“Pacchetto sicurezza”: stretta su asilo e garanzie. La UIL chiede tutele vere
03.03.2026
Con il cosiddetto “Pacchetto sicurezza”, il Governo imprime una nuova accelerazione alle politiche in materia di immigrazione, asilo e rimpatri.
Il provvedimento, che interviene su più fronti della sicurezza interna, dedica il Capo IV a misure specifiche su identificazione, respingimenti, potenziamento dei centri e trattenimento. L’obiettivo dichiarato è rendere più efficiente il sistema: procedure più rapide, maggiore capacità di controllo, trasferimenti immediati nelle aree di frontiera interna.
Gli interrogativi su diritti e garanzie e il nodo del diritto di difesa
Ma proprio questa accelerazione solleva interrogativi seri sul piano dei diritti e delle garanzie.
Il decreto introduce, tra l’altro, un obbligo di cooperazione per l’accertamento dell’identità, il cui mancato rispetto viene annotato e utilizzato come elemento di valutazione o aggravante. Una misura che, se non accompagnata da garanzie chiare e da un effettivo contraddittorio, rischia di assumere un carattere sostanzialmente sanzionatorio.
Il nodo centrale riguarda il diritto di difesa. In materia di protezione internazionale, la rapidità delle procedure non può tradursi in una compressione del diritto al ricorso giudiziale.
Il diritto di chiedere asilo e di impugnare un diniego o un’espulsione è un presidio fondamentale previsto dalla Costituzione e dall’ordinamento europeo. Se le procedure diventano eccessivamente concentrate e accelerate, soprattutto nei contesti di trattenimento, il rischio è che la difesa resti solo sulla carta.
Ci chiediamo, inoltre, quali concrete possibilità di tutela abbia un richiedente protezione fermato alla frontiera o in acque territoriali, sottoposto a un esame sbrigativo della propria situazione personale, in assenza di un’adeguata assistenza legale e magari inviato in un luogo di trattenimento all’estero o rimpatriato.
Il nodo dei centri di accoglienza
Altro punto delicato è l’estensione fino al 31 dicembre 2028 delle deroghe normative per la realizzazione e gestione dei centri di accoglienza e dei CPR. Si tratta di poteri straordinari che consentono di derogare a molte disposizioni di legge, ampliando la discrezionalità amministrativa.
Quando si interviene su ambiti che incidono sulla libertà personale, la cautela dovrebbe essere massima. Il rafforzamento della rete dei Centri per il rimpatrio e l’ampliamento della capacità di trattenimento segnano una scelta chiara: privilegiare la dimensione custodiale rispetto a quella dell’accoglienza.
Eppure, la cronaca degli ultimi anni ha già mostrato criticità gravi in alcuni CPR, tra condizioni materiali inadeguate, trattamenti al limite del disumano e difficoltà di accesso all’assistenza legale.
Per la UIL non si tratta di una questione ideologica, ma di Stato di diritto. La tutela effettiva delle persone trattenute – condizioni dignitose, accesso al legale, possibilità concreta di presentare ricorso – deve essere garantita senza ambiguità.
Anche le procedure in deroga per l’affidamento delle attività e per la realizzazione delle strutture, giustificate dall’urgenza di attuare il Patto europeo su migrazione e asilo, richiedono controlli rigorosi, al fine di evitare sprechi o comportamenti opachi.
Il giudizio critico della UIL
Trasparenza nell’uso delle risorse, tracciabilità degli atti, piena tutela dei lavoratori impiegati nei centri: sono condizioni imprescindibili per garantire il rispetto delle norme e dei diritti della persona.
Per la UIL, in sostanza, il giudizio complessivo sul Capo IV del Decreto-Legge 24 febbraio 2026 è critico. Il testo accentua l’impianto securitario e amplia i poteri amministrativi senza rafforzare in modo altrettanto evidente le garanzie difensive.
La gestione dei flussi migratori è una sfida complessa. Richiede efficienza, certo, ma anche equilibrio. La legalità non è solo applicazione rigorosa delle norme, ma deve tradursi in tutela concreta dei diritti fondamentali.
Quando l’equilibrio si sposta troppo verso la compressione delle garanzie, il rischio è duplice: da un lato si alimenta il contenzioso, dall’altro si incrina la fiducia nelle istituzioni.
Per questo la UIL chiede un confronto serio e approfondito, per rafforzare i controlli senza indebolire le tutele. È necessario garantire sicurezza senza sacrificare i principi costituzionali.
Serve, in sintesi, un sistema che tenga insieme legalità, umanità e rispetto della dignità delle persone. È su questo terreno che si misura la qualità di uno Stato di diritto.
Dipartimento Immigrazione UIL
Articoli Correlati
L'Appunto
di Pierpaolo Bombardieri
25.05.2026
Categorie
I Più Letti
La quattordicesima mensilità (o tecnicamente “somma aggiuntiva”) è una prestazione che l’INPS eroga d’ufficio ogni anno, solitamente nel mese...
L’Estratto Conto Certificativo (ECOCERT/ECOMAR) è un documento che attesta i contributi che un lavoratore ha versato durante la sua...
Osservatorio
25.11.2025












