Il “Piano casa” tra luci, ombre e contraddizioni
29.06.2026
Il Piano Casa presentato dal Governo è un piccolo passo per soddisfare i bisogni e in particolare le tutele delle categorie più fragili.
Il provvedimento, configurato nel Decreto-legge 66/2026, non consentirà un rilancio delle politiche per la casa coerente con il fabbisogno abitativo effettivo né potrà risolvere le più gravi emergenze. Si propone di realizzare 100 mila alloggi in 10 anni, di recuperare 60 mila alloggi Erp sfitti ma risorse e tempi sono insufficienti e inconciliabili. Le risorse stanziate per recuperare 60 mila alloggi ERP sono distribuite in 5 anni ma realisticamente consentiranno di recuperarne meno di 30 mila. Ricordiamo che al momento gli alloggi pubblici sfitti e inabitabili sono circa 100 mila! E’ poi importante sapere quale quota di questi immobili recuperati sarà destinata all’Edilizia Residenziale Pubblica e quale al Social Housing.
Il rischio di depotenziare l’offerta
Inoltre, parallelamente, si prevedono nuovi piani vendita degli alloggi ERP per finanziare l’ammortamento dei titoli di Stato e viene consentito senza limitazioni il cambio di destinazione delle vecchie case popolari che verranno recuperate: è di tutta evidenza il rischio di depotenziare l’offerta necessaria per il contenimento dell’emergenza abitativa. Anzi, il rischio è quello che attraverso il patrimonio pubblico si faccia cassa mentre ci sono già 650 mila domande di case popolare inevase e il 60% degli assegnatari è pensionato e non ha possibilità di acquistare un immobile! Il Governo dichiara di voler aiutare le famiglie ad acquistare casa ed aumentare le tutele ma la prospettiva appare non favorevole al raggiungimento di questo risultato.
Fondo per la morosità incolpevole
Sul versante delle tutele va poi evidenziato che viene previsto nel Piano casa un Fondo per la morosità incolpevole ERP, le risorse destinate a questo fondo non sono sufficienti. Il rischio è che porti ad un aumento dei canoni ERP o che riduca le risorse complessivamente destinate al comparto ERP, in particolare alla manutenzione degli alloggi pubblici, tema particolarmente “caldo” e una delle principali lamentele degli inquilini. Sono necessari non interventi spot come quelli previsti dal Piano casa ma, piuttosto, soluzioni continuative, in grado di garantire interventi nel tempo attraverso risorse appositamente stanziate e destinate.
Il Piano Casa interviene invece in emergenza, recuperando in varia maniera risorse per destinarle a specifiche attività/interventi, manca però del tutto una previsione attenta al futuro ed a garantire nel futuro continuità di azione/interventi che è invece l’unica scelta imprescindibile in questo settore. La casa è un bene che serve oggi e servirà domani, da garantire oggi e domani, la sua funzione primaria è quella di garantire stabilità nel tempo e, per questo, servono appropriati e programmati interventi manutentivi in grado di conservare il bene e la sua funzione, garantendone così l’uso e il godimento.
Ulteriore aspetto critico è rintracciabile nella semplificazione proposta dal Piano casa: velocizzare gli interventi è senza dubbio positivo ma il punto è: come farlo? La proposta inserita nel Piano casa è quella di realizzarla attraverso Commissari straordinari con mandato di due anni, con poteri speciali, in deroga alle regole ordinarie, tramite accentramento di potere a livello nazionale, con inevitabile svuotamento dei poteri degli ambiti regionali e comunali. Gli interventi decisi ed avviati dureranno però nel tempo, con programmi fino a 10 anni ed il rischio che le opere saranno seguite… da chi? Verrà prorogato un regime eccezionale oppure verrà a mancare la figura chiave di coordinamento? Torneranno le competenze ai livelli (regionali e comunali) a cui erano state sottratte?
Dubbi e incertezze
Troppi i dubbi e le incertezze non possono ammettersi quando si giocano sulle case che sono la pelle delle persone, nonché quando ci sono in ballo importanti somme come quelle stanziate per gli investimenti previsti dal Piano Casa! Uniat chiede al Governo certezze e trasparenza sulle risorse stanziate e investite, su come saranno impiegate e, non ultimo, sui risultati attesi che dovranno poter essere misurati con il metro dell’efficacia ed efficienza delle risorse impiegate e dei vantaggi per i cittadini che da tanto tempo attendono risposte a situazioni di emergenza.
E ancora: il Piano Casa prevede opere realizzate attraverso fondi immobiliari privati partecipati da Cassa Depositi e Prestiti. Alloggi che dovrebbero essere venduti sul mercato o locati a prezzi calmierati ma è stata fatta una preliminare analisi della situazione attuale sociale, economica, lavorativa per capire il rapporto degli stipendi con la sostenibilità di un mutuo e delle rate mensili o rispetto alla consistenza dei canoni di locazione?
Il precariato lavorativo si ripercuote sul diritto alla casa
Oggi molti lavoratori sono precari, “Fantasmi” che non riescono ad accedere a un mutuo e rischiano di non sostenerne le rate, che non trovano case perché chi affitta chiede garanzie sempre crescenti. Il grande assente di questo Piano casa è la consultazione delle Parti Sociali, che dovrebbe esserne invece la premessa! Se si vuole risolvere davvero i problemi si deve essere pronti ad ascoltare chi rappresenta e vive tutti i giorni i problemi di cittadini, inquilini, lavoratori, in caso contrario aspettiamoci che i problemi restino insoluti. Uniat ha rappresentato questa lacuna come assolutamente da colmare in audizione alla Commissione Ambiente della Camera, aspettiamo che venga colmata per non rischiare che una occasione diventi una occasione persa.
Infine, una misura desta particolare preoccupazione: mentre il recupero e la costruzione degli alloggi previsti dal Piano casa necessiteranno di anni di realizzazione, il Governo accelera gli sfratti e Regioni e Comuni sono privi delle necessarie risorse per sostenere famiglie e persone in difficoltà, a rischio di restare privi di casa. Il diritto alla casa è un diritto costituzionalmente garantito ma resta solo sulla carta. Attendiamo che il Governo, con il confronto con le Parti Sociali, lo renda effettivo e fruibile per i cittadini e questo Piano casa non è lo strumento sufficiente a farlo!
Ufficio stampa UNIAT
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