Arturo Chiari

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28.08.2023

Arturo Chiari nasce a Firenze il 28 agosto del 1891. Di mestiere fece il bigiottiere e il cappellaio, dovendo emigrare sovente in Svizzera per trovare migliori condizioni di lavoro. Un operaio semplice, che fin da giovane si avvicina con entusiasmo al socialismo riformista e quindi al sindacato, per difendere ed elevare le sorti della classe operaia.

Secondo le ricostruzioni della polizia, Chiari era una persona molto audace ed univa questo suo aspetto caratteriale – come ricordava Italo Viglianesi – ad un grosso entusiasmo di stampo deamicisiano, per la generosità che ha sempre profuso nell’azione sindacale, nelle lotte operaie e per la dedizione alla causa dei lavoratori.

Gli inizi nella FIOM

Nell’estate del 1921 era già segretario interregionale della FIOM per l’Emilia e le Marche ed operava presso la Camera del lavoro di Bologna. Mentre l’anno successivo assume la carica di segretario della Camera del lavoro di Imola.

Durante il ventennio di dittatura fascista, è costretto a sospendere ogni attività politico-sindacale, cercando di vivere come poteva nella sua Firenze. Ma, quando nel 1944 il capoluogo toscano venne liberato dai nazifascisti, Chiari fu subito chiamato alla ricostruzione del sindacato; opera che svolse ricoprendo la carica di segretario della Camera del lavoro cittadina.

La ricostruzione del sindacato dopo il fascismo

Il suo impegno continuò nella FIOM unitaria, quando, nel 1945, in rappresentanza della componente socialista, ed insieme al comunista Antonio Negro e al democratico-cristiano Mario Pinna ne rimise in piedi la struttura. Durante il Congresso federale tenutosi a Torino nel 1946, il primo unitario e il IX della categoria, Chiari svolse una relazione di carattere organizzativa, ma in cui si sottolineava tra l’altro come il sindacato dovesse certo rivendicare un ruolo politico, senza però che la sua azione affiancasse quella di un determinato partito. Al termine dell’assise Chiari fu eletto segretario nazionale in rappresentanza della componente socialista. Insieme al lui, rispettivamente per la componente comunista e democratico-cristiana, furono eletti Pizzorno e Sabatini. Come segretario generale fu eletto il comunista Giovanni Roveda.

In quel torno di tempo, Chiari fu nominato anche membro della Consulta Nazionale: organo con funzione di fornire pareri riguardo a problemi generali e sui provvedimenti di legge che gli venivano posti dal Governo.

All’interno del PSIUP, era attestato su posizioni autonomiste, in contrapposizione a quelle frontiste, caratterizzate dall’alleanza con il PCI nel Fronte popolare, di cui era espressione dell’allora maggioranza guidata da Pietro Nenni e Rodolfo Morandi. Questo costò a Chiari il progressivo isolamento sia nel partito, che nel sindacato. Nel 1948 venne allontanato dai vertici della FIOM proprio per iniziativa dei socialisti.

L’adesione al Partito socialista unitario (PSU) e la nascita della UIL

A fronte di queste insanabili divergenze politiche, Chiari decise di aderire alla costituzione del Partito socialista unitario (PSU): movimento politico nato per opera degli autonomisti del PSI capeggiati da Giuseppe Romita. Alla fondazione della nuova compagine parteciparono anche Italo Viglianesi, Renato Bulleri e Enzo Dalla Chiesa.

Il PSU, partito autonomista e anticomunista, fu uno dei nuclei fondanti della UIL, che poco dopo vide la luce il 5 marzo del 1950. Tra i protagonisti di quella storica giornata presso la Casa dell’Aviatore a Roma, con i 253 delegati che parteciparono al convegno costitutivo dell’Unione Italiana del Lavoro, a forte carattere socialdemocratico e riformista, c’era anche Arturo Chiari; il quale, con l’entusiasmo che lo ha sempre contraddistinto, iniziava una nuova avventura al servizio del movimento operaio italiano.

Primo segretario della UILM

In continuità con la sua esperienza nella FIOM unitaria, si occupa del settore metallurgico, dando vita alla UILM e divenendone segretario, ininterrottamente dalla fondazione al 1957, anno della morte.

In tempi di forti divisioni ideologiche, Chiari si distinse sempre per pragmatismo, ribadendo con fermezza che il primo obbiettivo per un sindacalista doveva essere quello di «tutelare realisticamente gli interessi dei lavoratori mantenendoli fuori da speculazioni politiche di parte». Il sindacato doveva, quindi, «interessarsi sempre più a problemi concreti», in un’epoca soggetta a veloci e sconvolgenti cambiamenti tecnologici, i quali se non ben veicolati in senso sociale, potevano creare ancor più forti disparità ed a farne le spese, inevitabilmente, sarebbero stati i lavoratori.

L’europeismo

Fu un europeista convinto, aderendo con entusiasmo al cosiddetto “Piano Schuman”. Era consapevole, avendo vissuto in prima persona le tragedie del Novecento, che quella dell’unità europea era il solo modo per evitare nuove guerre, perché si rimuoveva la causa maggiore «che da più di un secolo ha travagliato l’Europa: la rivalità franco-germanica».

Arturo Chiari muore a Firenze il 17 aprile del 1959 dopo una vita spesa al fianco di quei lavoratori che non ha mai smesso di tutelare e organizzare, al fine di elevarne la condizione in un’Italia ferita dalla guerra ma che grazie anche all’impegno e al lavoro del movimento operaio ha saputo ricostruirsi nella libertà e nella democrazia.

 

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