bruno Buozzi.

Carlo Rosselli, nel suo ‘Socialismo liberale’ scrisse: “Al posto dei piccoli clan rivoluzionari, vegetanti nell’ombra in attesa della crisi finale, sono subentrate le possenti organizzazioni sindacali muoventesi alla luce del sole, dirette da uomini dal cervello quadro e dalle capacità realizzatrici, che hanno dato il colpo di grazia alle figure romantiche del cospiratore e del rivoluzionario; uomini che, provenendo dalle stesse file operaie, si rifiutano ad ogni astratta contemplazione del moto sociale, ad ogni eccessiva idealizzazione delle virtù proletarie […]”.

Ecco, questo è stato Bruno Buozzi, un uomo che all’inutile e dannosa illusione rivoluzionaria ha preferito la lotta per una trasformazione graduale della società con le armi del voto, della contrattazione, dell’agitazione.

Buozzi è stato un costruttore di democrazia. Un uomo che ha lottato per la libertà di tutti noi, a scapito della vita.

La UIL ha fatto di Bruno Buozzi, segretario generale dei metallurgici prima e della Confederazione poi, il proprio padre spirituale. Volentieri si sarebbe appuntato sulla giacca – ci piace pensare – il nuovo distintivo della UIL, che ha fatto suoi i valori del riformismo intransigente e concreto in cui Buozzi credeva.

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