IL BAGNO DELLA BAMBINA, 1893.

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03.10.2025

Di Mary Stevenson Cassatt

(Pittsburg 1844-Chateaux de Beau Fresne 1926.

Nel quadro è rappresentato un momento della routine quotidiana del lavoro domestico delle donne: l’accudimento dei figli.

La madre, seduta su di una bassa pedana, tiene in grembo la sua bambina che è già stata lavata (come è evidente dall’asciugamano che l’avvolge); l’autrice si sofferma sul momento finale del bagno: la pulizia accurata dai piedini, sicuramente più sporchi del resto del corpo. Le due teste accostate sembrano suggerire un tenero colloquio tra mamma e figlioletta; la bimba guarda il piedino che la donna tiene in mano lavandolo con delicatezza.

Dal punto di vista formale, l’ aspetto fondamentale del dipinto, è dato dall’assenza della “posa” e dalla prospettiva dall’alto, normalmente utilizzata nelle grandi scene di massa, ma assai insolita nella raffigurazione dei primi piani come in questo caso. Occorre attendere, infatti, fino alla seconda metà dell’800, perchè  questa modalità così particolare (per merito di Degas soprattutto) divenga  decisamente più frequentata e diffusa.

L’altro aspetto interessante è il tema del lavoro domestico delle donne poichè nella storia della pittura è stato quasi sempre marginale, trattato come “sfondo” o come “contorno”: per la Cassatt diviene invece un argomento centrale. Mary dimostra una particolare predilezione  per la figura femminile e infantile, che dipinge con una straordinaria sensibilità, nonostante la sua personale rinuncia alla maternità.

Come si sa, invece, il tema della maternità è stato centrale nella storia della pittura a cominciare dalla maternità di Maria; tutti i grandi artisti vi si sono cimentati, in tutto l’arco della storia dell’arte. In questo caso, però, questo tema è trattato con modalità stilistiche e iconografiche decisamente diverse a cominciare dalla scelta dell’inquadratura, che è decentrata e asimmetrica, non frontale ma obliqua. Questa postura, insieme alla veduta dall’alto, che nasconde gran parte dei visi, ha lo scopo di cogliere l’azione in fieri, suggerisce la casualità della visione, la quotidianità della scena, la sua semplicità e, direi, banalità.

Non vi è nessuna “celebrazione” dell’ amore materno né idealizzazione: solo il cogliere l’istante di quello che, al di là dell’affetto, è un lavoro vero e proprio, faticoso e impegnativo.

In questo dipinto la Cassatt dimostra l’assoluta modernità della sua arte che supera sia il Realismo (al quale si accosta in Francia nel suo primo soggiorno, quando conosce Courbet, Daumier, Degas e altri) sia l’ impostazione tradizionale del disegno e del colore appresi nelle Accademie.

La sua formazione giovanile era avvenuta a Filadelfia, presso la Pennsylvania Academy of fine Arts: si trattava di una scuola a netta prevalenza maschile che, pur accogliendo anche le ragazze, non garantiva lo stesso trattamento, in particolare nello studio del nudo dal vero vietato alle donne. I docenti, tutti uomini, gli stessi studenti, opprimevano le poche ragazze con i loro comportamenti misogini. Fu in questo periodo che Mary conobbe e frequentò le sorelle Alcott accostandosi alle nuove idee femministe.

Suo padre, un banchiere benestante, aveva assecondato il  desiderio della figlia di studiare Arte ma si era opposto fermamente alla sua volontà di esercitare la professione di pittrice.

Finchè restò nell’ambito familiare, Mary, pur dovendo adattarsi alle sue “ragioni”, potè godere dell’agiatezza in cui viveva viaggiando in Europa, occupandosi di arte e accrescendo la sua cultura.

Divenuta maggiorenne, decise di emanciparsi dalla famiglia e grazie all’intervento dell’arcivescovo di Filadelfia, che le commissionò le copie di alcuni dipinti del Correggio, si recò con l’amica Emily Sartain a Parma per eseguire il lavoro e poi in Francia, a Parigi.

Qui la sua eccellenza artistica attirò l’attenzione del mondo culturale pre-impressionista e soprattutto favorì l’incontro con Edgar Degas. Questi fu subito colpito dalla profonda affinità della sua arte con quella della giovane americana. Iniziò un’amicizia profonda a duratura che si consolidò al ritorno della Cassatt dagli USA nel 1877 (era tornata in patria a causa della guerra franco-prussiana).

Inserita nell’ambito della cerchia degli Impressionisti, la Cassatt partecipò sempre con loro alle esposizioni e favorì la conoscenza dei suoi colleghi presso il pubblico americano promuovendo la loro partecipazione alle mostre d’oltre oceano e favorendone l’inserimento nel mercato dell’arte statunitense.

Nel suo rapporto con Degas non mancarono scontri e incomprensioni, in particolare in relazione all’ “Affaire Dreyfus,” poiché Degas era colpevolista, Mary, invece come gran parte degli artisti della loro cerchia, seguì Zola nella sua campagna a favore del capitano ebreo ingiustamente accusato di alto tradimento.

La pittura di Mary Cassatt ha avuto sempre al centro il rapporto donna-bambino del quale sa cogliere tutte le sfaccettature formali ed espressive: questo divenne il suo tema dominante nel quale dimostra insuperata grande abilità (Degas disse una volta di lei che “mai avrei immaginato che una donna sapesse disegnare così bene”). La dolcezza e la tenerezza che l’artista sa esprimere così bene non scivolano mai nel sentimentalismo o nella leziosaggine. Come la sua amica Berthe Morisot non raggiunse mai in vita la fama dei suoi colleghi maschi, tuttavia, nel 1904 venne insignita della medaglia della Legion d’onore, altissimo riconoscimento riservato ai sommi artisti, alle grandi personalità della cultura. Nella parte finale della sua vita, Mary sosterrà con sempre maggiore convinzione le iniziative delle Sufragette e nel 1893 dipingerà nel padiglione Women’s Building un grande affresco sul tema dell’emancipazione femminile dal titolo “Modern Women”. Il dipinto,  purtroppo andato perduto, rappresentava un corteo di donne intente a raccogliere i frutti dall’ albero della conoscenza.

Licia Lisei, Storica dell’arte

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