La centralità del trasporto marittimo e il processo di deglobalizzazione

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10.05.2022

La centralità del trasporto marittimo e il processo di deglobalizzazione.

Nelle ultime settimane quasi 700 navi container sono rimaste bloccate a Shanghai, nel porto più grande del mondo, a causa del lockdown imposto dalla Cina. Circa 25 milioni di tonnellate di grano destinate al mercato globale, sono bloccate nei porti ucraini paralizzati a causa della guerra. Eventi che stanno causando e causeranno pesanti ripercussioni sulle forniture mondiali con una riduzione della capacità di stiva e il rincaro dei noli che incidono in maniera significativa sui prezzi delle materie prime e dei beni di consumo. Il tutto aumentando la spinta inflazionistica e mettendo a rischio molte produzioni, senza dimenticare il pericolo di una vera e propria carestia in aree deboli del mondo.

Trasporto marittimo: la resilienza dei porti italiani

In questa situazione appare evidente la centralità dei porti e dei traffici marittimi in generale. Dal sistema marittimo-portuale dipendono le concrete capacità di crescita della nostra economia, considerato che da esso viene gestito l’85% delle merci extra Ue del nostro Paese. Un settore chiave che in questi anni così tragicamente particolari ha dimostrato tutta la sua resilienza riuscendo a resistere ai fattori di crisi meglio di altri. Questo grazie ad un contesto di regole chiare che favorisce il necessario equilibrio tra competitività delle imprese e tutela del lavoro. Garantito anche dalla natura pubblicistica delle Autorità di Sistema Portuale. È importante preservare questa impostazione rilanciando quella vocazione marinara tradizionale del nostro Paese. Come? Attraverso politiche che puntino alla salvaguardia dell’occupazione con un nuovo impianto normativo che garantisca un impiego stabile e qualificato, clausole sociali e percorsi formativi. Ciò affinché possa nascere una nuova generazione di lavoratori marittimi con competenze adeguate all’evoluzione del comparto.

Un nuovo modello di sviluppo economico

Allo stesso modo, in linea generale è evidente la necessità di rivedere il modello di sviluppo economico che fino ad oggi ha caratterizzato il nostro Paese e non solo. La pandemia così come la guerra in Ucraina hanno sconvolto gli equilibri economici e sociali dell’Europa e del mondo intero. È cambiata la geografia del commercio mondiale e mettendo in atto un processo di deglobalizzazione che sconvolge e accorcia le catene del valore.

La chiave sta nel trovare il giusto equilibrio che ci consenta di essere meno dipendenti senza però chiuderci entro i confini nazionali. Dobbiamo riportare nel nostro Paese produzioni che a suo tempo sono state decentrate e tornare ad essere produttori nel settore dell’agroalimentare. Questo per diminuire l’attuale esposizione alle speculazioni del commercio internazionale. Ma è soprattutto nel settore energetico che dobbiamo raggiungere la nostra indipendenza adottando una concreta ed efficace politica di produzione di energia alternativa.

Comunicazione UIL Trasporti

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