Arriva l’estate e negli ospedali è ancor più un’emergenza nell’emergenza

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29.07.2025

L’estate 2025 ci conferma una realtà drammatica: con ferie e tagli strutturali, i reparti degli ospedali italiani, che già soffrono di una carenza cronica di personale, saranno ancor più in difficoltà e, per questo, diventa più complicato dare risposte adeguate al “bisogno di salute” delle persone.

I numeri di una crisi infinita

Secondo gli ultimi dati, nei prossimi 30–40 giorni la carenza medica crescerà di un +20% rispetto alla situazione “ordinaria” già critica. Nei pronto soccorso, dove mancano oggi circa 3.500 medici (38% di organico non coperto) e nei Dipartimenti EmeUrg, dove la copertura è sotto il 60%, la situazione in estate diventa quasi ingestibile.

La maggior parte dei professionisti sanitari a luglio e agosto vorrebbe fruire delle proprie ferie, per stare con la famiglia, ma le ferie spesso vengono negate o concesse a scapito dei colleghi, che coprono turni doppi con straordinari continui, mentre aumentano gli accessi per i colpi di calore e c’è un picco di affluenza di turisti. Allo stesso tempo, crescono le richieste di assistenza domiciliare per i malati cronici, perché molti caregiver si assentano per le vacanze.

Medici sotto stress

Il 55–60% dei medici, per garantire il servizio, salta i riposi settimanali, spesso anche il riposo notturno e oltre il 44% copre turni extra di notte; il restante personale è dirottato in pronto soccorso per tamponare l’emergenza, spesso per settimane intere.

Non è una scelta, ma una necessità per evitare che interi reparti restino scoperti.

Molti accumulano tra le 60 e le 90 ore settimanali, ben oltre qualsiasi soglia di sicurezza. In alcuni ospedali si tocca addirittura quota 90 ore, con professionisti allo stremo. Il risultato? Aumenta il rischio clinico, cala la qualità dell’assistenza e i professionisti finiscono per ammalarsi o abbandonare il sistema pubblico.

Eppure, il riposo non è un privilegio ma è un diritto, nonché anche una condizione essenziale per garantire lucidità, sicurezza e qualità delle cure. Farne a meno significa mettere a rischio non solo chi lavora, ma anche chi riceve assistenza.

Stiamo parlando di personale sanitario che non ha più neppure il tempo di riprendersi tra un turno e l’altro. Un sacrificio continuo che non può più essere dato per scontato e che da tempo la UIL denuncia. È inaccettabile che in uno Stato civile una lavoratrice o un lavoratore debba scegliere tra il diritto al riposo e il diritto dei pazienti a essere curati. Questo scambio non può esistere.

Le rivendicazioni della UIL

Come Uil abbiamo da tempo rivendichiamo la necessità di piano straordinario di assunzioni, di una misura strutturale, per tutta la filiera sanitaria. Ma ancora si persevera in tagli, ritardi e contratti non remunerativi. Un atteggiamento che non solo umilia i professionisti, ma mina alla radice la tenuta dell’intero sistema sanitario pubblico.

Non possiamo accettare che la qualità dell’assistenza venga compromessa in oltre la metà dei reparti, senza contare l’aumento del fenomeno boarding (pazienti che restano in PS per giorni) che appesantisce ancora di più le strutture ospedaliere.

Il settore pubblico, così in crisi, sta evidenziando ricadute sull’intera filiera, dagli ospedali privati, agli ambulatori chiusi, alle cliniche sovraffollate, guardie mediche con code lunghissime: il colpo al sistema viene pagato da chi rimane in corsia e dai pazienti, dagli anziani, dai bambini, da tutta la cittadinanza.

Serve coraggio politico per evitare il collasso e come UIL auspichiamo sin da ora che nella prossima Legge di Bilancio la Sanità e il suo personale torni ad avere la giusta e necessaria importanza.

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