Il Sindacato delle Persone

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Il recente rapporto Oxfam ci consegna una fotografia che ci inquieta e che purtroppo è coerente con la realtà che viviamo e registriamo ogni giorno.

D’altronde per queste ragioni siamo scesi in piazza lo scorso 16 dicembre, ricevendo attacchi e aggressioni per uno sciopero generale che però ha contato un’incredibile partecipazione. Avevamo ragione a segnalare un grido di allarme per le tantissime persone in sofferenza e senza voce.

Il tema delle disuguaglianze è la madre di tutte le battaglie del nostro tempo.

Pensiamo che i dieci uomini super-ricchi del pianeta detengono una ricchezza sei volte superiore al patrimonio del 40% più povero della popolazione mondiale, ossia 3,1 miliardi di persone.

E’ inaccettabile.

E lo è perché divari, disparità, iniquità e distribuzione della ricchezza sono tra loro connessi. L’emarginazione e il disagio continuano a crescere e a aggravarsi in tempi di pandemia.

Soltanto nel nostro Paese sono quasi sei milioni le persone che versano in povertà assoluta. E altri otto milioni di persone vivono in condizioni di povertà relativa.
Per non parlare della precarietà e dei dati sull’occupazione. In Italia ci sono 3 milioni di precari, 2,7 milioni di part-time involontari (di cui una parte anche precari), 2,3 milioni di disoccupati ufficiali (4 milioni se includiamo gli inattivi) e 3 milioni di NEET.

E resta purtroppo l’attualità di pensioni da fame, sempre bloccate e minacciate da tagli e nuove tasse.

E senza dimenticare un Mezzogiorno lasciato a se stesso e fermo nel tempo.

A due passi da noi, dalle coste del Mediterraneo continuano a consumarsi nell’indifferenza guerre e carestie, che costringono milioni di persone a fuggire in cerca di fortuna. Oggi, anche l’Ucraina vive questo dramma.

Tutte queste persone possono dirsi cittadini?

Se l’ascensore sociale si blocca, non si riesce ad avere accesso ai servizi di assistenza per chi è più fragile, se non si può conquistare un lavoro dignitoso, se si è espulsi dal sistema della salute per l’impossibilità di pagare farmaci o prestazioni, se è negato il diritto all’istruzione, possono dirsi cittadini?

Se neanche i principali diritti costituzionalmente garantiti sono esigibili si può parlare di una compiuta cittadinanza?

E allora anche noi, mentre continuiamo a lottare e rivendicare, dobbiamo riflettere su come il nostro Sindacato si debba trasformare. E allargare gli orizzonti, guardando con più forza a vecchi e nuovi bisogni, in una società la cui soglia dei diritti è regredita.

Si è autenticamente riformisti se si è in grado di aggiornarsi connettendosi ai cambiamenti della collettività.

E’ il momento di un salto di qualità da parte della nostra Organizzazione.

E’ tempo di superare “Il Sindacato dei Cittadini” per diventare il Sindacato delle Persone.

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