“Skills” cosa sono e perché sono importanti per il mondo del lavoro

Skill Concept. The meeting at the white office table.

Skill. Nella stesura del proprio curriculum vitae. In un colloquio di lavoro. Durante un corso di formazione. In una chiacchierata con gli amici al bar. Questa parola di origine inglese è diventata, ormai, una presenza costante nel nostro linguaggio. Una semplice ricerca su Google restituisce circa 20milioni di risultati. Una parola di ogni giorno, insomma, direttamente dal mondo del lavoro.

Skill significa “capacità, abilità” e l’Accademia della Crusca ha inserito nell’elenco dei nuovi termini anche il suo derivato, l’aggettivo “skillato” che indica una persona “competente, esperta, dotata di particolari abilità in un dato campo, qualificata o specializzata”.

Il confronto con le proprie abilità, soprattutto se si è alle prese con la ricerca di un lavoro è fondamentale, a volte rassicurante, altre schiacciante.

Perché le famose skills non sono solo derivanti dalla formazione tecnica specifica in qualsivoglia ambito, ma fanno parte di un pacchetto di competenze che abbracciano l’intera esperienza di vita di un essere umano.

Alle capacità e competenze specifiche per un determinato ruolo si aggiungono, insomma, anche abilità personali, cognitive, sociali, emotive e relazionali e qualità caratteriali individuali.

È un dato di fatto che per restare al passo con l’offerta di lavoro è essenziale formarsi continuamente, senza dare mai per scontati sé stessi e le proprie conoscenze. Acquisire competenze a tutto tondo è una sfida che porta diritti al futuro. E non solo per chi cerca lavoro ma anche per chi un lavoro già ce l’ha.

Lavorare su sé stessi è il primo passo.

Sul lato delle soft skills, ad esempio, fa bene aumentare il cerchio relazionale, confortarsi con il mondo esterno, dedicarsi a uno sport o a una passione, coltivare l’autostima, leggere, se possibile, viaggiare.

Su quelle che vengono invece definite hard skills, cioè le conoscenze derivanti dalla formazione vera e propria, sono fondamentali l’aggiornamento e la formazione continua.

Il mondo del lavoro cambia velocemente ed è necessario che anche l’identikit delle lavoratrici e dei lavoratori cambi con esso: sì, dunque, alla formazione sempre e comunque.

Si possono frequentare corsi di specializzazione, master ad esempio, o in mancanza di tempo e denaro, si può sfruttare il web. Le esperienze di micro-learning, social-learning, mobile learning sono ormai diffusissime, accessibili a tutti e orientate all’apprendimento veloce, condiviso e divertente. Resta poi l’efficace formazione on the job, affiancando i più anziani ad esempio.

Internet, il mobile e i socialmedia sono ottimi strumenti per allenare le competenze, anche sul lato “soft”, sfruttando la condivisione.

Storie, video, banner, infografiche, podcast, videogame, learning object, testing stimolano il cervello ad assorbire conoscenza e abituano all’apprendimento informale, sviluppando indirettamente abilità che risulteranno quasi certamente utili alla formazione del sapere e alla conquista di un posto di lavoro.

In un contesto economico che ha bisogno di formazione e specializzazione in ogni campo, con una tensione costante verso la competitività globale essenziale per la sopravvivenza economica di un progetto, questi strumenti aiutano non solo a formarsi, ma anche a prendere confidenza con una diversa cultura della formazione che parte dalla scuola e si espande nella quotidianità della vita, giorno dopo giorno.

Dal piano Gol, Garanzia per l’occupabilità dei lavoratori, allo studio del Governo in questi giorni, almeno 800mila euro saranno da destinare alla formazione, in particolare quella digitale. Segno questo che non si può costruire il futuro senza allenarsi a viverlo.

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