Sostegno: l’eccellenza di un modello unico in Europa minacciato da precarietà e scelte pericolose

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15.12.2025

Il modello italiano del sostegno è, da sempre, il fiore all’occhiello della nostra scuola: inclusivo, avanzato, profondamente umano.

Nasce da una scelta che nel 1977 cambiò il volto dell’istruzione in Italia: abolire le classi differenziali e permettere a tutti gli studenti di imparare insieme. Un gesto coraggioso che ha reso il nostro Paese un laboratorio riconosciuto e studiato in Europa, mentre molti Paesi – dalla Germania alla Francia, dal Regno Unito alla Danimarca, fino ad Albania, Bulgaria e Romania – mantengono ancora strutture separate o scuole speciali.

Al centro di questo modello c’è l’insegnante di sostegno: un docente specializzato, contitolare della classe, che segue ogni studente, costruisce fiducia con le famiglie, collabora con neuropsichiatri, mediatori ed educatori. Accompagna ogni passo, favorisce benessere psicofisico, apprendimento e integrazione. Non è un ruolo secondario. È la garanzia del diritto all’istruzione degli studenti con disabilità.

LA PRECARIETÀ SUL SOSTEGNO: NUMERI, PROBLEMI E CONSEGUENZE

A distanza di quasi cinquant’anni, però, quell’eccellenza rischia di incrinarsi. Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito al 24 settembre, i docenti di sostegno a tempo determinato sono 121.026. La precarietà ha assunto dimensioni inaccettabili. Migliaia di alunni si ritrovano a inizio anno con un insegnante diverso da quello precedente, con conseguenze negative sulla continuità didattica e sulla qualità dell’inclusione.

Negli ultimi anni si registrano tentativi di modificare il nostro sistema di inclusione, spesso con misure e proposte che rischiano di stravolgere continuità e qualità dell’insegnamento.
La Uil Scuola, in sinergia con la UIL, ha espresso la propria contrarietà a qualsiasi tentativo di trasformazione dell’insegnante di sostegno in una figura diversa da quella attuale: un professionista specializzato, garante del diritto all’inclusione.

Un esempio evidente riguarda il provvedimento già in vigore, che consente alle famiglie di confermare il docente di sostegno in servizio l’anno precedente. Così si mettono a rischio stabilità, esperienza, continuità didattica favorendo, inconsapevolmente, un sistema di tipo clientelare. La Uil Scuola ha prontamente impugnato il decreto.

INCLUSIONE A SCUOLA: GLI INTERVENTI NECESSARI

Serve un piano straordinario di assunzioni. Bisogna trasformare l’attuale organico di fatto in organico di diritto, per assumere più docenti e garantire la continuità didattica agli alunni.

È fondamentale assumere a tempo indeterminato tutti gli insegnanti specializzati, attingendo non solo dalle graduatorie dei concorsi, ma anche dalle graduatorie provinciali per le supplenze, trasformandole in un percorso strutturale di assunzione. Così si darebbe valore all’esperienza di migliaia di docenti qualificati e si assicurerebbe agli studenti un insegnante con anni di esperienza nelle attività di sostegno.

È necessario creare graduatorie nazionali, che permettano agli insegnanti di indicare le proprie preferenze su tutto il territorio. Un modello simile colmerebbe il divario tra necessità reali delle scuole e numero di insegnanti disponibili, ottimizzando l’incontro tra domanda e offerta.

Occorre eliminare il numero chiuso nelle università per i corsi di specializzazione e collegare i posti disponibili al fabbisogno territoriale, evitando di affidare studenti a docenti senza titolo, i quali sono costretti a conseguirlo all’estero cadendo spesso nella morsa della speculazione.

Il nostro modello di inclusione è il fiore all’occhiello della scuola italiana.

Stabilità e continuità non sono concessioni. Sono diritti sacrosanti.

Ufficio Comunincazione Uil Scuola

 

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