La Spagna abbatte il precariato

Spagna precariato

Razionalizzare e qualificare il mercato del lavoro non è impossibile, ma lo si può fare praticando un tenace dialogo sociale tra le parti, nel quale il Governo svolga il suo compito di mediatore e metta a disposizione gli strumenti legislativi. La notizia è che in Spagna è successo.

Grande attenzione ha destato la riforma contrattuale attuata in quel Paese con l’accordo di sindacati e imprese. Attuata a capodanno, la riforma ha prodotto una crescita vertiginosa dei contratti stabili.

Spagna: una crescita che è andata dal 10% di dicembre 2021 al 48% di aprile, con 700mila nuovi contratti stabili

In poche parole la precarietà è stata resa più costosa con un aggravio di contribuzione, interventi sulle causali e la possibilità del rinnovo solo di fronte a reali esigenze produttive.
C’è anche l’introduzione di un nuovo strumento come il contratto stabile ma discontinuo: ossia valevole per alcuni mesi dell’anno. Mentre durante le interruzioni, il dipendente si può impegnare in un lavoro diverso, sapendo, però, che rientrerà in azienda al momento stabilito.

Certo, la situazione spagnola è diversa dalla nostra sotto il profilo industriale, occupazionale e politico. Ma la soluzione spagnola dimostra – e ad essa guarda con attenzione il ministro Orlando – che affrontare il problema è possibile se tutti accettano un dato di realtà: la qualità dell’occupazione è sintomo di salute del tessuto produttivo e corrisponde, perciò, all’interesse generale del Paese.

di Cesare Damiano

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