Giustizia e libertà. In ricordo di Carlo e Nello Rosselli

5' di lettura
Mi piace!
0%
Sono perplesso
0%
È triste
0%
Mi fa arrabbiare
0%
È fantastico!!!
0%

09.06.2024

Il 9 giugno 1937, a Bagnoles-de-l’Orne in Francia, Carlo e Nello Rosselli furono barbaramente uccisi da una banda di squadristi dell’organizzazione parafascista francese “La Cagoule”. A commissionare l’omicidio furono i servizi segreti militari italiani e con ogni probabilità fu Mussolini stesso a volere la morte dei due antifascisti.

Carlo e Nello Rosselli erano due irriducibili oppositori del regime fascista. Quasi coetanei, crebbero fin dall’infanzia in un clima patriottico e risorgimentale. Non a caso, Nello fu un attento studioso del periodo in cui si gettarono le basi dell’unificazione italiana, approfondendo le figure di personaggi come Bakunin, Mazzini e Pisacane. Carlo, invece, da giovanissimo si dedicò agli studi di economia, pur se non volle intraprendere la carriera accademica. Oltre che brillante intellettuale e teorico – importantissima la sua opera intitolata “Socialismo liberale” – egli fu anche un coraggioso uomo d’azione.

All’indomani dell’assassinio di Giacomo Matteotti, Carlo si scrive al PSU. Dal marzo all’ottobre 1926 insieme a Pietro Nenni, dà vita alla rivista «Il Quarto Stato», con la speranza un apporto nuovo alla lotta antifascista del socialismo italiano.

Nel dicembre 1926, insieme a Ferruccio Parri, Sandro Pertini, Riccardo Bauer e Umberto Ceva, Carlo Rosselli organizza la fuga del capo carismatico del socialismo italiano Filippo Turati verso la Corsica. Per questa sua azione verrà condannato dal regime fascista a dieci mesi di carcere, e in seguito a cinque anni di confino a Lipari. Nel luglio 1929, riesce a fuggire da Lipari insieme a Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti, e giunge a Parigi, dove fonda il periodico «Giustizia e libertà».

La guerra civile in Spagna al fianco della Repubblica

Nell’estate del 1936, Carlo Rosselli fu tra i primi antifascisti stranieri a partire per la Spagna. Qui, insieme a Camillo Berneri, fu tra gli organizzatori della Sezione Italiana della Colonna Ascaso: la prima colonna interamente italiana che avrebbe combattuto nella Guerra civile spagnola al fianco dei repubblicani. “Qui si combatte, si muore, ma anche si vince per la libertà e l’emancipazione di tutti i popoli”, ebbe a dire durante una trasmissione radiofonica spagnola, lanciando un appello a tutti gli antifascisti per unirsi nella lotta alle dittature, che ormai dilagavano in tutta Europa.

Sul fascismo pronunziò parole chiare: «Il carattere supremamente ripugnante della dittatura moderna fascista non consiste nell’impiego della forza e nella soppressione delle libertà — fenomeni, questi, propri a tutte le tirannie — ma nella fabbrica del consenso, nel servilismo attivo che essa pretende dai sudditi. Il rapporto che Mussolini ha creato col popolo italiano è, cioè, un rapporto di sadica soggezione. lo ti asservisco, e tu devi dirmi che accetti liberamente di essere schiavo, devi proclamarti, gentilianamente, di essere schiavo libero. lo ti frusto e tu devi lisciarmi. lo ti fucilo e voi, studenti di Firenze, dovete telegrafarmi chiedendomi di far parte del plotone di esecuzione. lo ti riduco i salari, e voi, operai di Brescia, dovete telegrafarmi che accettate con piacere le riduzioni». Un fenomeno quello fascista, secondo Rosselli, caratterizzato non solo da una reazione di classe ma anche da una profonda crisi morale del Paese.

Agli occhi del fascismo, Carlo Rosselli era troppo pericoloso, ed avrebbe potuto replicare in Italia quello che stava coraggiosamente facendo nella Spagna aggredita dal fascista Franco. È per questo che venne ucciso, insieme al fratello, durante un periodo di cure e riposo in Francia.

Dei fratelli Rosselli, non rimane solo il coraggio, ma restano anche opere ancora oggi di gran pregio e molto studiate e discusse. Nello scrisse un saggio intitolato “Mazzini e Bakunin. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872)”, un vero e proprio classico sulle vicende dell’emersione di un movimento proletario di massa nel nostro paese e il tentativo di egemonizzarlo da parte mazziniana e libertaria.

Socialismo liberale

Carlo, invece, come menzionato precedentemente, scrisse il saggio “Socialismo liberale” durante il suo confino di Lipari. Un’opera nella cui prefazione l’Autore scrive: «Più che un libro organico vuol essere la confessione esplicita di una crisi intellettuale ch’io so molto diffusa nella nuova generazione socialista. Questa crisi è pur sempre la crisi del marxismo […]. Sono in giuoco ormai i fondamenti primi della dottrina, e non le sole pratiche applicazioni. È la filosofia, la morale, la stessa concezione politica marxista che ci lascia profondamente insoddisfatti e ci sospinge per nuove strade verso più ampi orizzonti». Queste nuove strade dovevano avere un presupposto a cui il marxismo e poi il leninismo non davano risposte adeguate: ovvero, l’importanza della libertà individuale come valore prioritario, che deve dare la direzione ad ogni costruzione istituzionale.

Non poteva, quindi, esistere alcuna società autenticamente socialista senza la libertà come valore sia intrinseco, quanto strumentale. Infatti, secondo Carlo Rosselli «il socialismo non è che lo sviluppo logico, sino alle sue estreme conseguenze del principio di libertà». Egli, come sottolineato da Norberto Bobbio, con le riflessioni contenute in questo libro, propose al movimento operaio, rappresentato dal Partito socialista, un vero e proprio cambiamento di rotta. Nei fatti, non ci riuscì, pur se il seme di una perfetta e auspicabile compatibilità tra socialismo e liberalismo era stato piantato.

 

Articoli Correlati