Electrolux e l’industriale che sparisce
14.05.2026
Quella annunciata da Electrolux non è soltanto una ristrutturazione aziendale. È l’ennesimo segnale di una crisi industriale che sta colpendo gran parte della manifattura e in particolare il settore degli elettrodomestici in Italia e in Europa.
Il piano presentato dalla multinazionale svedese segue difatti la dichiarazione di chiusura dello stabilimento ungherese di Jaszbereny e prevede per l’Italia circa 1.700 esuberi su 4.500 addetti complessivi, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi nelle Marche, la cessazione della produzione di lavastoviglie nello stabilimento friulano di Porcia, che a questo punto dovrebbe concentrarsi solo sulle lavatrici, la cessazione della produzione di piani cottura a gas nello stabilimento Forlì, che dovrebbe concentrarsi quindi solo sui forni, e infine tagli per il momento non meglio specificati nelle rimanenti fabbriche di Solaro e di Susegana, nonché negli uffici e nei centri ricerca. Si tratta evidentemente di un annuncio pesantissimo, che coinvolge tutti i siti italiani del gruppo e che apre interrogativi enormi sul futuro industriale del Paese.
Una situazione già vista per Whirpool e Beko
Le motivazioni addotte da Electrolux non sono difatti legate a una qualche contingenza o a un particolare prodotto, ma sono per così dire di ordine generale e per molti versi simili a quelle negli scorsi anni avanzate prima da Whirlpool e poi da Beko: in poche parole la progressiva perdita di competitività dell’Europa stretta tra costi energetici elevati, regole di mercato autolesioniste e concorrenza asiatica sempre più aggressiva.
Più in particolare Electrolux nell’incontro del giorno 11 maggio, tenutosi presso la Confindustria di Venezia Porto Marghera, ha smentito la possibilità per l’Europa di una partnership con Midea simile a quella siglata in Nord America e ha lamentato un mercato stagnante, con un 2025 che registra un calo dello 8% rispetto al 2020, una forte pressione sui prezzi, con la crescita delle gamme più economiche, e una veloce penetrazione dei concorrenti asiatici, che possono giovarsi di costi assai più convenienti della materie prime, a partire dall’acciaio, della energia e del costo del lavoro; anche la normativa europea CBAM sulla emissione di CO2 comporta un aumento dei costi di produzione per le case europee, mentre gli elettrodomestici importati almeno per il momento ne sono esentati.
Un passaggio decisivo
Per la UILM la vertenza Electrolux rappresenta un passaggio decisivo non solo per il destino occupazionale dei lavoratori coinvolti, ma per l’intero settore degli elettrodomestici.
La richiesta al Governo è quella di aprire rapidamente un confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e di mettere in campo vere politiche industriali capaci di difendere occupazione, investimenti e produzioni. Per il sindacato non basta gestire gli esuberi: serve una strategia che impedisca la desertificazione industriale e che restituisca centralità al lavoro manifatturiero.
Per questo Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato otto ore di sciopero nazionale e lo stato di agitazione permanente, chiedendo al Governo un intervento immediato. Nei prossimi giorni proseguiranno le mobilitazioni e il proveremo a coinvolgere le istituzioni locali, con l’obiettivo di costruire una risposta comune a una crisi che riguarda non soltanto Electrolux, ma il futuro industriale del settore degli elettrodomestici nel nostro Paese.
Ufficio Stampa UILM
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